NEW YORK - Alla General Electric Obama guarda i grandi impianti, le facce dei giovani operai e per sostenere l'industria manifatturiera americana non esita a correre sul filo dell'autogol: "I ragazzi dovrebbero imparare i lavori manuali, vanno incoraggiati in questa direzione, perché pagano bene e spesso sono più utili di una laurea in storia dell'arte". È la fine di gennaio e subito il sito della Casa Bianca viene invaso da email di protesta. Linda Downs, il direttore esecutivo dell'Art Association sbotta in un comunicato ufficiale: "È terribile, si dimentica che lui stesso e i più grandi innovatori del paese hanno lauree umanistiche". Così, per uscire dall'angolo il presidente ricorre a una delle cose che gli riescono meglio, il colpo di scena retorico: prende la carta intestata e risponde personalmente a una delle tante persone che lo hanno attaccato con una lettera scritta a mano. A riceverla è Ann Collins Johns che insegna storia dell'arte medievale e rinascimentale all'Università di Austin in Texas: "La prego di scusarmi, non volevo mettere in dubbio il valore della materia. A scuola e al college l'ho studiata con passione, era tra le mie favorite", scrive il presidente, che poi aggiunge: "Parlavo di lavoro e occupazione, volevo solo consigliare ai ragazzi che non possono o non hanno le attitudini di avanzare negli studi una via alternativa e altrettanto valida". Con la professoressa la missione è compiuta: "Ho votato Obama, per questo c'ero rimasta male. Non avrei mai pensato che mi rispondesse", ma la polemica non si ferma.
Il nervo infatti è scoperto, le materie umanistiche sono in caduta libera nelle università americane e a giugno un comitato di saggi ha scritto una lettera al Congresso perché prenda provvedimenti "prima che sia troppo tardi": "Sta accadendo qualcosa di molto pericoloso, tutti pensano che la storia e il resto non servano a trovare lavoro e siano inutili: ma è un grande errore, che ci costerà caro. Queste discipline allenano la mente, favoriscono la creatività: tutte doti necessarie per uscire dalla crisi in cui viviamo", spiega Richard Brodhead, preside della facoltà di inglese alla Duke University, uno dei membri della commissione. I numeri del declino però non cambiano: ad Harvard solo il 20% degli studenti segue percorsi classici, un calo del 36% rispetto al 1954, ma secondo altre statistiche il segno meno è del 50%, a Yale va quasi peggio e il dato nazionale lo indica con chiarezza: meno 8%.
Dopo l'ultima Grande Recessione, con i costi dei college che crescono i genitori spingono i figli verso facoltà che garantiscono un più sicuro ritorno economico. Per non parlare di quelli che seguono il consiglio dell'ex sindaco di New York Michael Bloomberg che disse: "Studiare? Non è una bella idea di questi tempi, molto meglio fare l'idraulico". Oppure quello di John McCain, che in piena campagna presidenziale del 2008 sconfessò addirittura la laurea umanistica della figlia: "Non serve a niente per trovare una buona occupazione". Anche allora, come oggi, fu subito dibattito con i due schieramenti che si sfidavano a colpi di studi e ricerche per sostenere la propria causa. Obama si consola con i complimenti della professoressa e non ascolta le critiche dei repubblicani che per una volta avevano apprezzato le sue parole: "Le scuse sono patetiche, pensi a quel che serve per la nostra economia", scrive su Twitter il senatore Marc Rubio. E la polemica fa il suo giro.
Il nervo infatti è scoperto, le materie umanistiche sono in caduta libera nelle università americane e a giugno un comitato di saggi ha scritto una lettera al Congresso perché prenda provvedimenti "prima che sia troppo tardi": "Sta accadendo qualcosa di molto pericoloso, tutti pensano che la storia e il resto non servano a trovare lavoro e siano inutili: ma è un grande errore, che ci costerà caro. Queste discipline allenano la mente, favoriscono la creatività: tutte doti necessarie per uscire dalla crisi in cui viviamo", spiega Richard Brodhead, preside della facoltà di inglese alla Duke University, uno dei membri della commissione. I numeri del declino però non cambiano: ad Harvard solo il 20% degli studenti segue percorsi classici, un calo del 36% rispetto al 1954, ma secondo altre statistiche il segno meno è del 50%, a Yale va quasi peggio e il dato nazionale lo indica con chiarezza: meno 8%.
Dopo l'ultima Grande Recessione, con i costi dei college che crescono i genitori spingono i figli verso facoltà che garantiscono un più sicuro ritorno economico. Per non parlare di quelli che seguono il consiglio dell'ex sindaco di New York Michael Bloomberg che disse: "Studiare? Non è una bella idea di questi tempi, molto meglio fare l'idraulico". Oppure quello di John McCain, che in piena campagna presidenziale del 2008 sconfessò addirittura la laurea umanistica della figlia: "Non serve a niente per trovare una buona occupazione". Anche allora, come oggi, fu subito dibattito con i due schieramenti che si sfidavano a colpi di studi e ricerche per sostenere la propria causa. Obama si consola con i complimenti della professoressa e non ascolta le critiche dei repubblicani che per una volta avevano apprezzato le sue parole: "Le scuse sono patetiche, pensi a quel che serve per la nostra economia", scrive su Twitter il senatore Marc Rubio. E la polemica fa il suo giro.