di OMERO CIAI
La via delle riforme economiche, avviata ormai cinque anni fa a Cuba da Raúl Castro, prosegue. Il Parlamento dell'isola ha approvato la nuova legge sugli investimenti stranieri che, nelle speranze del regime, dovrà contribuire ad attirare nuovi capitali internazionali nel povero mercato locale. Il primo obiettivo della nuova legge è dare fiducia e garanzie giuridiche a chi vorrà investire nell'apertura economica cubana. Il secondo favorire il contesto di nuove relazioni commerciali che Raúl vuole consolidare soprattutto con il Brasile e con l'Europa. Il terzo obiettivo, il più importante in prospettiva, è quello di affidarsi agli investimenti stranieri per accendere il motore dello sviluppo. Cuba ha bisogno di capitali per acquistare nuove tecnologie ma soprattutto per garantire un livello sufficiente di produzione di generi alimentari che oggi è costretta ad importare dopo anni di "collettivizzazione" nelle campagne e di fallimentari "piani quinquennali" di sovietica memoria.
Nel dettaglio la nuova legge offre, insieme alle garanzie giuridiche sugli investimenti (spesso sottomessi alle bizzose volontà dell'ex leader maximo), notevoli benifici fiscali e sconti sulle tasse di eventuali profitti, oltre a eliminare faticosi ostacoli burocratici all'importazione ed esportazione di macchinari per l'industria. Una novità molto attesa che dovrebbe essere confermata nel testo finale è anche il via libera agli investimenti diretti dei cubani che risiedono all'estero, che fino ad oggi erano rigorosamente proibiti. Norma che è una scommessa sul futuro. La maggior parte dei cubani in esilio che hanno lasciato l'isola nei 55 anni di regime castrista vivono a Miami, in Spagna e in Messico. Per l'embargo unilaterale americano che vige dal 1961 la vasta comunità di esuli di Miami (fra 800mila e un milione di anime) non potrà investire, almeno in forma diretta, nell'isola ma è da lì che in un futuro, forse non lontanissimo, potranno arrivare capitali sostanziosi.
L'unica cosa che non cambia rispetto alla legge sugli investimenti varata vent'anni da Fidel Castro è la relazione di lavoro. Le aziende straniere che arriveranno sull'isola non potranno assumere dipendenti direttamente ma solo attraverso la preposta agenzia statale che avrà il potere di filtrare le assunzioni. Oggi la legge sulle imprese in joint venture varata nel 1995 ha dimostrato tutta la sua inutilità: da oltre 400 nel 2002, le aziende miste si sono ridotte della metà negli ultimi dieci anni. E la sua riforma è diventata indispensabile. Da poco più di cinque mesi a Cuba c'è già un'area economica speciale, un progetto pilota di apertura al mercato. E' il porto del Mariel, dove il Brasile ha investito per i lavori di ampliamento quasi mille milioni di dollari (750 milioni di euro). Mentre nuovi progetti arriveranno grazie all'eliminazione delle sanzioni anti-regime dell'Unione europea.
La nuova legge sugli investimenti stranieri a Cuba apre all'ingresso di capitali in tutti i settori, tranne nella Sanità, nell'Istruzione e nelle Forze armate. Nessun segnale invece su riforme politiche come chiarito più volte anche dal vicepresidente cubano Marino Murrillo: "A Cuba non ci saranno riforme politiche. Noi stiamo solo parlando di una attualizzazione del modello economico che renda sostenibile il nostro socialismo".
La via delle riforme economiche, avviata ormai cinque anni fa a Cuba da Raúl Castro, prosegue. Il Parlamento dell'isola ha approvato la nuova legge sugli investimenti stranieri che, nelle speranze del regime, dovrà contribuire ad attirare nuovi capitali internazionali nel povero mercato locale. Il primo obiettivo della nuova legge è dare fiducia e garanzie giuridiche a chi vorrà investire nell'apertura economica cubana. Il secondo favorire il contesto di nuove relazioni commerciali che Raúl vuole consolidare soprattutto con il Brasile e con l'Europa. Il terzo obiettivo, il più importante in prospettiva, è quello di affidarsi agli investimenti stranieri per accendere il motore dello sviluppo. Cuba ha bisogno di capitali per acquistare nuove tecnologie ma soprattutto per garantire un livello sufficiente di produzione di generi alimentari che oggi è costretta ad importare dopo anni di "collettivizzazione" nelle campagne e di fallimentari "piani quinquennali" di sovietica memoria.
Nel dettaglio la nuova legge offre, insieme alle garanzie giuridiche sugli investimenti (spesso sottomessi alle bizzose volontà dell'ex leader maximo), notevoli benifici fiscali e sconti sulle tasse di eventuali profitti, oltre a eliminare faticosi ostacoli burocratici all'importazione ed esportazione di macchinari per l'industria. Una novità molto attesa che dovrebbe essere confermata nel testo finale è anche il via libera agli investimenti diretti dei cubani che risiedono all'estero, che fino ad oggi erano rigorosamente proibiti. Norma che è una scommessa sul futuro. La maggior parte dei cubani in esilio che hanno lasciato l'isola nei 55 anni di regime castrista vivono a Miami, in Spagna e in Messico. Per l'embargo unilaterale americano che vige dal 1961 la vasta comunità di esuli di Miami (fra 800mila e un milione di anime) non potrà investire, almeno in forma diretta, nell'isola ma è da lì che in un futuro, forse non lontanissimo, potranno arrivare capitali sostanziosi.
L'unica cosa che non cambia rispetto alla legge sugli investimenti varata vent'anni da Fidel Castro è la relazione di lavoro. Le aziende straniere che arriveranno sull'isola non potranno assumere dipendenti direttamente ma solo attraverso la preposta agenzia statale che avrà il potere di filtrare le assunzioni. Oggi la legge sulle imprese in joint venture varata nel 1995 ha dimostrato tutta la sua inutilità: da oltre 400 nel 2002, le aziende miste si sono ridotte della metà negli ultimi dieci anni. E la sua riforma è diventata indispensabile. Da poco più di cinque mesi a Cuba c'è già un'area economica speciale, un progetto pilota di apertura al mercato. E' il porto del Mariel, dove il Brasile ha investito per i lavori di ampliamento quasi mille milioni di dollari (750 milioni di euro). Mentre nuovi progetti arriveranno grazie all'eliminazione delle sanzioni anti-regime dell'Unione europea.
La nuova legge sugli investimenti stranieri a Cuba apre all'ingresso di capitali in tutti i settori, tranne nella Sanità, nell'Istruzione e nelle Forze armate. Nessun segnale invece su riforme politiche come chiarito più volte anche dal vicepresidente cubano Marino Murrillo: "A Cuba non ci saranno riforme politiche. Noi stiamo solo parlando di una attualizzazione del modello economico che renda sostenibile il nostro socialismo".