Esteri

Il Papa incontra Netanyahu: "Auspico pace in Medio oriente". E cerca un accordo fiscale

Il premier israeliano nella Santa Sede tra strette misure di sicurezza. Il dono al Papa un volume sull'Inquisizione. Al centro del colloquio i negoziati con i palestinesi e il rapporto tra Stato d'Israele e comunità cattoliche

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CITTA' DEL VATICANO - Nel secondo giorno della sua visita ufficiale in Italia, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha varcato assieme alla sua delegazione i confini del Vaticano per essere ricevuto in udienza da papa Francesco. Il corteo di auto ha attraversato una via della Conciliazione chiusa al traffico e controllata da strette misure di sicurezza, come anche le vie limitrofe a piazza San Pietro. L'incontro nel Palazzo Apostolico, fissato per le 11, era accompagnato da grande attesa, dopo che papa Bergoglio aveva ricevuto il presidente d'Israele Shimon Peres il 30 aprile e il presidente dell'autorità palestinese Mahmoud Abbas il 17 ottobre.

Netanyahu è giunto al palazzo Apostolico assieme a una delegazione che comprendeva la consorte Sarah ma in cui spiccavano soprattutto molte divise militari, che non hanno varcato il portone di bronzo. Il faccia a faccia privato tra il Pontefice e l'uomo forte di Tel Aviv è durato 25 minuti, nella biblioteca privata, alla presenza di un interprete.

"Durante i cordiali colloqui - informa un comunicato della Sala Stampa - è stata affrontata la complessa situazione politica e sociale del Medio Oriente, con particolare riferimento alla ripresa dei negoziati tra Israeliani e Palestinesi, auspicando che si possa giungere quanto prima ad una soluzione giusta e duratura, nel rispetto dei diritti di entrambi i Paesi".

Oltre al progetto di pellegrinaggio del Papa in Terra Santa, informa ancora la nota, nei colloqui si sono affrontate anche questioni riguardanti i rapporti tra le autorità statali israeliane e le comunità cattoliche locali, e tra lo Stato di Israele e la Santa Sede, "con l'auspicio di una pronta conclusione dell'Accordo da tempo in preparazione".

Si tratta di un complesso e delicato contenzioso fiscale tra lo Stato d'Israele, nato il 14 maggio 1948, alla scadenza del mandato britannico della Palestina, e il Vaticano, al quale in precedenza erano riconosciuti nella Terra Santa alcuni privilegi economici e fiscali denominati "esistenti", come previsto dalla la Risoluzione n. 181 del 29 novembre 1947, emanata dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Israele, cioè, non avrebbe potuto imporre agli enti ecclesiastici ulteriori tributi.

L'Accordo Fondamentale tra Israele e Vaticano del 30 dicembre 1993 (con il quale la Santa Sede ha riconosciuto lo Stato Ebraico, ma non la sua capitale Gerusalemme) ha ufficializzato il fatto che la Santa Sede e lo Stato d'Israele avrebbero negoziato un accordo complessivo, che contemplasse soluzioni accettabili da ambo le parti su punti non chiari, non fissati o discussi a proposito della proprietà e di questioni economiche e fiscali che riguardano in generale la Chiesa Cattolica o specifiche comunità o istituzioni cattoliche.

I negoziati in corso si propongono di raggiungere il riconoscimento tributario da parte di Israele dei diritti "esistenti" posseduti dalla Chiesa Cattolica al momento della creazione dello Stato di Israele. Israele che, inoltre, dovrebbe riconoscere fiscalmente alla Chiesa Cattolica i servizi caritatevoli resi dalle proprie strutture operanti nel suo territorio. I negoziati, infine, sono finalizzati a riconoscere alla Chiesa la garanzia universale di "difendere" i propri beni davanti ai tribunali di Israele, tenuto conto che la legge israeliana riserva la giurisdizione su tutte le questioni che interessano edifici o luoghi religiosi al potere politico dell'esecutivo.

A proposito del pellegrinaggio di Papa Francesco, Netanyahu ha confermato al Pontefice l'invito a compiere la visita in Terra Santa nella prossima primavera. "Non vediamo l'ora che accada", ha detto a Bergoglio la moglie del premier. La data della visita non è ancora stata resa nota, ma si suppone che essa potrà avvenire nella terza settimana del prossimo maggio.

Qualche perplessità ha suscitato sulle prime uno dei doni di Netanyahu a Papa Francesco: un libro sull'Inquisizione, uno dei periodi più bui e controversi della storia della Chiesa. Poi sono emersi altri dettagli. Il volume, intitolato "Le origini dell'Inquisizione nella Spagna del XV secolo", è stato scritto in lingua spagnola da Ben Zion Netanyahu, il padre del premier israeliano. Alcuni giornalisti israeliani al seguito della delegazione, a cui il premier lo aveva spiegato nel viaggio verso Roma, hanno poi rivelato che in quel libro il padre del premier afferma una precisa tesi: durante l'Inquisizione, i cattolici non recarono offesa agli ebrei.

"Il mio spagnolo è praticamente nullo, ma mio padre, che è morto l'anno scorso, era uno storico e conosceva questa lingua", ha spiegato Netanyahu presentando il dono al Pontefice. Il libro recava anche la dedica "al grandissimo custode e pastore della nostra eredità comune". L'altro presente offerto a Papa Francesco è stato un vassoio d'argento con sopra una Menorah e un vasetto per versare l'olio. Anche in questo caso, la dedica incisa: "A Sua Santità Papa Francesco con grande stima".

Il Papa ha ricambiato con una formella in bronzo raffigurante San Paolo. Dopo l'incontro, Netanyahu è sceso alla prima loggia del Palazzo Apostolico per il colloquio con il segretario di Stato, monsignor Pietro Parolin. "Noi ci conosciamo già", ha detto il prelato accogliendo il premier. Parolin, riferiscono i giornalisti presenti all'incontro, appariva in buona salute.
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