Ariel Sharon, il generale di ferro. Dalle stragi di palestinesi al ritiro da Gaza
L'ex premier israeliano è stato per decenni un indiscusso leader militare, protagonista delle più importanti guerre condotte dallo Stato di Israele. Nel 2005, subito prima dell'infarto, compì il passo decisivo e traumatico di smantellare le colonie nei Territori Occupati
ARIEL SHARON è stato una delle figure più importanti e controverse della recente storia di Israele. Fra i più famosi generali dell'esercito israeliano, durante la sua carriera militare si era distinto per le sue tattiche audaci e un'occasionale ritrosia ad obbedire agli ordini. Come politico, alla guida del partito conservatore Likud e primo ministro dal 2001, si era guadagnato il soprannome di "bulldozer": un uomo incurante delle critiche e con grande capacità di realizzare i propri piani.
Sharon nasce come comandante militare: cominciò la sua carriera nell'esercito di Israele fin dalla sua fondazione nel 1948. Aveva venti anni: era infatti nato nel 1928 con il nome di Ariel Scheinermann da una famiglia di ebrei bielorussi fuggiti ai progrom e riparati a Kfar Malal, una comunità di impostazione socialista dell'allora Mandato britannico in Palestina. Come paracadutista e poi ufficiale partecipò attivamente alla guerra di Indip…
Sharon nasce come comandante militare: cominciò la sua carriera nell'esercito di Israele fin dalla sua fondazione nel 1948. Aveva venti anni: era infatti nato nel 1928 con il nome di Ariel Scheinermann da una famiglia di ebrei bielorussi fuggiti ai progrom e riparati a Kfar Malal, una comunità di impostazione socialista dell'allora Mandato britannico in Palestina. Come paracadutista e poi ufficiale partecipò attivamente alla guerra di Indip…
ARIEL SHARON è stato una delle figure più importanti e controverse della recente storia di Israele. Fra i più famosi generali dell'esercito israeliano, durante la sua carriera militare si era distinto per le sue tattiche audaci e un'occasionale ritrosia ad obbedire agli ordini. Come politico, alla guida del partito conservatore Likud e primo ministro dal 2001, si era guadagnato il soprannome di "bulldozer": un uomo incurante delle critiche e con grande capacità di realizzare i propri piani.
Sharon nasce come comandante militare: cominciò la sua carriera nell'esercito di Israele fin dalla sua fondazione nel 1948. Aveva venti anni: era infatti nato nel 1928 con il nome di Ariel Scheinermann da una famiglia di ebrei bielorussi fuggiti ai progrom e riparati a Kfar Malal, una comunità di impostazione socialista dell'allora Mandato britannico in Palestina. Come paracadutista e poi ufficiale partecipò attivamente alla guerra di Indipendenza del 1948 e poi la guerra di Suez del '56, la guerra dei Sei giorni del '67, la guerra di Yom-Kippur del '73. In qualità di ministro della Difesa diresse poi le operazioni della guerra del Libano del 1982. Dopo l'assalto al Sinai nel guerra dei Sei giorni e l'accerchiamento degli egiziani nella guerra dello Yom Kippur si guadagnò i soprannomi di "re di Israele" e "Leone di Dio" presso l'opinione pubblica israeliana.
Dopo aver lasciato l'esercito aderì al partito conservatore Likud e ricoprì numerosi incarichi governativi tra il 1977 e il '92 e tra il '96 e il '99. Divenne leader del partito nel 2000 e ricoprì l'incarico di premier dal 2001 al 2006. Nel 1983 una commissione del governo israeliano lo indicò come il responsabile - in qualità di ministro della Difesa - dei massacri di miliziani libanesi e civili palestinesi nei campi profughi di Sabra e Shatila durante la guerra del Libano del 1982, per non aver impedito alle falangi cristiane di fare irruzione nei campi e compiere la strage. Dopo aver inizialmente rifiutato di dimettersi accettò di lasciare il ministero. A lui viene anche attribuita la responsabilità di aver innescato la seconda intifada con la provocatoria passeggiata sulla spianata delle moschee a Gerusalemme nel settembre del 2000.
A metà del 2005 ha compiuto un passo importante nel tormentato processo di pace, dirigendo un ritiro unilaterale delle truppe israeliane e dei coloni dalla Striscia di Gaza, mettendo fine al controllo militare del territorio occupato che durava da 38 anni. Una svolta particolarmente traumatica per un uomo che aveva creduto e guidato in prima persona la politica degli insediamenti nei territori palestinesi occupati tra gli anni '70 e '90.
Sempre nel 2005 Sharon si dimise dalla guida del Likud e fondò il partita centrista di Kadima, dissolvendo il Parlamento per andare a nuove elezioni che avrebbe con tutta probabilità vinto se non avesse subito un infarto nel gennaio del 2006, che lo ha fatto precipitare in uno stato di coma da cui non si è mai più risvegliato. Gli successe il suo vice, Ehud Olmert, che fu eletto primo ministro pochi mesi dopo.
Sharon nasce come comandante militare: cominciò la sua carriera nell'esercito di Israele fin dalla sua fondazione nel 1948. Aveva venti anni: era infatti nato nel 1928 con il nome di Ariel Scheinermann da una famiglia di ebrei bielorussi fuggiti ai progrom e riparati a Kfar Malal, una comunità di impostazione socialista dell'allora Mandato britannico in Palestina. Come paracadutista e poi ufficiale partecipò attivamente alla guerra di Indipendenza del 1948 e poi la guerra di Suez del '56, la guerra dei Sei giorni del '67, la guerra di Yom-Kippur del '73. In qualità di ministro della Difesa diresse poi le operazioni della guerra del Libano del 1982. Dopo l'assalto al Sinai nel guerra dei Sei giorni e l'accerchiamento degli egiziani nella guerra dello Yom Kippur si guadagnò i soprannomi di "re di Israele" e "Leone di Dio" presso l'opinione pubblica israeliana.
Dopo aver lasciato l'esercito aderì al partito conservatore Likud e ricoprì numerosi incarichi governativi tra il 1977 e il '92 e tra il '96 e il '99. Divenne leader del partito nel 2000 e ricoprì l'incarico di premier dal 2001 al 2006. Nel 1983 una commissione del governo israeliano lo indicò come il responsabile - in qualità di ministro della Difesa - dei massacri di miliziani libanesi e civili palestinesi nei campi profughi di Sabra e Shatila durante la guerra del Libano del 1982, per non aver impedito alle falangi cristiane di fare irruzione nei campi e compiere la strage. Dopo aver inizialmente rifiutato di dimettersi accettò di lasciare il ministero. A lui viene anche attribuita la responsabilità di aver innescato la seconda intifada con la provocatoria passeggiata sulla spianata delle moschee a Gerusalemme nel settembre del 2000.
A metà del 2005 ha compiuto un passo importante nel tormentato processo di pace, dirigendo un ritiro unilaterale delle truppe israeliane e dei coloni dalla Striscia di Gaza, mettendo fine al controllo militare del territorio occupato che durava da 38 anni. Una svolta particolarmente traumatica per un uomo che aveva creduto e guidato in prima persona la politica degli insediamenti nei territori palestinesi occupati tra gli anni '70 e '90.
Sempre nel 2005 Sharon si dimise dalla guida del Likud e fondò il partita centrista di Kadima, dissolvendo il Parlamento per andare a nuove elezioni che avrebbe con tutta probabilità vinto se non avesse subito un infarto nel gennaio del 2006, che lo ha fatto precipitare in uno stato di coma da cui non si è mai più risvegliato. Gli successe il suo vice, Ehud Olmert, che fu eletto primo ministro pochi mesi dopo.