Esteri

Francia, stop ai sindaci obiettori sulle nozze gay

La decisione del Consiglio costituzionale: i primi cittadini non potranno rifiutarsi di celebrare un matrimonio di una coppia omosessuale, e rischiano anche il carcere. Ma gli oppositori non ci stanno e annunciano ricorso

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PARIGI -  La Francia fa un altro passo verso l'uguaglianza di diritti tra coppie etero e omosessuali. I 'saggi' del Consiglio Costituzionale hanno deciso che tutti i sindaci del Paese, anche quelli che si dichiarano obiettori, sono obbligati a celebrare le nozze tra le coppie omosessuali. Non ci saranno convinzioni morali che tengano quindi: da oggi tutti i primi cittadini dovranno unire in matrimonio anche le coppie dello stesso sesso.

La costatazione che la legge sulle nozze gay entrata in vigore il 18 maggio in Francia è conforme alla Costituzione, non ha fatto esitare il Consiglio. Nelle cinque pagine redatte per spiegare la loro decisione si legge che "se il legislatore ha deciso di non riconoscere la 'clausola di coscienza' ai sindaci è per garantire l'applicazione della legge da parte di tutti i funzionari, nonché il buon funzionamento e la neutralità del servizio pubblico dello stato civile". Inoltre, in base al codice penale, un sindaco francese che si rifiuta di celebrare il matrimonio tra due uomini o due donne e che non trova un vice disposto a farlo al suo posto, rischia fino a tre anni di prigione e 45mila euro di multa.

Era stato un gruppo di sindaci obiettori - il cui collettivo rivendica oggi il sostegno di circa 20.000 responsabili politici - a sollecitare l'intervento del Consiglio costituzionale. Chiedevano almeno che un "rappresentante dello Stato" potesse sostituirli in Comune qualora né il sindaco né gli assessori fossero disposti a celebrare i matrimoni tra omosessuali. Dopo questo primo no, gli oppositori hanno già fatto sapere che sottoporranno il caso alla Corte europea dei diritti umani.