dall'inviato ANDREA TARQUINI
BUDAPEST - Gli indici di ottimismo di cittadini e imprenditori sono al massimo, ciò ci sembra significativo. Me lo dice l'influente Ferenc Kumin, consigliere e portavoce del premier, insomma mutatis mutandis lo Alastair Campbell locale, lo spin doctor di Orbàn.
Che risultato vi aspettate tra poche ore?
"Secondo un'istituzione indipendente, la GKI, e i suoi studi, chiamati 'indici dei sentimenti' (dati di fine marzo), l'indice di sentimento dei cittadini - ottimismo o pessimismo sul futuro, sul lavoro, sulla famiglia - è al meglio da otto anni. Quello degli imprenditori è al massimo da 14 anni. Sono semplici metri di misura di come la gente si sente. Presumo che questi dati dicano come la situazione è percepita, come il governo e la situazione economica si riflettono sulla loro vita. Segnali di fiducia, possono spiegare l'alto livello del partito di governo nei sondaggi e le difficoltà degli sfidanti: non possono dire che il paese si sviluppa male".
Quale opposizione è più pericolosa per voi, le sinistre o Jobbik, quale sarà seconda forza politica?
"E'una competizione interessante. Il rivale storico di noi del centrodestra era la sinistra, o alleanze sinistra/liberal, ma è difficile descriverli. Sono un'alleanza di 5 partiti diversi. 4 di 5 sono nuovi, l'unico partito storico è lo Msp, il partito socialista. Ma il futuro non è chiaro. E sull'altro fronte vediamo un movimento di estrema destra, Jobbik, la grande questione è se cresceranno e quanto rispetto al 16 per cento del 2010. Sono rivali, in democrazia dobbiamo prendere sul serio tutti i rivali. E va preso sul serio anche lo Lmp, più o meno verde. Spero passino il 5 per cento, sarebbe bene per la democrazia, rinnoverebbero la sinistra, potrebbero emergere finalmente come sinistra seria e moderna. Jobbik è una forza nuova ma è problematico, molti suoi programmi sono inaccettabili per i valori europei. Ma gli ungheresi non vogliono davvero rafforzare tanto estremismo. Per questo Jobbik cerca toni più soft in campagna".
Ma voi vi avvantaggiate molto dal controllo di media e istituzioni, direi...
"Noi per la gente siamo crescita economica, stabilità e successo. Il grande punto interrogativo, insisto, è chi sarà da domani lo sfidante principale contro di noi".
Vedete nelle opposizioni possibili partner di coalizione per la Fidesz se fosse necessario per formare una maggioranza, o no?
"E'il problema. Sia a sinistra, sia soprattutto guardando a Jobbik. Il premier in persona ha chiarito che con Jobbik non faremo mai nulla insieme, la differenza culturale tra noi e loro è troppo grande. Escluso ogni rapporto tra noi e loro. I socialisti, pensando al passato, sono anche esclusi, non sono la Spd, sono divisi tra loro. Anche in futuro, credo, avremo una possibile nuova, diversa opposizione. E in queste ore abbiamo ogni ragione di sperare in una maggioranza da soli nel nuovo Parlamento. Le opposizioni di sinistra hanno bisogno di una nuova generazione di leader, con Jobbik mai e poi mai, Orbàn lo dice ogni giorno".
Ma i malcontenti sociali possono rafforzare Jobbik, come hanno rafforzato Marine Le Pen in Francia o altri ultrà in Europa, persino in Svezia e Finlandia?
"Ci sono analogie con gli sviluppi del FN che in Francia ha lasciato la retorica più radicale, alle ultime comunali. Suppongo (ma le analogie sono sempre problematiche) che Jobbik tenti la stessa strategia, cercando di conquistare elettori storici della sinistra. Anche da noi le grandi questioni sociali davvero non sono tutte risolte, abbiamo lanciato molte buone iniziative ma siamo ancora in zona di pericolo. Specialmente nelle aree rurali c'è malcontento, frustrazione, disoccupazione, la gente cerca capri espiatori, ciò può favorire estremisti come Jobbik".
BUDAPEST - Gli indici di ottimismo di cittadini e imprenditori sono al massimo, ciò ci sembra significativo. Me lo dice l'influente Ferenc Kumin, consigliere e portavoce del premier, insomma mutatis mutandis lo Alastair Campbell locale, lo spin doctor di Orbàn.
Che risultato vi aspettate tra poche ore?
"Secondo un'istituzione indipendente, la GKI, e i suoi studi, chiamati 'indici dei sentimenti' (dati di fine marzo), l'indice di sentimento dei cittadini - ottimismo o pessimismo sul futuro, sul lavoro, sulla famiglia - è al meglio da otto anni. Quello degli imprenditori è al massimo da 14 anni. Sono semplici metri di misura di come la gente si sente. Presumo che questi dati dicano come la situazione è percepita, come il governo e la situazione economica si riflettono sulla loro vita. Segnali di fiducia, possono spiegare l'alto livello del partito di governo nei sondaggi e le difficoltà degli sfidanti: non possono dire che il paese si sviluppa male".
Quale opposizione è più pericolosa per voi, le sinistre o Jobbik, quale sarà seconda forza politica?
"E'una competizione interessante. Il rivale storico di noi del centrodestra era la sinistra, o alleanze sinistra/liberal, ma è difficile descriverli. Sono un'alleanza di 5 partiti diversi. 4 di 5 sono nuovi, l'unico partito storico è lo Msp, il partito socialista. Ma il futuro non è chiaro. E sull'altro fronte vediamo un movimento di estrema destra, Jobbik, la grande questione è se cresceranno e quanto rispetto al 16 per cento del 2010. Sono rivali, in democrazia dobbiamo prendere sul serio tutti i rivali. E va preso sul serio anche lo Lmp, più o meno verde. Spero passino il 5 per cento, sarebbe bene per la democrazia, rinnoverebbero la sinistra, potrebbero emergere finalmente come sinistra seria e moderna. Jobbik è una forza nuova ma è problematico, molti suoi programmi sono inaccettabili per i valori europei. Ma gli ungheresi non vogliono davvero rafforzare tanto estremismo. Per questo Jobbik cerca toni più soft in campagna".
Ma voi vi avvantaggiate molto dal controllo di media e istituzioni, direi...
"Noi per la gente siamo crescita economica, stabilità e successo. Il grande punto interrogativo, insisto, è chi sarà da domani lo sfidante principale contro di noi".
Vedete nelle opposizioni possibili partner di coalizione per la Fidesz se fosse necessario per formare una maggioranza, o no?
"E'il problema. Sia a sinistra, sia soprattutto guardando a Jobbik. Il premier in persona ha chiarito che con Jobbik non faremo mai nulla insieme, la differenza culturale tra noi e loro è troppo grande. Escluso ogni rapporto tra noi e loro. I socialisti, pensando al passato, sono anche esclusi, non sono la Spd, sono divisi tra loro. Anche in futuro, credo, avremo una possibile nuova, diversa opposizione. E in queste ore abbiamo ogni ragione di sperare in una maggioranza da soli nel nuovo Parlamento. Le opposizioni di sinistra hanno bisogno di una nuova generazione di leader, con Jobbik mai e poi mai, Orbàn lo dice ogni giorno".
Ma i malcontenti sociali possono rafforzare Jobbik, come hanno rafforzato Marine Le Pen in Francia o altri ultrà in Europa, persino in Svezia e Finlandia?
"Ci sono analogie con gli sviluppi del FN che in Francia ha lasciato la retorica più radicale, alle ultime comunali. Suppongo (ma le analogie sono sempre problematiche) che Jobbik tenti la stessa strategia, cercando di conquistare elettori storici della sinistra. Anche da noi le grandi questioni sociali davvero non sono tutte risolte, abbiamo lanciato molte buone iniziative ma siamo ancora in zona di pericolo. Specialmente nelle aree rurali c'è malcontento, frustrazione, disoccupazione, la gente cerca capri espiatori, ciò può favorire estremisti come Jobbik".