Esteri

Nave russa bloccata dai ghiacci
Fallito primo tentativo di salvataggio

La Akademik Shokalskiy attende l'arrivo di una nave australiana. Uno dei passeggeri aggiorna la spedizione su youtube e dice alla famiglia: "Sto bene, ho anche fatto fitness" 

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IL PACK, lo strato di ghiaccio marino che ricopre parte del mar glaciale Antartico, sembra dotato di vita propria: si spacca sotto la pressione del mare e si ricompatta in modo imprevedibile, inghiottendo spesso le navi che cercano di arrivare al Polo Sud. Così come è successo all'imbarcazione russa Akademik Shokalskiy, rimasta bloccata tra i ghiacci la vigilia di Natale. Le provviste non mancano, ma i soccorsi sono difficili: la prima nave rompighiaccio che ha tentato di farsi strada nell'inferno bianco è stata la cinese 'Drago delle Nevi', che ha dovuto però arrendersi in attesa di continuare l'impresa con la francese Astrolabe e l'australiana Aurora Astralis, che dovrebbe arrivare in zona già domani sera.

La spedizione scientifica russa era partita dalla Nuova Zelanda lo scorso 28 novembre con l'intento di ripercorrere le tappe del geologo australiano sir Douglas Mawson, in occasione del centenario della sua spedizione nel Polo Sud. Sebbene l'impresa sia stata dedicata a Mawson, l'odissea della nave russa assomiglia di più alla spedizione di Sir Ernest Shackleton, la cui nave, l'Endurance, rimase bloccata dai ghiacci del mar glaciale Antartico  nel 1914. Stesso copione per l'Akademik Shokalskiy, il cui scafo è rimasto intrappolato in una spessa coltre di ghiaccio mentre stava attraversando un tratto di mare normalmente navigabile in questo periodo dell'anno. Per fortuna ora le navi sono fatte di titanio e leghe metalliche capaci di resistere anche alle temperature più basse, non come il legno della nave di Shackleton, che fu stritolata dal pack, costringendo l'esploratore ad accamparsi su una lastra di ghiaccio insieme al suo equipaggio.
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"Siamo sulle spine adesso, aspettando di sapere. Ma il morale è alto" aveva dichiarato il leader della spedizione, Chris Turney, prima della disfatta della rompighiaccio cinese. L'equipaggio aveva esultato dopo aver visto la Dragone delle Nevi affacciarsi all'orizzonte, senza sapere però che non sarebbe riuscita ad avvicinarsi oltre. Nervi d'acciaio anche dopo aver ricevuto la comunicazione che la nave cinese non sarebbe riuscita a portarli fuori dai guai: venti freddi a settanta chilometri orari, uno dei mari più burrascosi del globo e una bufera di neve non hanno fermato il lavoro degli scienziati, che hanno continuato ad osservare gli uccelli nella zona e hanno addirittura perforato il ghiaccio intorno alla nave per fotografare la vita marina.

A sdrammatizzare la situazione ci ha pensato un membro dell'equipaggio, Patrick Bevan, che su youtube sta tenendo un diario per immagini della spedizione in cui si mostra sorridente: "Oggi siamo tornati sul ghiaccio e ho anche fatto fitness - ha detto Bevan rivolgendosi alla famiglia - ma  non vedo l'ora di aggiornarvi di persona quando tornerò a casa".
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