Esteri

"Quel giorno morì la nostra infanzia": le star ricordano l'omicidio Kennedy

Da Michael Douglas a Robert De Niro, da Anthony Hopkins a Morgan Freeman: le memorie dei veterani di Hollywood

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MICHAEL DOUGLAS, 69 anni
"Mi vengono i brividi solo a pensarci. Ero al primo anno della University of California a Santa Barbara e stavo passeggiando in una pausa tra lezioni. La prima cosa che ho notato è stato questo silenzio. Migliaia di studenti camminavano intorno a me, e improvvisamente, silenzio. Ricordo di essermi chiesto cosa fosse successo. Poi ho visto qualcuno ascoltare una radiolina; poco dopo sono venuti a darmi questa notizia sconvolgente. Se oggi c'è la Papamobile, un motivo c'è. Quel giorno ci fu pressione da parte dei servizi Segreti che non volevano che il presidente andasse in giro con una decappottabile, ma erano tempi diversi. Ci sentivamo tutti uniti dal nostro presidente e il suo modo stupefacente di parlare lo rendeva vicino anche a noi studenti universitari, ci identificavamo in lui. E' stata una delle grandi tragedie della nostra storia recente e purtroppo questo è un paese dove ci sono stato troppi omicidi o tentati omicidi contro i nostri presidenti".

MORGAN FREEMAN, 76 anni
"Lavoravo in un ufficio al Garment District a New York. Siamo andati in pausa pranzo e non abbiamo fatto in tempo a rientrare che la notizia era sulla bocca di tutti, e siamo corsi ad accendere la radio. Nessuno ha più lavorato, ci siamo trascinati fuori dagli uffici riversandoci in strada. Ricordo di essere tornato a piedi a casa quel giorno. Era pieno di sguardi increduli. E' stata una giornata incredibile. Questa è l'America e nessuno spara al presidente".

ROBERT DE NIRO, 70 anni
"E' una di quelle esperienze che non si dimenticano, fu la prima volta che mi sono trovato davanti a qualcosa di così piu grande di me. Avevo vent'anni credo, e stavo sulla metro a New York. Improvvisamente tutti hanno cominciato a parlare di quello che era successo, e mi sono avvicinato per ascoltare. E' stato un colpo durissimo".


KATHY BATES, 65 anni
"Nel '63 avevo quindici anni. Ricordo che da scuola ci rimandarono a casa. Passai tutto il week end a guardare cosa era successo in televisione, i preparativi del funerale e le tantissime persone che andavano a portare a Kennedy l'ultimo saluto. Vidi in tv quando spararono a Oswald. Sono cresciuta con queste cose. E' stata indubbiamente la fine della mia infanzia. La consapevolezza che una persona che stava facendo del bene al paese potesse essere assassinata era impensabile per me fino a quel momento. Ho ricordi più vividi di quando venne ucciso Martin Luther King, cinque anni dopo, nella mia città natale, Memphis. E dopo ancora Bobby Kenndey, ero in California in quel periodo, avevo appena iniziato a lavorare in una compagnia teatrale  ma mi era andata male e proprio allora lui vinse le elezioni e il giorno dopo venne ucciso. Fu un brutto momento".

JOHN GOODMAN, 61 anni
"Ricordo che mi avevano cacciato fuori dalla classe ed ero andato su in presidenza. Proprio quando sono entrato in ufficio è arrivata la notizia da Dallas che avevano sparato al presidente. Sono sceso di corsa giù per le scale e ho riportato la notizia alla classe. Abbiamo preso un vecchio televisore e siamo andati avanti così per il resto della giornata. Ricordo persone piangere. Ero troppo piccolo per apprezzare la gravità della situazione ma ricordo aver sentito quel senso di vuoto. Quando ero piccolo avevo scritto una lettera al presidente e mi era ritornata indietro una lettera dalla segreteria, avevo otto o nove anni. Avevo scritto di politica estera, (ride) di cosa ne pensava della presenza di Mao al confine Sovietico... e Cuba, avevamo profondamente parlato di Cuba, me lo ricordo".

ANTHONY HOPKINS, 75 anni
"Lavoravo al Leicester Phoenix Theater, in uno spettacolo di Bernard Shaw chiamato Major Barbara. Avevo uno strano ruolo, un produttore di munizioni, strane battute... ma non mi soffermerò su questo. Ci stavamo preparando per andare in scena e il direttore di scena, intento ad ascoltare una radiolina ci dice "Credo che hanno sparato al presidente Kennedy. 'Cosa?' 'Si'. Stava lì, fermo in un angolo cercando di prendere il segnale. Alcuni attori vanno in scena, io non dovevo uscire per un altra decina di minuti e sono rimasto con lui. Poco dopo sentiamo  che era morto.  Nessuno del pubblico sapeva. Sono salito sul palco, ma non potevo dire nulla perché avevo parecchie battute. Poi è scattato l'intervallo e tutti sono venuti a sapere quello che era successo. Abbiamo finito lo spettacolo ma la metà degli spettatori era andata via. Fu un grande shock che accadeva 50 anni fa. Incredibile, mi sembra ieri. Ne parlai con altri attori al pub la domenica sera. Poi ci fu l'assassinio a Lee Harvey Oswald e pensai che erano tutti pazzi in America, quella era la mia visione del paese, c'era troppa violenza lì. Dopo ho capito che è un sintomo diffuso, purtroppo. Fu una tragedia mondiale. Il governo Inglese pianse la morte di Kennedy, eravamo alleati, eravamo sopravvissuti insieme alla crisi di Cuba, Kennedy era il nostro eroe. Qualche anno dopo, nel '76, conobbi Jacqueline Kennedy ad una festa di funzionari per l'uscita di  Quell'ultimo ponte. Era con il figlio piccolo, John. E' stato un momento commovente".

JAQUELINE BISSET, 69 anni
"Certo che me lo ricordo, ero a Parigi, a una cena in compagnia di amici di famiglia. Rimanemmo tutti scioccati. Volevamo qualche informazione in più, ma non riuscivamo a parlare. Anche il giorno dopo ricordo un gran silenzio per le strade, le persone erano cupe e spaventate".

CHIWETEL EJIOFRO, 36 anni
"L'omicidio di Martin Luther King e di John F. Kennedy sono stati due eventi tragici in un'era di assassinii che ha anche incluso Malcolm X e Robert Kennedy. Dopo c'è stata la corrente guerrafondaia, la guerra in Vietnam e l'idea che tutti questi eventi possano essere collegati fra loro. Alcuni di questi assassinii sono stati attribuiti a problemi razziali, altri legati alla minaccia del comunismo, ma credo che si tratti  della stessa cosa. Quando persone con  idee basate sulla correttezza e sull'uguaglianza diventano troppo potenti, si tasformano in una minaccia per il sistema".