Micro aggressioni LGBT, il fotoprogetto
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Ispirandosi alla serie fotografica "Racial Microaggressions" (che denunciava la quotidianetà dei commenti razzisti) Kevin Nadal, professore associato di psicologia al John Jay College di New York, ha deciso di espandere il progetto alla comunita LGBT: ha chiesto infatti alla cerchia dei suoi amici omosessuali di scattarsi un selfie con cartelli che riassumessero i commenti discriminanti ed offensivi dei quali sono oggetto ogni giorno. "Abbiamo bisogno che le persono imparino ad essere consapevoli del linguaggio che usano nei confronti degli altri - spiega Nadal - perché anche piccole frasi o singole parole possono offendere e creare danni e disagi". In questa foto: "(Il fatto che tu sia gay) è assolutamente cool per me, fino a quando posso guardare"
a cura di Nicola Perilli -
"Lui è il mio migliore amico gay" -
Perché non indossi mai vestitini? -
Hai mai fatto del vero sesso? -
Non sono omofobico, sei tu che sei troppo sensibile -
“Lei” (tra virgolette) -
Sei bisessuale? Questo non può far sentire insicuro il tuo patner? -
Sei uomo o donna? -
Ma non verrò abbordato in un bar gay? -
"Caro Dr. & Signora Rivera…” (intestazione di un invito) -
Dove sono tua moglie e i tuoi figli? (Risposta: nella fantasia dei miei genitori) -
Io ho un cugino come te… (Risposta: Come?) -
Non capisco perché voi vogliate mutilare il vostro corpo -
Quindi… chi è l’uomo della coppia? -
Somigli così tanto a Jack della sitcom 'Will & Grace' (in realtà io sono Grace) -
NO UOMO -
(In modalità 'doveri familiari') Perché non hai ancora un marito? Dov’è il tuo ragazzo? -
Solo perché mi piacciono gli uomini non vuol dire che mi piacciono tutti gli uomini. In realtà ho il mio ideale di uomo e probabilmente… non sei tu!!!