Esteri

Rapimento Salviato, l'azienda: "Non è stato richiesto nessun riscatto"

Scomparso a Tobruk da oltre 24 ore Gianluca Salviato. Mancano rivendicazione e richieste dei presunti rapitori. L'azienda offre ricompensa. E' una corsa contro il tempo: non ha con sé l'insulina fondamentale per curare il diabete

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ROMA - "Non abbiamo ricevuto richiesta di riscatto". Da oltre 24 ore non si hanno notizie di Gianluca Salviato, il tecnico italiano malato di diabete scomparso in Libia che si teme sia stato rapito e il primo punto fermo lo mette il presidente della 'Enrico Ravanelli', l'azienda per cui lavora: "No, non abbiamo ricevuto richieste di riscatto" e "non c'era nessun segnale che potesse far pensare a un pericolo".

Sergio Madotto non vuole nemmeno parlare di rapimento: "Aspetto gli eventi, sono cauto". Ma l'ipotesi principale rimane proprio quella del sequestro al momento. A preoccupare è il tempo: nella sua auto abbandonata è stata rinvenuta l'insulina utilizzata per combattere il diabete, e senza il farmaco Salviato rischia la vita.

"Non voglio dir cose che potrebbero essere fraintese - continua Madotto - noi ci stiamo adoperando per conto nostro", ha spiegato il presidente dell'azienda. Per la vicenda "sono impegnate le autorità della città, il console, polizia, servizi segreti libici". Madotto non esclude di partire per la Libia ed ha ripetuto che si tratta di "una vicenda strana: in città siamo sempre stati tranquilli, la gente ci conosce, abbiamo un buon rapporto con la popolazione. Se ci fosse stato un segnale di pericolo non saremmo rimasti lì a lavorare".

L'azienda ha svolto una riunione con alcune famiglie della città ed è stata anche offerta una ricompensa a chiunque abbia notizie di Salviato. Lo si è appreso dalla stessa azienda.
Nella città libica sono state anche distribuite foto del tecnico, e lanciato appelli attraverso la radio locale, sottolineando quali sono i suoi problemi di salute.

Tutti i canali sono stati attivati, mentre dalla famiglia del tecnico si mantiene il massimo riserbo. La Farnesina sta seguendo la vicenda "con il massimo impegno" in contatto costante con l'Unità di crisi e l'ambasciata italiana a Tripoli. Il ministero degli Esteri italiano ha più volte sconsigliato "di recarsi per qualsiasi motivo in Cirenaica e nel sud del Paese", considerato il caos in cui versano queste regioni.

Salviato ha 48 anni, è originario di Martellago nella provincia di Venezia, e lavora da alcuni anni per la Enrico Ravanelli di Venzone (Udine), società che opera nel settore della costruzioni. Secondo un funzionario dell'impresa, il tecnico si trovata a Tobruk per effettuare un sopralluogo di collaudo e stava seguendo i lavori di realizzazione degli impianti fognari nei quali la 'Ravanelli' è impegnata da due anni nella città libica.

La tensione è palpabile a Martellago, la località del veneziano in cui risiede la sua famiglia. Alcuni amici di Salviato hanno raccontato che aveva scelto di andare all'estero perché in Italia non trovava lavoro e che in precedenza aveva lavorato anche nella ex Unione Sovietica.

La zona della Cirenaica, in particolare Bengasi o Derna - feudi degli islamisti radicali - è stata teatro nei mesi scorsi di attentati, rapimenti e uccisioni, quasi all'ordine del giorno. Il 17 gennaio scorso, due operai calabresi, Francesco Scalise e Luciano Gallo, di 63 e 52 anni, erano stati sequestrati vicino Derna e poi liberati il 7 febbraio.