di RAIMONDO BULTRINI
BANGKOK - Una tesa altalena di speranze, illusioni e delusioni sta mettendo a dura prova i guerrieri stanchi di Bangkok. Pur se non demorde e addirittura minaccia di "detenere" la premier thai e i suoi ministri, l'esercito di popolo sostenuto indirettamente dai militari veri e dalla casa reale thailandese comincia a temere la capacità di resistenza del governo di Yingluck Shinawatra, superata ormai la boa del secondo defatigante mese di assedio, con uffici e strade bloccate attorno a parecchi ministeri, ma nessuna dimissione.
[[ge:rep-locali:repubblica:76003313]]
Ieri notte anche la paura è tornata a serpeggiare dopo che due membri del movimento per le Riforme democratiche (promotore di un passaggio dei poteri verso un Consiglio non eletto ma di nomina dall'alto) sono stati feriti da colpi di arma da fuoco sparati come sempre da ignoti cecchini. Dopo la piccola bomba di domenica notte contro un membro dei "Comitati di popolo" guidati dall'ex viceprimo ministro Suthep Thaugsuban, prima dell'alba di oggi ne è esplosa un'altra a casa di uno dei principali leader politici dell'opposizione, il segretario del Partito democratico Abhisit Vejjajiva, che però era fuori con tutta la famiglia. In entrambi i casi si trattava di semplici avvertimenti, ma come per gli autori delle sparatorie notturne e di gran parte degli 8 delitti avvenuti tra le file dei manifestanti e della polizia, si possono azzardare solo ipotesi.
Il mistero che circonda l'identità della "terza mano" - come l'hanno chiamata sia la premier che il leader dei rivoltosi - rende però bene il clima di incertezza e imprevedibilità tra le strade della moderna capitale della Thailandia da quando è esplosa la rabbia popolare per le migliaia di amnistie annunciate a favore del fratello esule di Yingluck, l'ex premier Thaksin, e di altri finanzieri e funzionari corrotti.
Potrebbe trattarsi infatti di membri ultrà delle Camicie rosse che supportano il governo, una sorta di braccio armato delle migliaia di "rossi" che stanno tenendo manifestazioni in diverse altre città del Regno per evitare formalmente - per ora - ogni confronto diretto con gli anti-Shinawatra. Ma potrebbero essere poliziotti in incognito - come accadde con gli "uomini in nero" fotografati di recente mentre compivano imprese di vandalismo e sparavano dai tetti - incaricati di creare panico per ridurre il numero di dimostranti e tenere meglio sotto controllo la rivolta. A queste due ipotesi considerate da più parti "non infondate" se ne aggiunge un'altra, se possibile ancora più inquietante, ovvero che possa trattarsi di provocazioni calibrate per far proclamare una emergenza e imporre di conseguenza l'intervento dell'esercito, con o senza un colpo di Stato formale.
Per ora è certo che dalla parte del governo la risposta è ferma alle posizioni precedenti alla nuova fase di "Occupiamo Bangkok", nonostante l'ultimatum ricevuto dal movimento di lasciare le poltrone entro la fine di questa settimana se i ministri non vogliono finire "detenuti" nelle mani del popolo, come ha detto chiaramente lo stesso leader della protesta. Sostenuta apertamente dal fratello esule Thaksin - considerato il vero artefice degli ultimi 13 anni di politiche, colpi di Stato e transizioni in opposizione segreta al venerato re ultraottantenne Bhumibol - la premier Yingluck ha ribadito che non ha alcuna intenzione di sciogliere l'esecutivo provvisorio. Anche le operazioni per l'elezione generale del 2 febbraio - ha detto - vanno avanti regolarmente, e non intende nemmeno rinviarle a maggio come suggerito dalla Commissione elettorale. "Se volete il potere - ha detto più di una volta ai suoi avversari - prendetelo con le urne".
Nel frattempo gli arrivi turistici in Thailandia stanno diminuendo drasticamente, anche per le voci di blocchi delle torri di controllo e di una lunga paralisi delle stesse zone turistiche attorno al Palazzo reale e alle strade dei backpakers di Khao San road. Allo stesso modo, forse in conseguenza della minaccia dell'ala "dura" del movimento giovanile di chiudere gli uffici della Borsa "che ha fatto arricchire i Thaksin", l'indice dei titoli è sceso oggi di 3,83 punti. Ma nonostante i danni già subiti, non si profila alcuna schiarita all'orizzonte. Dalla punta di 170mila partecipanti all'Occupiamo Bangkok del 13 gennaio - calcolata dai responsabili della sicurezza contro la stima di un milione fatta dal Comitato di popolo - ieri si sarebbe scesi a 60 mila, con 10mila persone che restano a presidiare le strade attorno ai Palazzi del governo anche di notte, armati di tende, materassini, fischietti e cestini di cibo gratis per tutti.
BANGKOK - Una tesa altalena di speranze, illusioni e delusioni sta mettendo a dura prova i guerrieri stanchi di Bangkok. Pur se non demorde e addirittura minaccia di "detenere" la premier thai e i suoi ministri, l'esercito di popolo sostenuto indirettamente dai militari veri e dalla casa reale thailandese comincia a temere la capacità di resistenza del governo di Yingluck Shinawatra, superata ormai la boa del secondo defatigante mese di assedio, con uffici e strade bloccate attorno a parecchi ministeri, ma nessuna dimissione.
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Ieri notte anche la paura è tornata a serpeggiare dopo che due membri del movimento per le Riforme democratiche (promotore di un passaggio dei poteri verso un Consiglio non eletto ma di nomina dall'alto) sono stati feriti da colpi di arma da fuoco sparati come sempre da ignoti cecchini. Dopo la piccola bomba di domenica notte contro un membro dei "Comitati di popolo" guidati dall'ex viceprimo ministro Suthep Thaugsuban, prima dell'alba di oggi ne è esplosa un'altra a casa di uno dei principali leader politici dell'opposizione, il segretario del Partito democratico Abhisit Vejjajiva, che però era fuori con tutta la famiglia. In entrambi i casi si trattava di semplici avvertimenti, ma come per gli autori delle sparatorie notturne e di gran parte degli 8 delitti avvenuti tra le file dei manifestanti e della polizia, si possono azzardare solo ipotesi.
Il mistero che circonda l'identità della "terza mano" - come l'hanno chiamata sia la premier che il leader dei rivoltosi - rende però bene il clima di incertezza e imprevedibilità tra le strade della moderna capitale della Thailandia da quando è esplosa la rabbia popolare per le migliaia di amnistie annunciate a favore del fratello esule di Yingluck, l'ex premier Thaksin, e di altri finanzieri e funzionari corrotti.
Potrebbe trattarsi infatti di membri ultrà delle Camicie rosse che supportano il governo, una sorta di braccio armato delle migliaia di "rossi" che stanno tenendo manifestazioni in diverse altre città del Regno per evitare formalmente - per ora - ogni confronto diretto con gli anti-Shinawatra. Ma potrebbero essere poliziotti in incognito - come accadde con gli "uomini in nero" fotografati di recente mentre compivano imprese di vandalismo e sparavano dai tetti - incaricati di creare panico per ridurre il numero di dimostranti e tenere meglio sotto controllo la rivolta. A queste due ipotesi considerate da più parti "non infondate" se ne aggiunge un'altra, se possibile ancora più inquietante, ovvero che possa trattarsi di provocazioni calibrate per far proclamare una emergenza e imporre di conseguenza l'intervento dell'esercito, con o senza un colpo di Stato formale.
Per ora è certo che dalla parte del governo la risposta è ferma alle posizioni precedenti alla nuova fase di "Occupiamo Bangkok", nonostante l'ultimatum ricevuto dal movimento di lasciare le poltrone entro la fine di questa settimana se i ministri non vogliono finire "detenuti" nelle mani del popolo, come ha detto chiaramente lo stesso leader della protesta. Sostenuta apertamente dal fratello esule Thaksin - considerato il vero artefice degli ultimi 13 anni di politiche, colpi di Stato e transizioni in opposizione segreta al venerato re ultraottantenne Bhumibol - la premier Yingluck ha ribadito che non ha alcuna intenzione di sciogliere l'esecutivo provvisorio. Anche le operazioni per l'elezione generale del 2 febbraio - ha detto - vanno avanti regolarmente, e non intende nemmeno rinviarle a maggio come suggerito dalla Commissione elettorale. "Se volete il potere - ha detto più di una volta ai suoi avversari - prendetelo con le urne".
Nel frattempo gli arrivi turistici in Thailandia stanno diminuendo drasticamente, anche per le voci di blocchi delle torri di controllo e di una lunga paralisi delle stesse zone turistiche attorno al Palazzo reale e alle strade dei backpakers di Khao San road. Allo stesso modo, forse in conseguenza della minaccia dell'ala "dura" del movimento giovanile di chiudere gli uffici della Borsa "che ha fatto arricchire i Thaksin", l'indice dei titoli è sceso oggi di 3,83 punti. Ma nonostante i danni già subiti, non si profila alcuna schiarita all'orizzonte. Dalla punta di 170mila partecipanti all'Occupiamo Bangkok del 13 gennaio - calcolata dai responsabili della sicurezza contro la stima di un milione fatta dal Comitato di popolo - ieri si sarebbe scesi a 60 mila, con 10mila persone che restano a presidiare le strade attorno ai Palazzi del governo anche di notte, armati di tende, materassini, fischietti e cestini di cibo gratis per tutti.