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Shalabayeva: "Francia riconosca nostra persecuzione politica"

La donna a Parigi difende il marito che rischia l'estradizione in Kazakistan, dopo la sua liberazione. I legali della difesa puntano sul "pasticcio" italiano
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PARIGI – Parla a fatica in inglese, si fa aiutare dalla figlia Madina per tradurre le parole kazake. “Spero che la Francia riconoscerà la persecuzione politica di cui siamo vittime, mio marito, io e tutta la nostra famiglia”. Alma Shalabayeva è arrivata a Parigi con un treno da Ginevra, insieme alla primogenita. E' nella città svizzera che si è “provvisoriamente” stabilita la moglie di Mukhtar Ablyazov, dopo essere stata rimandata, insieme alla figlia piccola, da Astana verso Roma il 27 dicembre scorso. Un viaggio di ritorno che ha parzialmente risarcito, sette mesi dopo, quello che gli avvocati francesi definiscono la “extraordinary rendition” avvenuta in Italia il 31 maggio scorso. “Non voglio più fare polemiche, sono grata alla ministra Emma Bonino che ha fatto così tanto per me” puntualizza Shalabayeva. “L'importante – dice accalorandosi - è che capiate, anche voi gio…
PARIGI – Parla a fatica in inglese, si fa aiutare dalla figlia Madina per tradurre le parole kazake. “Spero che la Francia riconoscerà la persecuzione politica di cui siamo vittime, mio marito, io e tutta la nostra famiglia”. Alma Shalabayeva è arrivata a Parigi con un treno da Ginevra, insieme alla primogenita. E' nella città svizzera che si è “provvisoriamente” stabilita la moglie di Mukhtar Ablyazov, dopo essere stata rimandata, insieme alla figlia piccola, da Astana verso Roma il 27 dicembre scorso. Un viaggio di ritorno che ha parzialmente risarcito, sette mesi dopo, quello che gli avvocati francesi definiscono la “extraordinary rendition” avvenuta in Italia il 31 maggio scorso. “Non voglio più fare polemiche, sono grata alla ministra Emma Bonino che ha fatto così tanto per me” puntualizza Shalabayeva. “L'importante – dice accalorandosi - è che capiate, anche voi giornalisti, che tutto avviene in funzione di mio marito. Quando mi hanno espulsa illegalmente dall'Italia era per fare pressione su di lui. E ora mi hanno permesso di tornare in Europa ma soltanto perché il governo kazako vuole ripulirsi l'immagine davanti alla giustizia francese”.

Tra due giorni, infatti, il tribunale di Aix-en-Provence dovrà decidere se estradare o meno l'oligarca e dissidente kazako, arrestato il 31 luglio scorso in una villa vicino a Cannes. “Sono molto preoccupata, tesa. Ho paura che sia finita” continua Shalabayeva. Il pubblico ministero ha infatti dato parere favorevole all'estradizione. E paradossalmente, il “pasticcio” italiano è una delle armi più affilate in mano ai legali di Ablyazov per dimostrare quanto poco limpido e trasparente sia l'atteggiamento del Kazakistan. “Quel che è successo a Roma dimostra che anche governi democratici possono essere pesantemente condizionati dalle pressioni economiche e politiche che vengono da Astana” spiega l'avvocato Jean-Pierre Mignard che sospetta la procura di essere “compiacente” rispetto alla “cattiva fede” di Ucraina e Russia, i due paesi che hanno presentato le richieste di estradizione. Ufficialmente, il Kazakistan non ha trattato bilaterale che permetta di estradare cittadini fermati in Francia. “Sono paesi che servono da testa di ponte al regime kazako” spiega Peter Salas, altro legale della famiglia. Salas, che ha partecipato alle trattative per il ritorno di Shalabayeva in Italia sostiene anche che il governo di Astana avrebbe preteso a dicembre un milione di cauzione per autorizzare la donna a lasciare il paese. “Abbiamo rifiutato, sarebbe stato come pagare un riscatto”. Una notizia non confermata dal Ministero degli Esteri.

“Vogliono distruggere mio marito perché ha tentato di portare la democrazia nel nostro paese” continua Shalabayeva, seduta nello studio legale di Mignard, quinto arrondissement. Qualche giorno fa, il Wall Street Journal ha ricostruito tutte le accuse finanziarie che pendono su Albyazov, e su come avrebbe sottratto ingenti somme alla sua banca kazaka, la Bta. Secondo il Wsj, il dissidente kazako sarebbe responsabile di frodi per quasi 5 miliardi di dollari. “Il regime ha distrutto la banca per dare poi la colpa a mio marito” risponde Shalabayeva. La donna ha potuto incontrare suo marito il 31 dicembre, nel carcere di Luynes, vicino Aix-en-Provence, dov'è recluso in cella di isolamento, tanto che i detenuti, secondo i media locali, lo avrebbero soprannominato “Il ministro”. “L'ho trovato forte e determinato” racconta Shalabayeva che non ha dubbi: “Si batterà fino alla fine”.

Shalabayeva saluta, l'aspetta di nuovo il treno per Ginevra. "E io che farò? Dipenderà tutto da mio marito, come al solito".