Esteri

Xu Zhiyong 

Cina, tensione per processo a dissidente Xu. Bloccati siti con l'inchiesta sui paradisi fiscali

Ha lanciato un movimento per la trasparenza chiedendo ai dirigenti politici cinesi di rendere pubblica la propria situazione finanziaria. E proprio nel giorno in cui è scoppiato lo scandalo sui miliardi accumulati da decine di parenti dei principali leader, a Pechino si è aperto il processo. Schierata, la polizia ha tenuto a distanza con la forza attivisti e giornalisti

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PECHINO - In un clima di grande tensione, amplificato dalle rivelazioni pubblicate in tutto il mondo sullo scandalo dei paradisi fiscali che ha coinvolto l'elite e il governo cinese, si è aperto oggi a Pechino il processo a Xu Zhinyong (nella foto), uno dei più noti attivisti per i diritti umani e fondatore del Nuovo Movimento dei Cittadini. E' accusato di aver "radunato una folla per disturbare l'ordine pubblico" e da anni si batte per una maggiore democrazia nella leadership del Paese, una mobilitazione civica contro la corruzione e la trasparenza sul patrimonio degli alti funzionari pubblici. Considerato un dissidente e arrestato nel luglio 2013, rischia fino a 5 anni di reclusione.

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Attorno al tribunale da questa mattina erano schierati decine di poliziotti in uniforme o in abiti civili che vietavano ai giornalisti di avvicinarsi all'edificio. All'udienza non è stata ammessa la stampa estera e ai diplomatici presenti è stato concesso di entrare in tribunale, ma non di seguire il processo in aula. Il corrispondente della Cnn, David Mckenzie, ha scritto su Twitter di essere stato "ammanettato, arrestato, e di aver avuto tutta l'attrezzatura rotta" nei pressi del tribunale.
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Anche Mark Stone di Sky e Martin Patience della Bbc hanno dichiarato di essere stati aggrediti.
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Processato di fronte alla Corte intermedia del Popolo N.1 di Pechino, di fronte ai giudici Xu Zhiyong oggi è rimasto in silenzio. "Non vogliamo prendere parte a un pezzo di teatro, non siamo attori", ha dichiarato il suo avvocato, Zhang Qingfang per motivare la scelta del suo assistito, già annunciata nei giorni scorsi.

Dopo che la richiesta dell'imputato di ascoltare cinque testimoni è stata respinta, l'avvocato di Xu aveva dichiarato di ritenere "improbabile" un processo equo. "Come legale di Xu Zhiyong, speravo di poterlo difendere pienamente in un giusto processo - ha detto - ma ovviamente la Corte non ci ha dato questa possibilità". Altri sette membri del gruppo saranno processati nelle prossime settimane. Gli esponenti del Nuovo Movimento dei Cittadini sono i più noti tra le centinaia di attivisti finiti nel mirino dell'apparato di sicurezza cinese negli ultimi 14 mesi, cioè da quando è salito al potere il presidente della Repubblica e segretario del Partito Comunista Cinese Xi Jinping.

Critiche al processo sono arrivate anche dalle organizzazioni internazionali: Amnesty International ha criticato il governo cinese per quella che ha definito come una "ipocrita repressione nei confronti degli attivisti anti-corruzione", e ha definito Xu Zhiyong un "prigioniero di coscienza" che "dovrebbe essere rilasciato immediatamente e senza condizioni".

Poco prima del processo a Xu, il rapporto investigativo condotto dall'International consortium of investigative journalists (Icij) ha svelato la fuga di enormi patrimoni dalla cina verso i paradisi fiscali, una strada percorsa da migliaia di ricchi, molti dei quali imparentati anche con le massime cariche dello stato.

La reazione alle rivelazioni sono state pesanti. Le autorità cinesi hanno bloccato i siti web di diversi quotidiani stranieri per censurare la notizia, pubblicata anche dall'Espresso, delle gigantesche fortune occultate da manager e politici cinesi.

Bloccati i siti stranieri.
La Cina ha bloccato i siti di Le Monde, The Guardian, Süddeutsche Zeitung, El Pais che hanno dato spazio e collaborato all'inchiesta. Sono i giornali che hanno scritto, fra l'altro, come almeno 13 parenti di massimi dirigenti del regime, incluso l'attuale presidente, Xi Jinping, e ex premier come Wen Jiabao e Li Peng, abbiano compiuto importanti operazioni finanziarie nei paradisi fiscali. I documenti pubblicati contengono dettagli su patrimoni nascosti di "alcuni degli uomini e delle donne più potenti della Cina, compresi almeno 15 tra i più ricchi membri dell'Assemblea Nazionale del Popolo e manager di compagnie di proprietà dello stato che sono state coinvolte in scandali di corruzione". Tra questi anche milionari del mondo della finanza, come Yang Huiyan, la donna più ricca della Cina, Pony Ma e Zhang Zhidong, fondatori del colosso internet Tencent o Deng Xiaoping, che alla fine degli anni settanta aveva dato il via al nuovo corso dell'economia cinese: tutti hanno dissimulato una parte della loro fortuna nei paradisi fiscali.

Non è la prima volta che succede, già in passato il governo di Pechino aveva censurato i siti web del New York Times e di Bloomberg, quando avevano pubblicato la notizia di colossali beni occultati da parenti dell'allora premier cinese Wen Jiabao. El Pais, nel riportare la notizia, precisa di disporre delle prove documentate di tutti i dati pubblicati. Intanto, è arrivata una prima reazione ufficiale del governo cinese alla pubblicazione dei documenti che viene definita "poco convincente". Rispondendo alle domande durante il briefing quotidiano con la stampa, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Qin Gang, ha detto che "dal punto di vista del lettore la logica di questo articolo non è convincente. Questo fa nascere dubbi riguardo al fatto che esistano motivazioni diverse" da quelle dichiarate.

Le rivelazioni sono arrivate durante la campagna del presidente Xi
, contro la corruzione e gli abusi di potere da parte dei funzionari del partito comunista. Zhang Lifan, commentatore politico di Pechino, ha detto di non essere sorpreso da questa inchiesta, sottolineando che dietro a questa fuga di notizia vi potrebbero essere i conservatori che si oppongono alle riforme politiche avviata da Xi, notando che non vi sono documenti che coinvolgano "nemici dei nuovi leader cinesi".