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Ucraina, sgombrato Ministero della Giustizia. Yanukovich incontra i leader dell'opposizione

La minaccia dello stato d'emergenza induce i radicali di Splina Sprava a uscire dal dicastero. Se il Parlamento non cederà alle richieste dell'opposizione, l'edificio sarà nuovamente occupato. Nota congiunta dei leader antigovernativi: "trattare, ma la pazienza ha un limite". Iulia Timoshenko: "Non accettate le umilianti condizioni poste dal potere"
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KIEV - A sorpresa, i tre principali leader dell'opposizione ucraina si sono di nuovo incontrati con il presidente Viktor Yanukovich. L'ex pugile Vitali Klitschko, leader di Udar, Arseni Iatseniuk, membro del partito di Yulia Timoshenko, e il nazionalista di Svoboda, Oleg Tiagnybok, partecipano al meeting alla vigilia di una sessione straordinaria del Parlamento di Kiev. La riunione è in corso, i capi dei tre principali partiti dell'opposizione hanno già fatto capire di non voler accettare le redini del governo - proposte loro da Yanukovich - se non saranno concesse anche elezioni presidenziali e parlamentari anticipate e l'abrogazione delle "liberticide" leggi anti-protesta.

Riunione che segue di qualche ora lo sgombero, questa mattina, del Ministero della Giustizia da parte dei radicali del movimento 'Splina Sprava' (causa comune) che lo avevano occupato durante le dimostrazioni a Kiev ieri sera. Sgombero sollecitato dalla minaccia del ministro della Giustizia …
KIEV - A sorpresa, i tre principali leader dell'opposizione ucraina si sono di nuovo incontrati con il presidente Viktor Yanukovich. L'ex pugile Vitali Klitschko, leader di Udar, Arseni Iatseniuk, membro del partito di Yulia Timoshenko, e il nazionalista di Svoboda, Oleg Tiagnybok, partecipano al meeting alla vigilia di una sessione straordinaria del Parlamento di Kiev. La riunione è in corso, i capi dei tre principali partiti dell'opposizione hanno già fatto capire di non voler accettare le redini del governo - proposte loro da Yanukovich - se non saranno concesse anche elezioni presidenziali e parlamentari anticipate e l'abrogazione delle "liberticide" leggi anti-protesta.

Riunione che segue di qualche ora lo sgombero, questa mattina, del Ministero della Giustizia da parte dei radicali del movimento 'Splina Sprava' (causa comune) che lo avevano occupato durante le dimostrazioni a Kiev ieri sera. Sgombero sollecitato dalla minaccia del ministro della Giustizia ucraino, Elena Lukash, sulla proclamazione dello stato d'emergenza se il suo dicastero non fosse stato liberato pacificamente. Poco dopo, in conferenza stampa, il ministro degli Esteri Leonid Kozhara ha dichiarato che il governo ucraino "non ha al momento intenzione di decretare lo stato di emergenza".

I manifestanti annunciano però che continueranno a bloccare l'ingresso dell'edificio e affermano che, se una sessione speciale del Parlamento domani non cederà alle richieste dell'opposizione, il ministero sarà nuovamente occupato. Intanto, è ancora violenza in Ucraina. Quattro agenti di guardia al Consiglio comunale sono stati feriti dal lancio di bottiglie molotov a Kryvyy Rih, nell'Ucraina orientale. I tre principali partiti dell'opposizione hanno condannato il gesto.

In mattinata, l'opposizione ucraina aveva annunciato di essere pronta a proseguire il negoziato con il presidente Viktor Yanukovich, "nonostante un tentativo delle autorità di interrompere i negoziati e dichiarare lo stato di emergenza". Ma "la pazienza delle persone infuriate per la sordità delle autorità può interrompersi in qualsiasi momento" conclude la nota. L'opposizione aveva già respinto una proposta di Yanukovich: guida del governo a Arseny Yatsenyuk, uno dei tre leader dell'opposizione, con Vitali Klitschko vice e apertura per una riforma che renda la Costituzione più pluralista.

Ai leader dell'opposizione è tornata a rivolgersi dalla detenzione Iulia Timoshenko, affinché respingano le condizioni "umilianti" poste dal potere per giungere a un accordo che metta fine alla gravissima crisi politica. Le parole della ex primo ministro e leader della "rivoluzione arancione" del 2004 sono comparse sul sito internet della Timoshenko. La sua liberazione è una delle richieste del fronte dell'opposizione filo Ue.

L'Alto rappresentante della politica estera dell'Ue, Catherine Ashton, andrà domani a Kiev per mediare nella crisi politica ucraina, 48 ore prima di quanto inizialmente previsto. Da Varsavia giunge l'offerta del presidente dell'Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), lo svizzero Didier Burkhalter, a fare da mediatore nella crisi ucraina. "Ho proposto al primo ministro Mykola Azarov varie azioni concrete per avviare un dialogo e diminuire le violenze", ha dichiarato Burkhalter in conferenza stampa, si attende la risposta di Kiev.

Oggi era a Kiev il commissario Ue all'Allargamento e vicinato, Stefan Fule, "per sottolineare l'impegno di Bruxelles nei confronti dell'Ucraina" e "per aiutare a trovare una via d'uscita alla crisi" rende noto il suo portavoce. Fule è già stato a Kiev venerdì e sabato, dove ha incontrato il presidente Yanukovich, i rappresentanti dell'opposizione e quelli della società civile.

Per il ministro degli Esteri Emma Bonino, la posizione di Yanukovich è "quasi insostenibile per via dalle decisioni prese, della repressione usata e delle leggi promulgate - spiega a Radio24 - anche se nelle ultime ore c'è stata un'apertura al ritiro di quelle leggi". Il capo della diplomazia italiana ha ricordato che domani il vertice Ue-Russia sarà "l'occasione per continuare a fare pressione a tutti i livelli, tanto su Kiev che su Mosca".

Italia e Spagna esprimono "preoccupazione comune sulla situazione drammatica in Ucraina", dove "è intollerabile il ricorso alla violenza". Lo ha detto il presidente del Consiglio Enrico Letta, nella conferenza stampa congiunta con il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy.

"Le porte dell'Europa sono aperte all'avvicinamento e, un giorno, all'ingresso dell'Ucraina - ribadisce Letta - e chiediamo con forza, lo farà anche lady Ashton (responsabile della politica estera Ue, ndr), che il dialogo riesca a recuperare e superare questa situazione drammatica di ricorso alla violenza che vede ai confini della Ue un paese dividersi con spargimento di sangue".