DAMASCO - In Siria sono state trovate prove di crimini di guerra e contro l'umanità riconducibili al presidente Bashar al-Assad e al suo entourage: lo riferisce l'Alto commissario Onu per i diritti umani, Navi Pillay. La commissione d'inchiesta sulle violazioni dei diritti umani in Siria "ha prodotto prove massicce di crimini molto gravi, crimini di guerra e crimini contro l'umanità", ha detto Pillay, aggiungendo che le prove indicano "la responsabilità ai più alti livelli di governo, compreso del capo dello Stato".
La commissione - che era stata incaricata di valutare le violazioni subito dopo l'inizio del conflitto, nel marzo 2011 - ha accusato il regime siriano, ma ha anche puntato l'indice contro gli jihadisti che stanno cercando di scalzare Assad.
Il team è composto da quattro giudici, tra i quali l'ex procuratore capo per i crimini di guerra, Carla Del Ponte, ed è guidato dal brasiliano Paulo Sergio Pinheiro. La commissione - che non ha accesso alla Siria ma ha fatto oltre duemila interviste nei Paesi circostanti, per telefono o via Skype - ha messo insieme un lungo elenco di presunti responsabili. Navi Pillay ha spiegato che la lista resterà riservata fino a quando non le sarà chiesto di metterla a disposizione di un'inchiesta "credibile", un'inchiesta - ha spiegato ai giornalisti - che potrà essere nazionale o internazionale. La Pillay ha comunque rinnovato il suo appello affinché Assad sia consegnato alla Corte Penale Internazionale dell'Aja: "L'entità delle mostruosità degli abusi commessi da elementi di entrambe le parti - ha aggiunto - quasi non è credibile".
Intanto, secondo l'agenzia di Stato Sana, miliziani jihadisti anti-regime sono entrati nel convento di Santa Tecla, nel villaggio cristiano di Maalula, a 60 chilometri a nord di Damasco. Secondo Sana, "fonti locali hanno detto che i terroristi hanno fatto irruzione nel convento e hanno preso in ostaggio la madre superiora, Pelagia Sayyaf, e altre suore" che lavorano nell'orfanotrofio adiacente la struttura.
L'ong Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) ha confermato che i ribelli hanno ripreso il controllo di Maalula, ma non ha parlato della presa in ostaggio delle religiose nel convento ortodosso. I jihadisti si erano impadroniti una prima volta del villaggio in settembre e ne avevano danneggiato le chiese. Successivamente erano stati respinti dalle forze lealiste e da milizie cristiane armate, ma erano rimasti sulle alture circostanti e i loro cecchini avevano continuato a colpire il centro.
I ribelli siriani, infatti, hanno preso il controllo di parti della antica città cristiana di Maalula, nelle montagne del Qalamoun vicino a Damasco. Tre giorni fa le brigate di jihadisti hanno attaccato le forze governative e in seguito gli abitanti della città sono fuggiti a Damasco, temendo di essere presi di mira come punizione per essere sostenitori di Assad o cristiani. In precedenti combattimenti, i ribelli islamisti avevano profanato chiese ma ignorato le persone. Nella zona, ribelli ed esercito si scontrano per il controllo di una strada strategica e di vie necessarie ai rifornimenti provenienti dal Libano.
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In 33 mesi di brutale conflitto civile, le vittime in Siria sono ormai vicine a quota 126mila. Il bilancio è stato fornito dallo stesso Ondus, che in base alle testimonianze di attivisti, avvocati e medici che si trovano nel paese ha certificato 125.835 morti fino a ieri. Fra le vittime figurano 44.381 civili, dei quali 6.627 bambini e 4.454 donne.
Secondo i dati dell'Osservatorio, negli scontri hanno perso la vita almeno 27.746 combattenti dell'opposizione, fra i quali 19mila civili che si erano uniti alla rivolta, 2.221 disertori dell'esercito del regime e 6.261 cittadini stranieri che hanno appoggiato la lotta armata contro il regime di Assad. Sul fronte lealisti del governo, i morti sono stati quasi il doppio: 50.927 soldati, secondo l'Osservatorio.
La commissione - che era stata incaricata di valutare le violazioni subito dopo l'inizio del conflitto, nel marzo 2011 - ha accusato il regime siriano, ma ha anche puntato l'indice contro gli jihadisti che stanno cercando di scalzare Assad.
Il team è composto da quattro giudici, tra i quali l'ex procuratore capo per i crimini di guerra, Carla Del Ponte, ed è guidato dal brasiliano Paulo Sergio Pinheiro. La commissione - che non ha accesso alla Siria ma ha fatto oltre duemila interviste nei Paesi circostanti, per telefono o via Skype - ha messo insieme un lungo elenco di presunti responsabili. Navi Pillay ha spiegato che la lista resterà riservata fino a quando non le sarà chiesto di metterla a disposizione di un'inchiesta "credibile", un'inchiesta - ha spiegato ai giornalisti - che potrà essere nazionale o internazionale. La Pillay ha comunque rinnovato il suo appello affinché Assad sia consegnato alla Corte Penale Internazionale dell'Aja: "L'entità delle mostruosità degli abusi commessi da elementi di entrambe le parti - ha aggiunto - quasi non è credibile".
Intanto, secondo l'agenzia di Stato Sana, miliziani jihadisti anti-regime sono entrati nel convento di Santa Tecla, nel villaggio cristiano di Maalula, a 60 chilometri a nord di Damasco. Secondo Sana, "fonti locali hanno detto che i terroristi hanno fatto irruzione nel convento e hanno preso in ostaggio la madre superiora, Pelagia Sayyaf, e altre suore" che lavorano nell'orfanotrofio adiacente la struttura.
L'ong Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) ha confermato che i ribelli hanno ripreso il controllo di Maalula, ma non ha parlato della presa in ostaggio delle religiose nel convento ortodosso. I jihadisti si erano impadroniti una prima volta del villaggio in settembre e ne avevano danneggiato le chiese. Successivamente erano stati respinti dalle forze lealiste e da milizie cristiane armate, ma erano rimasti sulle alture circostanti e i loro cecchini avevano continuato a colpire il centro.
I ribelli siriani, infatti, hanno preso il controllo di parti della antica città cristiana di Maalula, nelle montagne del Qalamoun vicino a Damasco. Tre giorni fa le brigate di jihadisti hanno attaccato le forze governative e in seguito gli abitanti della città sono fuggiti a Damasco, temendo di essere presi di mira come punizione per essere sostenitori di Assad o cristiani. In precedenti combattimenti, i ribelli islamisti avevano profanato chiese ma ignorato le persone. Nella zona, ribelli ed esercito si scontrano per il controllo di una strada strategica e di vie necessarie ai rifornimenti provenienti dal Libano.
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In 33 mesi di brutale conflitto civile, le vittime in Siria sono ormai vicine a quota 126mila. Il bilancio è stato fornito dallo stesso Ondus, che in base alle testimonianze di attivisti, avvocati e medici che si trovano nel paese ha certificato 125.835 morti fino a ieri. Fra le vittime figurano 44.381 civili, dei quali 6.627 bambini e 4.454 donne.
Secondo i dati dell'Osservatorio, negli scontri hanno perso la vita almeno 27.746 combattenti dell'opposizione, fra i quali 19mila civili che si erano uniti alla rivolta, 2.221 disertori dell'esercito del regime e 6.261 cittadini stranieri che hanno appoggiato la lotta armata contro il regime di Assad. Sul fronte lealisti del governo, i morti sono stati quasi il doppio: 50.927 soldati, secondo l'Osservatorio.