BAGDAD - Le recenti vittorie di al-Qaeda in Iraq preoccupano la Casa Bianca, che ha fatto sapere che nelle prossime settimane invierà al governo di Bagdad 58 droni (gli aerei guidati a distanza) per scovare i nascondigli dei miliziani di al-Qaeda che operano sul territorio. I 10 Scan Eagle e i 48 Raven promessi dovrebbero essere inviati disarmati entro la fine dell'anno, mentre per la primavera è prevista la fornitura di missili anticarro Hellfire da montare su elicotteri da guerra. Al momento, però, la Casa Bianca non sembra aver intenzione di mandare soldati di terra in aiuto del premier, Nouri al Maliki.
La situazione era andata fuori controllo meno di una settimana fa, quando al-Qaeda aveva conquistato Falluja issando le bandiere nere dell'organizzazione terroristica sulla città, che dista circa 50 chilometri dalla capitale Bagdad. Secondo uno sceicco locale, Ali al-Hammad, i combattenti islamici hanno lasciato la città dopo la controffensiva dell'esercito regolare avvenuta nei giorni scorsi, sebbene alcuni testimoni riferiscono che ci siano ancora miliziani attivi in zona. Maliki ha comunque esortato i cittadini delle città assediate dai miliziani a combattere per impedire che al-Qaeda prenda il controllo del Paese.
A seguito della conquista di Falluja, la scorsa domenica al-Qaeda ha provocato una strage di civili a Bagdad che ha fatto 19 morti. In questa situazione instabile per il Paese, Iyad Allawi, leader del principale blocco laico sciita di opposizione al governo, ha detto che se il premier Maliki non imprimerà una svolta "trascinerà il Paese al disastro". Allawi ha poi puntato il dito anche contro la comunità internazionale, "colpevole della situazione di instabilità politica".
[[ge:rep-locali:repubblica:75152881]]
Nel frattempo anche l'Iran, il nemico storico dell' Iraq guidato dall'Ex dittatore, Saddam Ussein, tende una mano a Maliki: secondo un comandante dell'esercito iraniano, il generale Mohammad Hejazi, la repubblica islamica è pronta a combattere i terroristi di al-Qaeda nella provincia ovest di Anbar, a maggioranza sunnita, e ha fornire armamenti nel caso le venissero chiesti. "L'Iraq è nostro amico - ha detto il generale - e Theran è amica del governo sciita di Maliki.
La situazione era andata fuori controllo meno di una settimana fa, quando al-Qaeda aveva conquistato Falluja issando le bandiere nere dell'organizzazione terroristica sulla città, che dista circa 50 chilometri dalla capitale Bagdad. Secondo uno sceicco locale, Ali al-Hammad, i combattenti islamici hanno lasciato la città dopo la controffensiva dell'esercito regolare avvenuta nei giorni scorsi, sebbene alcuni testimoni riferiscono che ci siano ancora miliziani attivi in zona. Maliki ha comunque esortato i cittadini delle città assediate dai miliziani a combattere per impedire che al-Qaeda prenda il controllo del Paese.
A seguito della conquista di Falluja, la scorsa domenica al-Qaeda ha provocato una strage di civili a Bagdad che ha fatto 19 morti. In questa situazione instabile per il Paese, Iyad Allawi, leader del principale blocco laico sciita di opposizione al governo, ha detto che se il premier Maliki non imprimerà una svolta "trascinerà il Paese al disastro". Allawi ha poi puntato il dito anche contro la comunità internazionale, "colpevole della situazione di instabilità politica".
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Nel frattempo anche l'Iran, il nemico storico dell' Iraq guidato dall'Ex dittatore, Saddam Ussein, tende una mano a Maliki: secondo un comandante dell'esercito iraniano, il generale Mohammad Hejazi, la repubblica islamica è pronta a combattere i terroristi di al-Qaeda nella provincia ovest di Anbar, a maggioranza sunnita, e ha fornire armamenti nel caso le venissero chiesti. "L'Iraq è nostro amico - ha detto il generale - e Theran è amica del governo sciita di Maliki.