Esteri

La Bonino a Teheran: "L'Iran sia responsabile
ma sulla Siria deve essere coinvolto"

La prima visita di un ministro degli Esteri italiano in Iran dopo 10 anni; la responsabile della Farnesina vede il presidente Rouhani e il ministro Zarif. La spinta perché si vada avanti sul negoziato nucleare, "ma sappiamo bene che gli ostacoli sono molti, e c'è anche ci si oppone: ci vorrà tempo, ma ce n'è poco"
VINCENZO NIGRO DA TEHERAN

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TEHERAN - Per atterrare a Teheran l'Airbus dell'Aeronautica militare italiana si infila in quella spessa marmellata di smog e polvere di deserto spalmata su quasi tutta la città. E' il primo aereo di Stato italiano che arriva in Iran da mesi e mesi, con a bordo il primo ministro degli Esteri italiano che visiti il paese da ben 10 anni. Emma Bonino ha scelto la vigilia di Natale per la sua missione più importante, quella di venire a parlare di persona a Teheran con la nuova dirigenza iraniana, col presidente Rouhani e il ministro degli Esteri Zarif. Aveva già incontrato a Roma il suo collega per poche ore alla vigilia del vertice di Ginevra che ha sbloccato il negoziato sul nucleare iraniano. Dieci anni di sanzioni economiche dell'Onu, degli Stati Uniti e dell'Unione europea hanno messo in crisi il sistema economico iraniano. "Ma la vera botta gliel'ha data la politica economica di Ahmadinejad, che ha minato il paese quasi più delle sanzioni", sostengono i diplomatici italiani che accompagnano la Bonino.

Il ministro italiano è qui per continuare ad alimentare quel canale si dialogo che la stessa amministrazione Obama ha aperto col governo Rouhani: dialogo per abolire le sanzioni in cambio di una vera rinuncia dell'Iran a un programma nucleare che sembra servire solo alla bomba nucleare. Ma il ministro ha un messaggio per il futuro prossimo, più immediato: la necessità di bloccare la guerra in Siria. Al presidente Rouhani e al ministro degli Esteri Zarifi (che incontra oggi domenica) chiederà una "una assunzione di responsabilita" sulla crisi siriana e nell'intera regione. "In Siria è in corso una catastrofe umanitaria che non ha pari in tempi recenti: non ci sono accenni di una diminuzione delle violenze e raramente la comunità internazionale ha dovuto far fronte a 6 milioni di rifugiati e sfollati. Nessun Paese può risolvere questa crisi da solo. La soluzione è politica, quella militare è impensabile, ma occorre un'assunzione di responsabilità regionale". Il ministro italiano non ricama più del necessario su un punto che per il momento non convince ancora gli americani e soprattutto i loro alleati regionali sauditi: l'Italia chiede che l'Iran venga invitato alla conferenza di pace di Ginevra sulla Siria. "E' uno dei responsabili della guerra per il sostegno ad Assad, deve essere coinvolto nella ricerca della pace", dicono alla Farnesina. Ma ieri la Bonino non ha commentato apertamente il fatto che l'inviato Onu Brahimi per il momento non abbia invitato Teheran a Ginevra. "Io continuo a credere che la responsabilizzazione dell'Iran nella crisi siriana sia importante, che questo avvenga in maniera diretta o indiretta è da vedere, e comunque deve essere una decisione collettiva, condivisa da tutti".

Sul nucleare il negoziato è in un momento delicatissimo: a Ginevra un mese fa è stato raggiunto un accordo provvisorio che prevede che entro 6 mesi si raggiunga un accordo definitivo. Ma sia gli ultrà conservatori iraniani sia la destra repubblicana Usa (assieme a pezzi dei democratici) spingono perché lo scontro continui. In Iran c'è buona parte dell'apparato militare, di sicurezza, parte dei gruppi politici conservatori che hanno tutto da guadagnare in uno stato permanente di guerra più o meno fredda con l'America e i paesi del Golfo che all'America hanno sempre chiesto aiuto. Negli Usa da una parte la maggioranza dei repubblicani non vuole concedere a Obama nessuna possibilità di successo. E molti democratici temono che i legittimi timori di Israele ("gli iraniani fingono, avranno l'abolizione delle sanzioni e continueranno a lavorare al programma nucleare") siano più che giustificati.

Per questo Emma Bonino dice chiaramente che "siamo in un momento molto fragile, chi si oppone a un accordo è molto attivo, non bisogna fare errori trattici o di nervosismo eccessivo. Bisogna tenere i nervi a posto, chi ha la consapevolezza ha il dovere di essere più disciplinato degli altri. Ci sarà bisogno di tempo, anche se abbiamo poco tempo. Gli ostacoli sono molti, e c'è chi lavora contro". 

Ieri la Bonino ha incontrato due vice-presidenti donna del governo iraniano (di fatto due vice-premier): la prima è Massoumeh Ebtekar, la portavoce degli studenti che nel 1979 occuparono l'ambasciata americana e tennero in ostaggio 52 diplomatici per 444 giorni. Massoumeh appariva in conferenza stampa col suo velo nero, le tv americane la ribattezzarono "sister Mary", suor Maria. Oggi nel governo iraniano è il capo dell'Agenzia per la protezione ambientale. Poi la Bonino si è fatta organizzare dall'ambasciatore Luca Giansanti un incontro con il vice-presidente per le questioni femminili e della famiglia, Shaindot Molaverdi. I partiti della destra e i conservatori hanno già messo nel mirino la Molaverdi, che come capo di una "Alleanza per le donne iraniane" ha difeso i diritti delle donne dall'interpretazione più maschilista e repressiva della legislazione islamica. Sostegno quindi alla parte più riformista del mondo politico iraniano per rafforzare Rouhani nella sua corsa contro il tempo per firmare un accordo definitivo sul nucleare prima che qualcuno o qualcosa facciano cambiare idea alla guida suprema l'ayatollah Khamenei e facciano tornare in vantaggio i falchi e chi ha tutto da guadagnare da uno stato di guerra, embargo e sanzioni in cui trafficanti di ogni tipo possono continuare a fare miliardi di dollari.