Esteri

Iran, la svolta del ministro della Cultura: "Non possiamo bloccare Internet"

Ali Jannati annuncia la revisione del programma di censura dei social network e dell'accesso ai canali satellitari: "Non si possono fermare le persone con il pretesto di difendere i valori islamici"

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TEHERAN - Le regole che governano l'uso di Internet in Iran saranno "riviste ed aggiornate" ai tempi moderni. E' questa la dichiarazione del ministro della Cultura iraniano, Ali Jannati, secondo quanto riporta l'agenzia ufficiale Irna, lasciando intendere che le restrizioni ora in imposte alla Rete possano essere allentate.

In Iran non è in linea di principio illegale essere utenti di Facebook o Twitter, ma l'accesso a questi social network è possibile solo attraverso network privati (Vpn) che di fatto sono illegali.

Inoltre il ministro ha ricordato come il 71% dei residenti a Teheran hanno parabole satellitari che permettono loro di guardare programmi televisivi stranieri, cosa che è illegale. "Questo significa che milioni di persone nella capitale commettono un crimine ogni sera", ha aggiunto affermando che questa situazione è assurda e deve essere cambiata. Nella capitale vive oltre il 10% dei 77 milioni di abitanti del Paese, ma anche molti iraniani fuori dalla capitale utilizzano i satelliti.

"Penso che non si possano fermare le persone e impedire qualcosa col pretesto di difendere i valori islamici. La questione del filtro di Facebook fa parte delle cose che saranno regolate", ha detto riferendosi anche al fatto che "quattro milioni di iraniani" usano il social network americano. Il ministro ricorda anche come, dopo la rivoluzione del 1979, vennero vietati il fax e il videoregistratore, "il che oggi appare ridicolo".

Sono molti i politici che utilizzano Facebook, tra loro il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif e la guida supremam, l'ayatollah Ali Khamenei, che ha anche un account Instagram. Il presidente Hassan Rohani è un utente molto attivo di Twitter. Ma è dal 2009 che l'Iran blocca l'accesso a Twitter, Facebook, YouTube, e ad altri siti Internet, da quando i social network sono stati utilizzati in modo massiccio dai giovani per organizzare le manifestazioni di protesta contro la rielezione dell'allora presidente  Mahmoud Ahmadinejad. Secondo cifre ufficiali, sono almeno 30 milioni gli iraniani che usano Internet.

"Ci sono sei ministri nel comitato della censura", ha aggiunto Ali Jannati. "Abbiamo spiegato lungamente che non si possono sollevare barriere intorno a noi". Il comitato, oltre a supervisionare i social network, è anche incaricato di filtrare l'accesso a siti pornografici e a gruppi politici considerati ostili all'Iran.

Quanto alla censura dei libri, per il ministro, non si può ordinare "a causa del suo autore" ma a causa del suo contenuto".

Jannati è il figlio del segretario del Consiglio dei guardiani della Costituzione, un organismo equivalente al Consiglio costituzionale, diretto dai conservatori e del tutto contrario all'alleggerimento della censura.