COLPO di scena imprevisto per la Akademik Shokalskiy, la nave russa bloccata nel Mar Glaciale Antartico: il pack, lo strato di ghiaccio marino, si sta spaccando da solo. Un vero capovolgimento nella trama della spedizione russa, in attesa che arrivi sul posto la rompighiaccio australiana Aurora Astralis dopo il fallimento della cinese Dragone delle Nevi. La rompighiaccio australiana comunque è riuscita a giungere a circa 10 miglia nautiche dalla nave da ricerca russa e sta tentando di aprire da ovest un varco nel ghiaccio per raggiungerla. Lo comunica all'ANSA il ricercatore italiano Francesco D'Alessio, a bordo dell'Australis. Intanto anche la rompighiaccio cinese Xue Long (Snow Dragon) sta convergendo verso il corridoio aperto dalla nave australiana, al fine di aiutarla nel creare a sua volta un canale d'uscita per la Shokalskiy.
Il mare è completamente coperto da enormi lastre di ghiaccio di decine di metri di diametro e dello spessore di alcuni metri: l'Aurora Australis sta tentando di aprirsi un varco negli interstizi di questi blocchi, ma dove ciò non è possibile affronta il ghiaccio spaccando tali blocchi e creandosi una strada.
Non nevica più, la temperatura esterna è intorno ai -2C, la visibilità è molto scarsa e ancora non è possibile avvistare la Shokalskiy. Le previsioni danno però un miglioramento nel pomeriggio, che dovrebbe permettere l'avvistamento tra le navi.
"Il ghiaccio si sta rompendo -ha esultato Chris Turney, il capo della spedizione - questo ci consentirà di liberarci". Postando l'evolversi positivo della vicenda su twitter, il professor Turney ha ricevuto il sostegno dei suoi followers. Uno di loro, Michael James, ha scritto ironicamente: "prof, il riscaldamento globale sta venendo a salvarvi".
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In realtà il fenomeno è del tutto normale: il pack che forma distese di ghiaccio nell'Antartico, si spacca sotto la pressione del mare in modo del tutto casuale; questo può avvenire nel giro di mesi o di pochi giorni, come nel caso della nave russa. Del resto, il professor Turney, che nell'ultimo video si è mostrato sorridente e con la barba ricoperta di ghiaccio, ha sempre ostentato sicurezza durante gli ultimi giorni, dicendo che avrebbe voluto che la nave continuasse il suo percorso una volta liberata dalla morsa del pack. Nei giorni di 'prigionia' gli scienziati non hanno smesso di continuare le loro ricerche, perforando il ghiaccio per osservare la vita marina sotto la nave.
Nell'equipaggio dell'Astralis c'è anche un italiano, Francesco D'Alessio, ricercatore dell'Osservatorio Astronomico di Roma. "Siamo equipaggiati con un paio di battelli, una chiatta e altre imbarcazioni minori - ha detto D'Alessio - In 15 minuti le nostre navi possono essere calate in mare e rese operative". E ha poi aggiunto: "Ci sono stati i primi contatti via radio tra le tre navi: l'Aurora, l'Akademik Shokalskiy e la nave cinese. Ora stiamo viaggiando sotto una fitta nevicata attraverso una rotta diversa dalla nave cinese in modo da arrivare più vicini". La missione di salvataggio sembra ora a buon punto, anche se ha perso un pezzo con il ritiro della rompighiaccio francese, l'Astrolabe, che avrebbe dovuto garantire un ponte aereo con l'elicottero di cui è dotata. Pronto anche il piano B: la zona della nave russa è stata sorvolata oggi da un altro veivolo della rompighiaccio cinese Dragone delle Nevi, che potrebbe prelevare dall'alto l'equipaggio della Akademik Shokalskiy.