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Le parole chiave dell'era Bergoglio: poveri, misericordia, pace e donne 

Papa Francesco ha pronunciato 208 discorsi ufficiali usando oltre 210 mila vocaboli. Naturalmente i termini più usati sono "Dio" e "Gesù". Subito dopo c'è "noi", con cui annulla le distanze da chi lo ascolta. Tanti sono gli accenni alla disoccupazione e all'ingiustizia sociale. E per 40 volte ha parlato di nonni
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LE PRIME parole - "fratelli e sorelle buonasera" - sono servite a rompere il ghiaccio. Ma da quando si è affacciato vestito di bianco, tra udienze, omelie e angelus papa Francesco ha pronunciato 208 discorsi ufficiali, utilizzando oltre 210mila vocaboli. Senza contare gli interventi a braccio durante le messe mattutine a Santa Marta, che non sono trascritti integralmente. "Dio" e "Gesù", sono i termini più frequenti in assoluto, ma questo non sorprende per un pontefice. Li pronuncia molto più spesso  di Benedetto XVI (che il secondo nome in realtà preferisce sostituirlo con l'appellativo di "Cristo"), addirittura con un incremento del 30 per cento se ci si concentra sul primo mese di ministero. Proprio in quel periodo però, Francesco, più dei suoi predecessori, si è presentato al mondo come il papa della "misericordia", espressione che, in tutte le sue declinazioni e insieme …
LE PRIME parole - "fratelli e sorelle buonasera" - sono servite a rompere il ghiaccio. Ma da quando si è affacciato vestito di bianco, tra udienze, omelie e angelus papa Francesco ha pronunciato 208 discorsi ufficiali, utilizzando oltre 210mila vocaboli. Senza contare gli interventi a braccio durante le messe mattutine a Santa Marta, che non sono trascritti integralmente. "Dio" e "Gesù", sono i termini più frequenti in assoluto, ma questo non sorprende per un pontefice. Li pronuncia molto più spesso  di Benedetto XVI (che il secondo nome in realtà preferisce sostituirlo con l'appellativo di "Cristo"), addirittura con un incremento del 30 per cento se ci si concentra sul primo mese di ministero. Proprio in quel periodo però, Francesco, più dei suoi predecessori, si è presentato al mondo come il papa della "misericordia", espressione che, in tutte le sue declinazioni e insieme alle varianti del termine "perdono", ricorreva ogni 200 parole circa. E sono sempre i numeri che aiutano a scoprire le altre parole chiave di Bergoglio in tutto il suo primo anno in Vaticano. A partire dal "noi", in terza posizione. Non veniva pronunciato così spesso da un pontefice dai tempi del plurale maiestatis, ma che stavolta diventa un modo per avvicinarsi alla gente. Un po' come l'augurio di "buon pranzo", una novità che ha contribuito a rendere familiari i suoi discorsi.

FOTOSTORIA DELL'ANNO DI FRANCESCO

I poveri - Non è stata poi una suggestione l'idea di un pontificato attento ai "poveri": analizzando i testi si scopre che Francesco ha affrontato i 30 giorni successivi all'elezione utilizzando quella parola e le  relative varianti con una frequenza quattro volte più alta rispetto a Ratzinger. La prima fu il 16 marzo 2013 quando, incontrando i giornalisti, ha spiegato le ragioni che lo hanno portato a scegliere il nome del santo di Assisi: "Come vorrei una Chiesa povera per i poveri", arrivò ad esclamare. Nei dodici mesi di Bergoglio sono risuonate spesso anche "vita" (oltre mille volte in un anno, in media cinque per ogni intervento) e "amore" (circa 700 volte, due al giorno), oltre a "fede" e "chiesa" che ovviamente hanno un posto d'onore nel vocabolario di un papa. Per 183 volte parla della donna: "Non si può capire una Chiesa senza donne", ha detto alla stampa a luglio. Per 40 volte cita i nonni e in 4 occasioni lo ha fatto per raccontare di sua nonna Rosa. Una volta, davanti ai fidanzati nel giorno di San Valentino, ha scherzato anche sul ruolo della suocera: "Non esiste la famiglia perfetta, e neppure il marito perfetto, o la moglie perfetta. Non parliamo della suocera perfetta".

Gli appelli su lavoro e ingiustizie - Altri termini hanno caratterizzato interventi molto intensi di Francesco. Per 238 volte, ad esempio, è risuonato un lemma legato al "lavoro", ma il picco si è registrato nell'udienza di mercoledì primo maggio 2013, quando il Papa ha definito l'impiego "un elemento fondamentale della dignità dell'uomo" e poi ha lanciato un richiamo contro quello che ha chiamato il "lavoro schiavo" e ha indicato tra le cause della disoccupazione una "concezione economicista della società, che cerca il profitto egoista, al di fuori dei parametri della giustizia sociale". Nel viaggio a Cagliari del settembre scorso, Francesco ha composto anche una preghiera dedicata ai lavoratori che erano accorsi per incontrarlo. Diceva tra l'altro: "Signore Gesù, a te non mancò il lavoro, dacci lavoro e insegnaci a lottare per il lavoro".
In dieci occasioni, nel corso del suo anno di pontificato, Bergoglio ha poi parlato esplicitamente di "ingiustizie". A luglio, il mese più denso di discorsi papali, lo ha fatto nel corso della giornata mondiale della gioventù di Rio. Ai ragazzi, ai quali riconosce una "particolare sensibilità" in questo senso, Bergoglio ha raccomandato che davanti ad esse non si "spenga la speranza". E "speranza" è una parola che nell'arco dei dodici mesi, è ritornata in media una volta al giorno.

Le parole per costruire la pace - Per 336 volte, invece, Bergoglio ha richiamato l'attenzione sulla "pace". Quando si rischiava il conflitto in Siria ha chiesto al mondo intero di digiunare e di pregare. E in piazza San Pietro, nella veglia davanti a centomila fedeli, è tornato a usare la parola "custodire", che era stata la più frequente nell'omelia di inizio pontificato: "Essere persona umana significa essere custodi gli uni degli altri" ha ammonito il 7 settembre. In questi ultimi giorni, con l'avvento della crisi in Ucraina, il vocabolo che risuona nell'intervento di Bergoglio per scongiurare il conflitto è "dialogo". Lo stesso che, a margine di una recita dell'Angelus di sei mesi fa, era stato indicato ai leader mondiali che discutevano della situazione di Damasco: "La cultura dell'incontro, la cultura del dialogo: questa  -  aveva suggerito il Papa - è l'unica strada per la pace".