Esteri

Mandela torna a casa. Ai funerali ci sarà anche Tutu

La bara trasferita nel Capo Orientale, dove domenica si terranno le esequie a Qunu. Circa 5mila gli invitati e gli ospiti internazionali. Smentita l'esclusione del vescovo, amico intimo di Mandela e leader dell'opposizione all'Apartheid quando Madiba era in carcere

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Dopo aver ricevuto per tre giorni a Pretoria l'ultimo saluto del popolo sudafricano in coda, sabato mattina il feretro di Nelson Mandela è stato trasferito presso la base aerea di Waterkloof per l'omaggio dell'African national Congress, il partito che Madiba ha guidato, dagli anni della resistenza in clandestinità fino alla vittoria alle prime elezioni democratiche del 1994, che fecero di Mandela il primo presidente nero del Paese.

Coperta dalla coloratissima bandiera della "Rainbow Nation", il Sudafrica, la bara è stata presa in consegna dai militari per una cerimonia solenne, trasmessa dalla tv di Stato. Il presidente Jacob Zuma ha commemorato Mandela offrendo un dettagliato resoconto della lotta di liberazione dall'Apartheid. "Aveva il raro dono di trasformare la teoria in pratica. E fece qualcosa che non era affatto facile realizzare".

Zuma ha anche ricordato il giovane Mandela arrivare dalle campagne nella grande città, Johannesburg, portando in dono una disciplina e una visione a lungo mancate al movimento anti-Apartheid. Al termine della cerimonia dell'Anc, nella tarda mattinata di sabato, il feretro è tornato sotto il controllo dei militari ed è stato trasferito in volo a Mthatha, nella provincia del Capo Orientale, dove domenica si terranno il funerale e la sepoltura nel villaggio natale di Qunu.

Il popolo è stato invitato a seguire il corteo che ha accompagnato la bara da Mthatha a Qunu, verso la tenuta agricola di famiglia per esequie a cui avrà accesso solo un selezionato gruppo di dignitari, autorità politiche e internazionali. Dalla lista dei circa 5mila ospiti trapelano i nomi del principe Carlo d'Inghilterra e del presidente del Malawi Joyce Banda.

Alla fine ci sarà anche una delle figure prominenti dell'opposizione all'Apartheid: il reverendo Desmond Tutu, amico di Madiba e anche lui premio Nobel per la Pace nel 1984, dieci anni prima che l'architettura razzista in cui era strutturata la società sudafricana fosse infine demolita. Tutu, proprio colui che all'alba del nuovo Sudafrica aveva coniato quella splendida descrizione, la "Nazione Arcobaleno". Tutu, al cui impegno il grande trombettista afroamericano Miles Davis rese omaggio nel 1986 titolando col suo nome un album e uno splendido brano composto da Marcus Miller.
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In un primo momento sembrava che Tutu non fosse stato invitato: "Anche se mi sarebbe piaciuto partecipare alla cerimonia di addio a qualcuno che ho amato, sarebbe irrispettoso nei confronti di Tata che io m'imponga in ciò che viene presentato come un funerale strettamente di famiglia", aveva detto il diretto interessato in un comunicato. In serata è arrivata però la smentita: del portavoce e del ministero degli Esteri sudafricano. Il governo di Pretoria ha confermato effettivamente di non avere inviato nessun invito all'arcivescovo per partecipare ai funerali di domani, ma precisando che non è stato inviato a nessuno degli ospiti".

Il vescovo era sempre stato presente ai funerali di altre figure di primo piano nella storia della lotta all'Apartheid. C'era nel 1977 per il leader del Black Consciousness Movement Stephen Biko, morto per le percosse ricevute dopo l'arresto. C'era nel 1993 per Chris Hani, assassinato leader del partito comunista sudafricano. C'era per Walter Sisulu, morto nel 2003, accanto a Mandela nel 1963 sul banco degli imputati del processo di Rivonia e scarcerato nel 1989, poco prima di Madiba. Ai cui funerali, garantisce Tutu, "per niente al mondo sarei mancato, se il mio ufficio, o io stesso, fossimo stati informati che sarei stato il benvenuto".