PARIGI - Prima la fumata nera, poi il lieto fine per i due dirigenti della Goodyear bloccati in fabbrica dal giorno dell'Epifania. Sono stati infatti liberati Michel Dheilly, direttore della produzione, e Bernard Glesser, direttore delle risorse umane, i due manager del colosso statunitense (tra i leader mondiali nella costruzione di pneumatici) tenuti in ostaggio da un gruppo di operai all'interno dello stabilimento francese di Amiens. Una svolta improvvisa e quasi inaspettata almeno fino a stamattina, visto che tutto lasciava intendere che i dipendenti facessero sul serio e soprattutto considerando che l'azienda aveva manifestato la volontà di non cedere ad alcun tipo di ricatto o pressione.
I due sono usciti scortati dalla polizia dopo che i rappresentanti sindacali della Cgt, sigla maggioritaria all'interno della fabbrica, avevano chiesto che qualcuno andasse "a prenderli". Mentre l'auto delle forze dell'ordine si allontanava, però, gli operai hanno scandito lo slogan "i cattivi non siamo noi", chiedendo a gran voce una soluzione condivisa sulla propria vertenza lavorativa. Gli stessi operai, per bocca del delegato Mickael Mallet, prima del rilascio avevano promesso che il sequestro non sarebbe finito "fino a quando non ci sarebbero stati negoziati con un minimo di garanzie" sulla ricollocazione e le buonuscite dei quasi 1.200 dipendenti del sito, la cui chiusura progressiva comincerà nelle prossime settimane. Poi il ripensamento.
Nonostante il loro appello sia stato rispedito con forza al mittente dai vertici aziendali. "Nessuna trattativa finché ai due manager non sarà consentito di tornare a casa", è sempre stata questa la posizione ufficiale dell'azienda. Così il numero uno di Goodyear Francia, Henry Dumortier, per ribadire la volontà di portare avanti il braccio di ferro con gli operai in rivolta, aveva anche annullato la sua partecipazione alla riunione d'urgenza in corso in prefettura per decidere come affrontare la situazione. A questo punto, però, si potrebbero aprire spiragli di trattativa. Anche se la battaglia degli operai francesi non finisce qui: immediatamente dopo il rilascio degli ostaggi i manifestanti hanno annunciato l'occupazione del sito e il blocco dei lavori, sollecitando una volta di più l'apertura di un tavolo di trattative per scongiurare la chiusura definitiva dello stabilimento.
I dimostranti avevano comunque sempre rassicurato sul trattamento riservato agli ostaggi. I due dirigenti avevano da mangiare e da bere a volontà, avevano a disposizione i loro cellulari e potevano tranquillamente comunicare con le famiglie. Erano, inoltre, liberi di muoversi nell'edificio anche se impossibilitati dall'uscirne, bloccati dal grosso penumatico che impediva loro di lasciare l'edificio e guardati a vista dai circa 100-150 dipendenti artefici del sequestro.
Prima del rilascio, su richiesta dell'azienda, il tribunale di Amiens aveva anche ordinato l'invio di un ufficiale giudiziario nello stabilimento. L'ufficiale, spiegava l'ordinanza, avrebbe dovuto verificare "la sicurezza e la libera circolazione di beni e persone" sul posto. Poi la decisione degli operai di mollare parzialmente la presa e liberare gli ostaggi.
I due sono usciti scortati dalla polizia dopo che i rappresentanti sindacali della Cgt, sigla maggioritaria all'interno della fabbrica, avevano chiesto che qualcuno andasse "a prenderli". Mentre l'auto delle forze dell'ordine si allontanava, però, gli operai hanno scandito lo slogan "i cattivi non siamo noi", chiedendo a gran voce una soluzione condivisa sulla propria vertenza lavorativa. Gli stessi operai, per bocca del delegato Mickael Mallet, prima del rilascio avevano promesso che il sequestro non sarebbe finito "fino a quando non ci sarebbero stati negoziati con un minimo di garanzie" sulla ricollocazione e le buonuscite dei quasi 1.200 dipendenti del sito, la cui chiusura progressiva comincerà nelle prossime settimane. Poi il ripensamento.
Nonostante il loro appello sia stato rispedito con forza al mittente dai vertici aziendali. "Nessuna trattativa finché ai due manager non sarà consentito di tornare a casa", è sempre stata questa la posizione ufficiale dell'azienda. Così il numero uno di Goodyear Francia, Henry Dumortier, per ribadire la volontà di portare avanti il braccio di ferro con gli operai in rivolta, aveva anche annullato la sua partecipazione alla riunione d'urgenza in corso in prefettura per decidere come affrontare la situazione. A questo punto, però, si potrebbero aprire spiragli di trattativa. Anche se la battaglia degli operai francesi non finisce qui: immediatamente dopo il rilascio degli ostaggi i manifestanti hanno annunciato l'occupazione del sito e il blocco dei lavori, sollecitando una volta di più l'apertura di un tavolo di trattative per scongiurare la chiusura definitiva dello stabilimento.
I dimostranti avevano comunque sempre rassicurato sul trattamento riservato agli ostaggi. I due dirigenti avevano da mangiare e da bere a volontà, avevano a disposizione i loro cellulari e potevano tranquillamente comunicare con le famiglie. Erano, inoltre, liberi di muoversi nell'edificio anche se impossibilitati dall'uscirne, bloccati dal grosso penumatico che impediva loro di lasciare l'edificio e guardati a vista dai circa 100-150 dipendenti artefici del sequestro.
Prima del rilascio, su richiesta dell'azienda, il tribunale di Amiens aveva anche ordinato l'invio di un ufficiale giudiziario nello stabilimento. L'ufficiale, spiegava l'ordinanza, avrebbe dovuto verificare "la sicurezza e la libera circolazione di beni e persone" sul posto. Poi la decisione degli operai di mollare parzialmente la presa e liberare gli ostaggi.