Esteri

Elezioni nella Repubblica ceca, i comunisti verso il governo

Dopo il voto di ieri e oggi i socialdemocratici sono in calo ma restano il primo partito. Per governare avranno bisogno di allearsi con  il Kscm e forse con altri partiti per raggiungere la maggioranza dei seggi. Secondo il partito populista Ano che a sorpresa ha sfiorato la vittoria
dal corrispondente ANDREA TARQUINI

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BERLINO  -  I comunisti sembrano a un passo dall'entrata in una coalizione di governo nella Repubblica cèca, per la prima volta dalla caduta (autunno 1989) della dittatura tardostaliniana che fu instaurata nell'allora Cecoslovacchia dopo l'invasione sovietica che stroncò gli esperimenti di riforma del socialismo reale  -  un gorbaciovismo in anticipo  -  del leader Alexander Dubcek. Ma le trattative per un nuovo governo saranno probabilmente lunghe perché anche insieme  i socialdemocratici e il Kscm non raggiungono la maggioranza assoluta e quindi si aprono le trattative con altri partiti dopo le elezioni politiche anticipate svoltesi ieri e oggi nel piccolo, prospero paese industrializzato della 'nuova Europa'.

Il partito socialdemocratico (Cssd, membro del Partito socialista europeo come la Spd tedesca, il Ps francese o il Pd italiano) resta prima forza politica. Ma con il 20,6 per cento dei consensi, non ha raccolto abbastanza voti per governare. Al secondo posto sono i populisti di centrodestra del "Berlusconi cèco", il ricchissimo imprenditore Andrej Babis, che si piazzano attorno al 18,7 per cento. E Babis ha già detto oggi pomeriggio che in ogni caso vuole che il suo partito si collochi all'opposizione, rifiutando in anticipo ogni pur fragile ipotesi di coalizione coi socialdemocratici. Al Cssd dunque non resta che una sola opzione per garantire la governabilità della democrazia cèca, paese piccolo ma importante nella Ue e nella Nato: l'alleanza con il Kscm, il partito comunista di Boemia e Moravia, terzo nelle proiezioni e nei primi risultati parziali con il 15 per cento.

Se ciò avverrà, cadrà proprio a Praga che tanto soffrì sotto il cinquantennio dell'occupazione e dello sfruttamento coloniale sovietici uno dei Muri nati in Europa dopo il 1989 della caduta del Muro di Berlino. E cioè il muro che finora separava di fatto da ogni partecipazione al governo il partito comunista, erede non pentito della dittatura installata dai panzer di Mosca e che non si richiama per nulla al tentativo di riforma di Dubcek (quel Dubcek ammiratore a suo tempo della via italiana al socialismò del Pci, e che governò meno di un anno, deposto appunto dagli invasori).

E'una svolta importante, indica come nell'Europa centrale e centro-orientale ormai, una generazione dopo l'89 della svolta aperta dalla rivoluzione polacca, molti cambiamenti e ripensamenti sono possibili. Una coalizione tra socialdemocratici e comunisti è favorita dal capo dello Stato, il potente socialdemocratico di sinistra Milos Zeman, egli stesso ex comunista. I suoi rapporti col leader del Cssd, Bohuslav Sobotka, sono cattivi, per cui molti dicono che il prossimo premier socialdemocratico alla guida d'una grosse Koalition con gli ex oppressori sarebbe il numero due del Cssd, Mihal Hajek. Sembrano crollare invece le formazioni conservatrici del governo dimessosi per uno scandalo, cioè la Ods dell'ex premier Petr Necas e i Top 09.

La Repubblica cèca, risollevatasi economicamente dopo il 1989 da mezzo secolo di declino imposto da Mosca (il pil cecoslovacco prima dell'invasione nazista del 1938 era il sesto nel mondo, poco meno della Francia e più dell'Italia, e negli ultimi anni della dittatura comunista era crollato a meno del Pil portoghese) è un paese stabile, ma dove il vecchio regime e l'impreparazione delle nuove élites politici hanno lasciato spazio a corruzione, clientelismi, inefficienze e quindi delusione dell'opinione pubblica. Il premier  Ods (centrodestra) Petr Necas era caduto quando i media avevano scoperto che la sua capo di gabinetto, una bellissima bionda, controllava il governo attraverso i suoi contatti coi servizi segreti, ricattando un ministro dopo l'altro. Dimessosi Necas, il governo provvisorio di tecnici per guidare il paese fino alle elezioni era stato condotto dall'economista Jiri Rusnok. Ora la svolta a sinistra auspicata dal forte presidente Milos Zeman si avvera, e nessuno nella Ue ha più paura dei comunisti cecoslovacchi, quelli che una generazione fa erano proconsoli del Cremlino, carcerieri dei dissidenti e colpevoli del declino economico del paese. Nella Ue e nella Nato di oggi non ci sono veti.