Scontri e 29 vittime in Egitto a tre anni dalla rivolta di Piazza Tahrir
Incidenti e scontri al Cairo e in altre città del Paese tra sostenitori del destituito presidente Morsi e forze dell'ordine in occasione dell'anniversario della caduta di Mubarak. Centinaia di arresti
CAIRO - E' di 29 morti e circa 170 feriti il bilancio degli scontri di oggi in Egitto: lo riferisce il ministero della Sanità egiziano. La televisione satellitare Al Jazira, dal canto suo, parla invece di almeno 50 vittime.
Oggi il paese ha celebrato il terzo anniversario della rivolta popolare che portò alle dimissioni di Hosni Mubarak, l'11 febbraio del 2011, con manifestazioni di piazza tenute da migliaia di sostenitori del governo guidato dai militari, dopo la deposizione del presidente Mohamed Morsi, il 3 luglio scorso, e centinaia di oppositori islamici, oltre che dei cosiddetti "laici" che non si riconoscono né nel precedente governo guidato dai Fratelli musulmani e neppure nell'attuale regime militare.
Due dimostranti sostenitori di Morsi sono stati uccisi nel corso dei violenti scontri con le forze di sicurezza a Minya, una città dell'Alto Egitto a sud del Cairo. Altri 25 manifestanti sono morti al Cairo, tre dei quali nei violentis…
Oggi il paese ha celebrato il terzo anniversario della rivolta popolare che portò alle dimissioni di Hosni Mubarak, l'11 febbraio del 2011, con manifestazioni di piazza tenute da migliaia di sostenitori del governo guidato dai militari, dopo la deposizione del presidente Mohamed Morsi, il 3 luglio scorso, e centinaia di oppositori islamici, oltre che dei cosiddetti "laici" che non si riconoscono né nel precedente governo guidato dai Fratelli musulmani e neppure nell'attuale regime militare.
Due dimostranti sostenitori di Morsi sono stati uccisi nel corso dei violenti scontri con le forze di sicurezza a Minya, una città dell'Alto Egitto a sud del Cairo. Altri 25 manifestanti sono morti al Cairo, tre dei quali nei violentis…
CAIRO - E' di 29 morti e circa 170 feriti il bilancio degli scontri di oggi in Egitto: lo riferisce il ministero della Sanità egiziano. La televisione satellitare Al Jazira, dal canto suo, parla invece di almeno 50 vittime.
Oggi il paese ha celebrato il terzo anniversario della rivolta popolare che portò alle dimissioni di Hosni Mubarak, l'11 febbraio del 2011, con manifestazioni di piazza tenute da migliaia di sostenitori del governo guidato dai militari, dopo la deposizione del presidente Mohamed Morsi, il 3 luglio scorso, e centinaia di oppositori islamici, oltre che dei cosiddetti "laici" che non si riconoscono né nel precedente governo guidato dai Fratelli musulmani e neppure nell'attuale regime militare.
Due dimostranti sostenitori di Morsi sono stati uccisi nel corso dei violenti scontri con le forze di sicurezza a Minya, una città dell'Alto Egitto a sud del Cairo. Altri 25 manifestanti sono morti al Cairo, tre dei quali nei violentissimi scontri con le forze di sicurezza davanti al sindacato dei giornalisti e 22 ad Alf-masqan, a Giza, nella zona orientale della città. Un'ulteriore vittima viene poi segnalata ad Alessandria. Oltre 450 persone sarebbero state invece arrestate, andandosi ad aggiungere alle 300 finite in manette ieri quando nel corso di scontri e attentati i morti sono stati 19.
La situazione più grave, come detto, è quella di Giza dove gli attivisti pro-Morsi parlano di "massacro". Gli stessi, con post sui social media, raccontano di "proiettili che arrivano da tutte le parti". Altri testimoni sul posto affermano che alcuni dimostranti "hanno aperto il fuoco contro le forze di sicurezza". Nella capitale la polizia ha sparato lacrimogeni anche nel quartiere Mohandesin per disperdere due manifestazioni dirette dalla moschea 'Mostafa Mahmoud' a Piazza Tahrir, luogo simbolo della rivoluzione del 2011. Una delle manifestazioni era composta da sostenitori di Morsi, mentre l'altra era stata organizzazione dal Fronte del cammino rivoluzionario, che si oppone ai Fratelli Musulmani e all'esercito. Per disperdere i dimostranti almeno due tank M113 sono avanzati lungo il ponte 6 Ottobre, a poca distanza da piazza Tahrir. La folla, dopo che i due mezzi corazzati hanno sparato colpi di avvertimento, si sono dati alla fuga.
Nel mirino degli anti-islamisti in particolare i giornalisti. Oltre una decina di report egiziani è stata picchiata in piazza Tahrir o messa in salvo dalla polizia per sottrarla alla violenza della folla. Tra i casi più gravi quello di una reporter egiziana che i dimostranti avevano ipotizzato fosse una corrispondente di al Jazeera, accusata di essere schierata con i Fratelli musulmani del presidente deposto Morsi.
Situazione molto tesa anche a Suez dove un'esplosione si è verificata davanti all'ingresso della sede della sicurezza centrale del governatorato provocando il ferimento di almeno quattro reclute.
"Le bombe e gli avvenimenti sanguinosi di questi giorni in Egitto sono segnali molto preoccupanti, c'è da sperare che non degenerino in una nuova spirale di ulteriori scontri e instabilità endemica nel Paese", ha commentato il ministro degli Esteri, Emma Bonino.
Oggi il paese ha celebrato il terzo anniversario della rivolta popolare che portò alle dimissioni di Hosni Mubarak, l'11 febbraio del 2011, con manifestazioni di piazza tenute da migliaia di sostenitori del governo guidato dai militari, dopo la deposizione del presidente Mohamed Morsi, il 3 luglio scorso, e centinaia di oppositori islamici, oltre che dei cosiddetti "laici" che non si riconoscono né nel precedente governo guidato dai Fratelli musulmani e neppure nell'attuale regime militare.
Due dimostranti sostenitori di Morsi sono stati uccisi nel corso dei violenti scontri con le forze di sicurezza a Minya, una città dell'Alto Egitto a sud del Cairo. Altri 25 manifestanti sono morti al Cairo, tre dei quali nei violentissimi scontri con le forze di sicurezza davanti al sindacato dei giornalisti e 22 ad Alf-masqan, a Giza, nella zona orientale della città. Un'ulteriore vittima viene poi segnalata ad Alessandria. Oltre 450 persone sarebbero state invece arrestate, andandosi ad aggiungere alle 300 finite in manette ieri quando nel corso di scontri e attentati i morti sono stati 19.
La situazione più grave, come detto, è quella di Giza dove gli attivisti pro-Morsi parlano di "massacro". Gli stessi, con post sui social media, raccontano di "proiettili che arrivano da tutte le parti". Altri testimoni sul posto affermano che alcuni dimostranti "hanno aperto il fuoco contro le forze di sicurezza". Nella capitale la polizia ha sparato lacrimogeni anche nel quartiere Mohandesin per disperdere due manifestazioni dirette dalla moschea 'Mostafa Mahmoud' a Piazza Tahrir, luogo simbolo della rivoluzione del 2011. Una delle manifestazioni era composta da sostenitori di Morsi, mentre l'altra era stata organizzazione dal Fronte del cammino rivoluzionario, che si oppone ai Fratelli Musulmani e all'esercito. Per disperdere i dimostranti almeno due tank M113 sono avanzati lungo il ponte 6 Ottobre, a poca distanza da piazza Tahrir. La folla, dopo che i due mezzi corazzati hanno sparato colpi di avvertimento, si sono dati alla fuga.
Nel mirino degli anti-islamisti in particolare i giornalisti. Oltre una decina di report egiziani è stata picchiata in piazza Tahrir o messa in salvo dalla polizia per sottrarla alla violenza della folla. Tra i casi più gravi quello di una reporter egiziana che i dimostranti avevano ipotizzato fosse una corrispondente di al Jazeera, accusata di essere schierata con i Fratelli musulmani del presidente deposto Morsi.
Situazione molto tesa anche a Suez dove un'esplosione si è verificata davanti all'ingresso della sede della sicurezza centrale del governatorato provocando il ferimento di almeno quattro reclute.
"Le bombe e gli avvenimenti sanguinosi di questi giorni in Egitto sono segnali molto preoccupanti, c'è da sperare che non degenerino in una nuova spirale di ulteriori scontri e instabilità endemica nel Paese", ha commentato il ministro degli Esteri, Emma Bonino.