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Congo, 100 vittime e leader dei ribelli in fuga. Famiglie italiane ancora bloccate

Le milizie armate hanno compiuto attacchi nella capitale Kinshasa e a Lumbumbashi, a sostegno del pastore Mukungubila Mutombo. Il noto oppositore del presidente Kabila - secondo il rappresentante del governo - è scappato, ma lui smentisce. I nostri connazionali restano bloccati nel paese africano con i bambini che hanno adottato
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KINSHASA - Resta alta la tensione in Congo. Oltre un centinaio di vittime negli scontri tra ribelli e forze governative, il leader degli oppositori che viene dato in fuga e 26 famiglie italiane bloccate nel paese africano con i 32 bambini adottati. Che lanciano un accorato appello al governo italiano e anche a Papa Francesco.

Un bagno di sangue in poche ore. Le persone morte in Congo negli scontri di lunedì 30 dicembre, secondo quanto comunicato da una nota governativa, hanno superato il centinaio. Ieri, invece, fonti ufficiali parlavano di circa 70 vittime tra Kinshasa, capitale del Paese, e la città mineraria di Lubumbashi. A Kinshasa, capitale della Repubblica democratica del Congo, lunedì i ribelli armati hanno attaccato l'aeroporto, la sede della televisione di stato e il campo di Tshatshi, quartiere generale delle Forze armate. Lo stesso giorno ci sono stati scontri tra i sostenitori del leader religioso Mukungubila Mutombo, che si è autoproclamato &q…
KINSHASA - Resta alta la tensione in Congo. Oltre un centinaio di vittime negli scontri tra ribelli e forze governative, il leader degli oppositori che viene dato in fuga e 26 famiglie italiane bloccate nel paese africano con i 32 bambini adottati. Che lanciano un accorato appello al governo italiano e anche a Papa Francesco.

Un bagno di sangue in poche ore. Le persone morte in Congo negli scontri di lunedì 30 dicembre, secondo quanto comunicato da una nota governativa, hanno superato il centinaio. Ieri, invece, fonti ufficiali parlavano di circa 70 vittime tra Kinshasa, capitale del Paese, e la città mineraria di Lubumbashi. A Kinshasa, capitale della Repubblica democratica del Congo, lunedì i ribelli armati hanno attaccato l'aeroporto, la sede della televisione di stato e il campo di Tshatshi, quartiere generale delle Forze armate. Lo stesso giorno ci sono stati scontri tra i sostenitori del leader religioso Mukungubila Mutombo, che si è autoproclamato "profeta dell'Eterno", e le forze di sicurezza anche a Lumbumbashi, capoluogo della provincia del Katanga, dove in quelle stesse ore si trovava il presidente Kabila. Dei testimoni hanno riferito di aver udito una sparatoria proprio nella zona di residenza di Mutombo: "Ho visto una quarantina di corpi nei camion della guardia della Repubblica che andavano verso gli obitori. Erano tutti vestiti da civili", ha detto un testimone all'Afp.

La fuga del leader religioso. Mukungubila Mutombo, il pastore a cui fanno riferimento i ribelli armati che ieri sono stati protagonisti di numerosi attacchi al governo, "è sparito ed è fuggito in un paese straniero". La notizia l'ha data il portavoce del governo della Repubblica democratica del Congo Lambert Mende. Qualche ora dopo è arrivata la smentita di Mutombo, il quale non ha specificato dove si trova: "Lasci il potere, si dimetta - ha detto il capo dei ribelli riferendosi al presidente del Congo Joseph Kabila - E' intollerabile che uno straniero sia a capo del paese", facendo riferimento all'accusa secondo cui Kabila sarebbe ruandese. Noto oppositore del capo di Stato, Mutombo si candidò alla presidenza del Paese nel 2006, ottenendo però solo lo 0,35 per cento dei voti. Il pastore è anche uno dei più accesi contestatori dell'accordo di pace firmato il 12 dicembre scorso a Nairobi tra il governo centrale e i ribelli dell'M-23, un movimento insurrezionale guidato da esponenti della minoranza tutsi e sostenuto dal vicino Ruanda.
 
Ansia per gli italiani. Restano bloccate nel paese africano le 26 famiglie italiane che in Congo hanno adottato 32 bambini. "Siamo in pericolo, aiutateci a farci tornare a casa con i nostri figli", è l'appello che hanno rivolto alle autorità italiane. "Pensiamo che il governo possa fare di più e chiediamo che il Papa possa intervenire direttamente - ha detto Massimo De Toma, bloccato a Kinshasa assieme alla moglie Roberta dal 13 novembre - Noi non vogliamo tornare assolutamente senza la bambina. Quello che possiamo ribadire è che le famiglie che sono qui non devono avere nessun controllo, in quanto sono tutte alla fine del loro iter adottivo e hanno già avuto un controllo sui documenti dalla commissione interministeriale che fu appositamente creata dal Congo per poter verificare la regolarità delle documentazioni".