IL CAIRO - L'accusa è di associazione a gruppi terroristici, di aver usato equipaggiamento non autorizzato, e di aver diffuso notizie false che avrebbero danneggiato oltre che messo in pericolo lo Stato egiziano. Per questo venti giornalisti di al-Jazeera, inclusi quattro stranieri, dovranno affrontare in Corte un processo per difendere la propria integrità e la libertà di stampa. Saranno processati per aver "diffuso notizie false con l'obiettivo di informare il mondo esterno che nel paese era in corso una guerra civile".
L'ufficio del procuratore capo del Cairo ha specificato che dei venti, 16 giornalisti egiziani sono accusati di fare parte di gruppi terroristici, mentre gli stranieri - un australiano, un olandese e due britannici - di aver aiutato con notizie false le azioni di gruppi terroristici. Otto di loro sono già detenuti in carcere. E' la prima denuncia alla stampa da quando, a dicembre, i Fratelli musulmani, sono stati dichiarati organizzazione terrorista subito dopo l'esplosione di un'autobomba davanti al quartier generale della polizia. In quell'occasione morirono 15 persone.
Il governo egiziano in sostanza accusa l'emittente con base nel Qatar di averli appoggiati. Al-Jazeera rifiuta le accuse e chiede la liberazione immediata dei propri reporter. Anche il segretario generale di Amnesty International ha condannato la detenzione dei giornalisti. Solidarietà oltre che una dichiarazione congiunta è arrivata anche dalla Bbc, CNN e Associated Press, mentre su Twitter l'appello alla liberazione sta circolando con l'hashtag#FreeAJStaff.
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Al momento sono in carcere otto giornalisti che lavorano per la tv di Stato di Doha, mentre i restanti 12 sono ricercati. La procura non ha rivelato l'identità dei reporter dietro le sbarre, ma tra di loro dovrebbero figurare Mohamed Fahmy, egiziano-canadese, Baher Mohamed, producer egiziano, Peter Greste, corrispondente australiano, si trovano a Tora Prison. Sono tenuti in celle separate dal 29 dicembre. Abdullah al-Shami e Mohammed Badr, corrispondenti di emittenti associate a al-Jazeera, sono in prigione da oltre cinque mesi.
L'ufficio del procuratore capo del Cairo ha specificato che dei venti, 16 giornalisti egiziani sono accusati di fare parte di gruppi terroristici, mentre gli stranieri - un australiano, un olandese e due britannici - di aver aiutato con notizie false le azioni di gruppi terroristici. Otto di loro sono già detenuti in carcere. E' la prima denuncia alla stampa da quando, a dicembre, i Fratelli musulmani, sono stati dichiarati organizzazione terrorista subito dopo l'esplosione di un'autobomba davanti al quartier generale della polizia. In quell'occasione morirono 15 persone.
Il governo egiziano in sostanza accusa l'emittente con base nel Qatar di averli appoggiati. Al-Jazeera rifiuta le accuse e chiede la liberazione immediata dei propri reporter. Anche il segretario generale di Amnesty International ha condannato la detenzione dei giornalisti. Solidarietà oltre che una dichiarazione congiunta è arrivata anche dalla Bbc, CNN e Associated Press, mentre su Twitter l'appello alla liberazione sta circolando con l'hashtag
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Al momento sono in carcere otto giornalisti che lavorano per la tv di Stato di Doha, mentre i restanti 12 sono ricercati. La procura non ha rivelato l'identità dei reporter dietro le sbarre, ma tra di loro dovrebbero figurare Mohamed Fahmy, egiziano-canadese, Baher Mohamed, producer egiziano, Peter Greste, corrispondente australiano, si trovano a Tora Prison. Sono tenuti in celle separate dal 29 dicembre. Abdullah al-Shami e Mohammed Badr, corrispondenti di emittenti associate a al-Jazeera, sono in prigione da oltre cinque mesi.