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Siria, spari contro Raed Fares e la sua "rivoluzione dei poster"

Nella cittadina di Kafranbel da tre anni un gruppo di giovani del Media Center scende in piazza con cartelli satirici, anche in inglese, per denunciare la repressione e l'indifferenza della comunità internazionale. Ora il leader della protesta "creativa" è stato vittima di un attentatodi FRANCESCA CAFERRI
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Gli hanno sparato davanti alla porta di casa: dieci proiettili per fermare una rivoluzione, quella della società civile siriana, quella dei giovani, dei laici e della gente comune, di cui nessuna delle altri parti in causa  -  il governo di Bashar al Assad o l'opposizione di stampo estremista guidata dall'Isis (Stato islamico dell'Iraq e dell'Oriente) e dal Fronte al Nusra - ha interesse che si parli. Raed Fares è un simbolo della Siria che non si arrende: 40 anni, negli ultimi due è diventato famoso in tutto il mondo anche se non ha quasi mai lasciato Kafranbel, la cittadina nel nord della Siria in cui vive.

Dalla primavera del 2011, insieme a un gruppo di ragazzi e ragazze organizzati intorno al suo Media center, ogni venerdì scende in piazza per chiedere libertà e giustizia per la Siria, ma lo fa in modo speciale: per attirare l'attenzione del mondo Raed e i suoi usano cartelloni e poster colorati, molto spesso scritti in inglese, dall'a…
Gli hanno sparato davanti alla porta di casa: dieci proiettili per fermare una rivoluzione, quella della società civile siriana, quella dei giovani, dei laici e della gente comune, di cui nessuna delle altri parti in causa  -  il governo di Bashar al Assad o l'opposizione di stampo estremista guidata dall'Isis (Stato islamico dell'Iraq e dell'Oriente) e dal Fronte al Nusra - ha interesse che si parli. Raed Fares è un simbolo della Siria che non si arrende: 40 anni, negli ultimi due è diventato famoso in tutto il mondo anche se non ha quasi mai lasciato Kafranbel, la cittadina nel nord della Siria in cui vive.

Dalla primavera del 2011, insieme a un gruppo di ragazzi e ragazze organizzati intorno al suo Media center, ogni venerdì scende in piazza per chiedere libertà e giustizia per la Siria, ma lo fa in modo speciale: per attirare l'attenzione del mondo Raed e i suoi usano cartelloni e poster colorati, molto spesso scritti in inglese, dall'approccio satirico e spesso ricchi di riferimenti alla cultura occidentale, che sia quella hollywoodiana di Titanic o del Padrino oppure quella universale di Martin Luther King.

Nelle piazze della cittadina sono andati, con gradissimo rischio, sia quando il governo le controllava ancora che quando ad occupare i vicoli e le strade sono arrivati i ribelli dell'Isis. "Obama ha bisogno di un terzo mandato per decidere cosa fare con la Siria: chissà se saremo vivi per allora", recita uno degli slogan. Un altro dice: "I have a Dream: lasciate che anche Kafranbel sia libera". Fra gli ultimi successi, un video che fa la parodia della rivoluzione e dell'atteggiamento del mondo nei suoi confronti usando un paragone con gli uomini delle caverne.

L'idea ha funzionato: la "rivoluzione creativa" di Kafranbel è finita sui giornali di tutto il mondo, dal New York Times a Foreign Policy passando per Al Jazeera, ed è riuscita a far capire quello che sta accadendo in Siria a persone che normalmente non si sarebbero interessate della questione.

Un successo che a Fares è costato un prezzo altissimo: martedì sera, mentre stava tornando a casa è stato colpito da dieci proiettili. Ora è ricoverato in condizioni stabili in uno degli ospedali della zona. L'attacco non è stato rivendicato, ma gli attivisti puntano il dito contro l'Isis, che da tempo aveva messo l'uomo nella sua lista nera e a più riprese lo ha arrestato, interrogato e minacciato. In particolare uno degli ultimi poster creati dall'uomo  -  che mostrava Bashar e l'Isis come mostri simili l'uno all'altro, ugualmente dannosi per la Siria  -  aveva fatto infuriare gli estremisti: così come il successo del tour di Fares, che insieme alla blogger Rawan Ghazzawi, era da poco rientrato dagli Stati Uniti dove aveva raccontato della rivoluzione civile siriana.

"Colpire Fares è un gesto altamente simbolico  -  spiega Donatella Della Ratta, esperta di Siria e fellow dell'università della Pennsylvania, autrice di un recente studio sulla fiction e la televisione nell'era degli Assad  -  dimostra che non è interesse di nessuno dei protagonisti della scena odierna (governo e ribelli armati) tenere viva la rivoluzione della gente comune, quella che non vuole califfati né dittature". Un tentativo che per ora è fallito: Fares è sopravvissuto e i suoi amici sperano che tornerà presto a inventare gli slogan caustici che hanno reso Kafranbel famosa nel mondo.