Esteri

Gb, italiana costretta al parto cesareo:
"Non deve sapere fino a dopo l'operazione"

Nel caso di Alessandra Pacchieri, costretta a partorire non naturalmente contro la sua volontà dai giudici inglesi, spunta un documento in cui si dice che la signora non doveva essere informata sui trattamenti medici ai quali sarebbe stata sottoposta
di FABIO TONACCI

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NON SOLO Alessandra Pacchieri ha dovuto subire un cesareo forzato per ordine di un giudice inglese. Non solo in ragione di quello stesso provvedimento giudiziario le è stata strappata la neonata poche ore dopo il parto. È stata privata anche del suo diritto di paziente di essere informata sul trattamento medico a cui è stata sottoposta. Un diritto sacrosanto, anche per chi è ricoverato, come lei, nell'unità psichiatrica di un ospedale nella contea di Essex. "La donna non deve sapere niente fino a dopo l'operazione", scrive il giudice Justin Mostyn nell'atto del 23 agosto 2012 che autorizza il taglio cesareo il giorno successivo. Messo così, nero su bianco, a conclusione di una udienza che ha deciso il destino di una donna malata, senza nemmeno interpellarla.

Torniamo a quel giorno di agosto, un giovedì. Alessandra è alla 39esima settimana di gravidanza e da sei è ricoverata in seguito a una crisi dovuta al disturbo bipolare di cui soffre da anni. Davanti a Mostyn, giudice della Court of Protection, si presentano la signora Burnham in rappresentanza del Mid-Essex NHS Trust (il servizio sanitario) e il signor Lock, in qualità di tutore della paziente. Mostyn chiede subito quali siano le condizioni della donna. "Soffre di un disordine schizofrenico che è di natura psicotica  -  risponde la Burnham -  un disturbo che va e viene. Il dottor Spencer è favorevole al cesareo programmato: a causa dello stato mentale in cui si trova potrebbe dissimulare o essere poco collaborativa e inoltre non saremmo in grado di monitorare il battito cardiaco del bambino in caso di complicanze". Viene paventato il rischio della rottura del grembo. La Burnham porta alla corte una testimonianza scritta di Spencer, che però non è firmata. "Questo non cambia la sostanza  -  dice lei  -  ancora una volta mi scuso per lo stato delle prove".

L'udienza va avanti. Il giudice Mostyn ragiona con Lock: "Faccio fatica a pensare come possa essere ritenuto capace un paziente recluso nel settore 3 (unità psichiatrica, ndr) con una diagnosi di patologia mentale". Lock è d'accordo col cesareo forzato, anche per lui questa scelta rientra in quei "best interests" di Alessandra cui è chiamato a proteggere. Ma teme qualcos'altro. "Vostro onore  -  osserva il tutore -  mi preoccupa la proposta dell'autorità locale di utilizzare poteri di polizia per portarle via la neonata. Crediamo che la cura a cui è sottoposta funzionerà e c'è la possibilità che possa recuperare la capacità di badare alla figlia". Mostyn riesce a rassicurarlo: "Non ho giurisdizione su questo nascituro. Sarebbe un po' drastico avere la polizia al momento del parto. Comunque nessun bambino può essere tenuto sotto protezione della polizia per più di 72 ore". Le cose  -  raccontano i fatti  -  andranno diversamente.

Poi c'è questo passaggio inaspettato, a udienza quasi terminata. "Ma lei (Alessandra, ndr) non sarà a conoscenza dell'order, giusto? - chiede all'improvviso Mostyn - non prima che sia presa e portata in ospedale...". No, concorda la Burnham. E Lock, il tutore della 35enne italiana, aggiunge: "Se può essere utile sarebbe appropriato includere nell'order che il contenuto di esso non debba essere comunicato alla paziente prima dell'operazione. Se non lo condivide potrà appellarsi successivamente". Una decisione che gli avvocati Stefano Oliva e Luana Izzo, legali dell'italiana, definiscono "aberrante, fuori da ogni diritto e da ogni logica". Eppure è lì, inserita al punto 5 dell'atto sottoscritto da Mostyn: "The terms of this order shall not be disclosed to the Respondent until after the medical procedure has been completed". Bisogna nascondere ad Alessandra che sarà sottoposta a un taglio cesareo e che il bimbo le sarà subito tolto, almeno per 72 ore. Ore che diventeranno giorni, giorni che diventeranno mesi.