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Siria, colpo di mortaio danneggia la Moschea degli Omayyadi di Damasco

Si tratta del luogo di culto più grande e storicamente importante del Paese mediorientale, flagellato dalla guerra civile

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DAMASCO - Parte di un antico mosaico della Grande Moschea degli Omayyadi, nel centro storico di Damasco, è stato danneggiato da un colpo di mortaio caduto sulla capitale siriana. A comunicarlo un gruppo di archeologi del posto che monitorano quotidianamente le violazioni al patrimonio del loro Paese nel corso della lunga guerra civile. E' la prima volta dallo scoppio del conflitto in Siria che viene danneggiata la Grande Moschea di Damasco, risalente all'VIII secolo dopo cristo. Le fonti precisano che è stata danneggiata una parte dell'antico mosaico che orna il transetto della sala di preghiera. In particolare il colpo di mortaio, sparato da ribelli, ha colpito un dettaglio della parete meridionale che si affaccia sul cortile interno. A aprile, invece, un bombardamento aveva raso al suolo l'antico minareto dell'altra grande moschea degli Omayyadi presente in Siria, ad Aleppo.

Una notizia che arriva mentre, nel Paese, continuano gli scontri tra ribelli e esercito siriano, fedele al presidente Bashar al-Assad. Sempre a Damasco, un civile è stato ucciso da un altro colpo di mortaio lanciato dai ribelli, caduto nel quartiere di Al Qassa (nella zona est della capitale), non lontano dalle posizioni degli insorti nella Ghouta orientale. L'ultimo di una lunga serie di bombardamenti su diversi quartieri residenziali della città, avvenuti nelle ultime settimane.

In un altro attentato, invece, almeno sette militari dell'esercito nazionale sono stati uccisi e altri cinque sono rimasti feriti dall'esplosione di due autobombe nella regione di Qalamoun, vicino al confine con il Libano. L'attentato è stato rivendicato dal Fronte Al-Nusra e dallo Stato islamico dell'Iraq e del Levante, gruppi affiliati ad al-Qaeda. Proprio ieri i ribelli erano stati costretti a ritirarsi dal vicino villaggio di Qara. Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, nel mirino degli attentatori c'erano un checkpoint del regime e alcuni edifici dell'intelligence vicino a Nabek, 80 chilometri a nord di Damasco. Per una fonte siriana, invece, l'esplosione è stata una sola, a un checkpoint all'ingresso della cittadina. "I soldati di guardia hanno fermato una macchina sospetta e l'uomo al volante, che era un kamikaze con una cintura esplosiva, ha cercato di scappare ma è stato colpito a morte dai soldati", ha raccontato la fonte governativa.

La regione montagnosa di Qalamoun si trova sulla rotta chiave per le linee di rifornimento dei lealisti tra Damasco e Homs, ma è molto importante anche per i ribelli che attraversano il confine con il Libano. Una zona che è finita al centro di un'ampia offensiva lanciata di recente dalle truppe del regime di Bashar al-Assad, sostenute dai combattenti libanesi di Hezbollah. Altri combattimenti sono scoppiati anche intorno al bastione dei ribelli a Yabrud e alla roccaforte dei lealisti di Deir Attiya dove, secondo la tv di Stato siriana, due attentatori hanno fatto esplodere alcune autobombe davanti a un ospedale, uccidendo le guardie poste a sicurezza dell'edificio.

Nel frattempo, l'Alto Commissariato Onu per i rifugiati ha comunicato nuovi allarmanti dati. Secondo le ultime stime, in appena cinque giorni, 2.200 famiglie siriane sono fuggite dal Paese a causa dei combattimenti e sono entrate nel territorio del Libano. L'Unhcr ha precisato che i profughi hanno raggiunto la città libanese di Arsal, vicino al confine della Siria. I primi profughi sarebbero arrivati venerdì scorso, dopo essere scappati proprio dalla città Qara, dove sono ancora in corso duri scontri tra l'esercito e ribelli, nonostante le truppe lealiste abbiano già preso il controllo della città. Sale così a quasi un milione e mezzo il numero dei cittadini siriani fuggiti in Libano dall'inizio del conflitto. Di questi, circa 800mila hanno chiesto asilo come rifugiati.