Esteri

Sfida Cina-Stati Uniti, il difficile viaggio di Biden in Estremo Oriente

Il vicepresidente americano è in partenza per una missione in Giappone, Corea del Sud, con tappa anche a Pechino. Ma il caso dei bombardieri B52 è tutt'altro che una "una tantum". E l'iniziativa può diventare un banco di prova per la politica estera della presidenza Obama

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NEW YORK  -  Sarà un viaggio ad alta tensione, quello del vicepresidente americano Joe Biden in Giappone, Corea del Sud e Cina. Programmato da tempo, ora diventa una missione cruciale in un teatro geostrategico incandescente. Nei "briefing" che la Casa Bianca ha organizzato per noi corrispondenti, i punti-chiave di questa missione sono chiari, cosi' come l'analisi che Washington fa della posta in gioco. Eccoli in sintesi, nella versione americana:

1) Come si è visto nei fatti, l'incursione dei bombardieri B-52 all'inizio della settimana non fu "una tantum". Come dimostrato dagli ultimi sorvoli l'intenzione americana è quella di continuare a presidiare la zona contesa ignorando qualsiasi diktat cinese e appoggiando la sovranità territoriale del Giappone sulle isole e sullo spazio aereocircostante.

2) La Casa Bianca e il Pentagono sottolineano la forte intesa con Tokyo e Seul, e il livello di coordinamento anche operativo tra le operazioni della US Air Force con l'aviazione militare e la marina militare del Giappone.

3) Tutte le analisi di fonte Usa (in questocaso anche dei think tank indipendenti, non solo le fonti dell'Amministrazione Obama) indicano un errore di calcolo da parte della Cina che avrebbe sottovalutato la determinazione degli Stati Uniti ad appoggiare l'alleato giapponese; di conseguenza vista da Washington è la Cina ad essersi messa "in un angolo": se abbozza il governo di Pechino perde la faccia nei confronti della sua opinione pubblica nazionalista, se va avanti sulla linea delle minacce si caccia in un sentiero di escalation che non sa dove possacondurre.

4)  Tutto questo ovviamente non fa che moltiplicare l'importanza della visita di Stato del vicepresidente Joe Biden che toccherà le tre capitali Tokyo Seul Pechino: diventa il test più serio per la politica di Obama in Estremo Oriente da quando c'è il nuovo presidente cinese Xi Jinping in carica.

5) Mai ci fu una crisi così grave dai tempi dell'aereo spia Usa abbattutto dai cinesi, col pilota tenuto prigioniero (aprile 2001, inizio della prima Amministrazione Bush).

6) La tempistica di questa crisi, esplosa poco dopo l'accordo provvisorio con l'Iran sul nucleare, in un certo senso "obbliga" Barack Obama ad essere intransigente verso la Cina, visto che è già sotto accusa da parte dei falchi americani di politica estera, per le presunte arrendevolezze in Medio Oriente.

7) Infine la credibilità degli Stati Uniti inAsia non interessa solo Giappone e Corea del Sud ma anche India, Indonesia, Filippine e Vietnam, tutti paesi in vario modo preoccupati dall'espansionismocinese e pertanto inquieti sulla tenuta della leadership americana.