WASHINGTON - Raggiunto al Senato l'accordo su shutdown e debito negli Stati Uniti. I leader democratico e repubblicano del Senato, Harry Reid e Mitch McConnell, hanno trovato l'intesa finale sulla misura che permette di sbloccare lo shutdown ed alzare il tetto del debito. Dopo la diffusione della notizia, la borsa di Wall Street ha virato in forte rialzo. Il Senato ha annunciato in aula l'accordo raggiunto. E' stato il leader di maggioranza al Senato Harry Reid, all'apertura dei lavori dell'aula, ad annunciare l'intesa, sottolineando che il paese "è arrivato a un passo dal disastro, ma è stato evitato" con un accordo che "riporta gli Stati Uniti sulla via della sostenibilità fiscale". Con lui c'era anche il leader di minoranza, il repubblicano Mitch Mcconnell: i due hanno lavorato strenuamente per mettere a punto il testo. "Spero che con questo accordo si possa mettere fine all'impasse già oggi", lasciandosi alle spalle gli aspri attriti delle ultime settimane, ha detto Mcconnell.
IL VIDEOCOMMENTO DI VITTORIO ZUCCONI
Ora sarà il Senato a votare oggi per primo il testo dell'accordo bipartisan raggiunto. Subito dopo lo farà anche la Camera. Il presidente di quest'ultima, Bohener, ha annunciato in serata che non ci saranno blocchi da parte dei repubblicani sul testo approvato dall'altro ramo del Parlamento. Lo speaker della Camera ha spiegato la linea dei repubblicani alla Camera in un comunicato, sottolineando come il deputati del Grand Old Party non voteranno contro l'accordo raggiunto in Senato per porre fine allo shutdown ed evitare il default. Boehner ha quindi aggiunto come la battaglia per i tagli alla spesa e contro l'Obamacare continuerà. "Ma bloccare l'accordo bipartisan raggiunto oggi dai membri del Senato - ha proseguito - non sarebbe per noi una buona tattica". "Il governo federale riaprirà domani", ha concluso.
L'accordo pone fine allo shutdown (la chiusura delle attività federali non essenziali) giunto al 16esimo giorno. L'intesa, giunta a poco meno di 36 ore dal default degli Stati Uniti, prevede l'autorizzazione al governo a sforare fino al 7 febbraio 2014 il tetto del debito Usa di 16.700 miliardi di dollari, che sarebbe stato raggiunto domani a mezzanotte (le sei del mattino in Italia) e a porre fine allo 'shutdown', prolungando il bilancio federale (scaduto il 30 settembre scorso) fino al 15 gennaio.
A conferma della serietà dell'intesa, il senatore repubblicano Ted Cruz, autore nelle scorse settimane di un intervento ostruzionistico record, durato 21 ore, ha annunciato che non intende ritardare il voto. Cruz ha detto ai giornalisti che voterà contro l'accordo, ma non userà le tattiche mirate a bloccare il Senato. Il senatore del Texas aveva scatenato lo shutdown del governo federale chiedendo che la riforma della sanità voluta dal presidente Barack Obama venisse eliminata in cambio di una legge di bilancio. Cruz è stato elogiato dai tea party e da altre fazioni conservatrici per le sue azioni.
E con le dichiarazioni di Bohener s'è sciolta anche l'incognita del voto della Camera dove i Repubblicani, in maggioranza, sono ostaggio dei deputati della destra libertaria del Tea Party che non intendevano cedere senza il blocco della riforma sanitaria voluta da Barack Obama.
In teoria se tutto procederà come previsto, la legge potrebbe essere alla firma di Obama nella serata Usa o nelle prime ore del mattino, in tempo per scongiurare il peggio.
Dopo l'ennesimo stop, al Senato il leader democratico Reid e quello repubblicano McConnell avevano ripreso le trattative, ma si erano subito detti "ottimisti" sulla possibilità di raggiungere un accordo. La situazione politica che ha paralizzato il Congresso ha reso sempre più forte il timore per un downgrade degli Stati Uniti.
Il presidente Barack Obama, dal canto suo, "plaude" all'accordo raggiunto in Senato. A dirlo è il portavoce della Casa Bianca Jay Carney, che commentando l'intesa raggiunta per evitare il default del paese ha aggiunto che Obama "spera che il Congresso agisca in fretta". Carney ha inoltre ricordato che anche se i tempi sono ormai stretti il presidente non intende "accettare nessun ricatto" da parte dei repubblicani.
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Ora sarà il Senato a votare oggi per primo il testo dell'accordo bipartisan raggiunto. Subito dopo lo farà anche la Camera. Il presidente di quest'ultima, Bohener, ha annunciato in serata che non ci saranno blocchi da parte dei repubblicani sul testo approvato dall'altro ramo del Parlamento. Lo speaker della Camera ha spiegato la linea dei repubblicani alla Camera in un comunicato, sottolineando come il deputati del Grand Old Party non voteranno contro l'accordo raggiunto in Senato per porre fine allo shutdown ed evitare il default. Boehner ha quindi aggiunto come la battaglia per i tagli alla spesa e contro l'Obamacare continuerà. "Ma bloccare l'accordo bipartisan raggiunto oggi dai membri del Senato - ha proseguito - non sarebbe per noi una buona tattica". "Il governo federale riaprirà domani", ha concluso.
L'accordo pone fine allo shutdown (la chiusura delle attività federali non essenziali) giunto al 16esimo giorno. L'intesa, giunta a poco meno di 36 ore dal default degli Stati Uniti, prevede l'autorizzazione al governo a sforare fino al 7 febbraio 2014 il tetto del debito Usa di 16.700 miliardi di dollari, che sarebbe stato raggiunto domani a mezzanotte (le sei del mattino in Italia) e a porre fine allo 'shutdown', prolungando il bilancio federale (scaduto il 30 settembre scorso) fino al 15 gennaio.
A conferma della serietà dell'intesa, il senatore repubblicano Ted Cruz, autore nelle scorse settimane di un intervento ostruzionistico record, durato 21 ore, ha annunciato che non intende ritardare il voto. Cruz ha detto ai giornalisti che voterà contro l'accordo, ma non userà le tattiche mirate a bloccare il Senato. Il senatore del Texas aveva scatenato lo shutdown del governo federale chiedendo che la riforma della sanità voluta dal presidente Barack Obama venisse eliminata in cambio di una legge di bilancio. Cruz è stato elogiato dai tea party e da altre fazioni conservatrici per le sue azioni.
E con le dichiarazioni di Bohener s'è sciolta anche l'incognita del voto della Camera dove i Repubblicani, in maggioranza, sono ostaggio dei deputati della destra libertaria del Tea Party che non intendevano cedere senza il blocco della riforma sanitaria voluta da Barack Obama.
In teoria se tutto procederà come previsto, la legge potrebbe essere alla firma di Obama nella serata Usa o nelle prime ore del mattino, in tempo per scongiurare il peggio.
Dopo l'ennesimo stop, al Senato il leader democratico Reid e quello repubblicano McConnell avevano ripreso le trattative, ma si erano subito detti "ottimisti" sulla possibilità di raggiungere un accordo. La situazione politica che ha paralizzato il Congresso ha reso sempre più forte il timore per un downgrade degli Stati Uniti.
Il presidente Barack Obama, dal canto suo, "plaude" all'accordo raggiunto in Senato. A dirlo è il portavoce della Casa Bianca Jay Carney, che commentando l'intesa raggiunta per evitare il default del paese ha aggiunto che Obama "spera che il Congresso agisca in fretta". Carney ha inoltre ricordato che anche se i tempi sono ormai stretti il presidente non intende "accettare nessun ricatto" da parte dei repubblicani.