Esteri

Turchia, pugni al leader partito opposizione. Sit-in a Roma a difesa della libertà di stampa

Kemal Kilicdaroglu è stato colpito al volto, ma non è rimasto ferito. Il Parlamento turco riprende oggi i lavori dopo le elezioni municipali, vinte dal partito di Erdogan. Decine di persone in strada nella Capitale per rivendicare libertà dei media e del web

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ANKARA - Tensione in Turchia dove oggi il capo del principale partito di
opposizione turco, Kemal Kilicdaroglu, è stato aggredito al Parlamento di Ankara da uno sconosciuto che gli ha tirato due pugni al volto. L'autore dell'assalto, le cui motivazioni non sono immediatamente chiare, è stata bloccato dalle guardie del corpo di Kilicdaroglu e condotto a un posto di polizia per essere interrogato. Il presidente del partito repubblicano del popolo (Chp) non è stato ferito e ha potuto pronunciare normalmente il suo discorso davanti ai deputati del suo partito. "La strada della democrazia è disseminata di imboscate. È escluso cedere, è escluso tornare indietro su questa strada" ha detto Kilicdaroglu sul palco, invitando i suoi sostenitori alla calma.
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Il Parlamento turco riprende oggi i lavori dopo varie settimane di sospensione prima delle elezioni municipali, vinte dal partito del premier Recep Tayyip Erdogan, dopo una campagna tesissima, nonostante le numerose accuse di corruzione a suo carico.
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Intanto, a Roma, alcune decine di persone si sono date appuntamento in via Palestro per manifestare in favore della libertà dei media e del web, davanti all'Ambasciata della Turchia con striscioni, bandiere, maschere di Erdogan e un manichino, vestito e mascherato come il premier turco. La manifestazione è stata organizzata dopo che Yasemin Taskin, corrispondente del quotidiano turco Sabah, è stata di colpo licenziata dopo l'uscita su Repubblica di un'intervista al predicatore turco Fethullah Gülen. In piazza si sono alternati Marco Furfaro, candidato alle europee con Tsipras, Carlo Testini dell'Arci, portavoce italiano della campagna, l'ex europarlamentare di Rifondazione Comunista, Roberto Musacchio e l'esponente del Pd che segue più da vicino le questioni dell'informazione, Vincenzo Vita. "All'ambasciata turca - ha dichiarato Furfaro - per chiedere per la libertà d'informazione e dei media. Per chiedere un'altra Europa".

"Tutti i colpevoli saranno perseguiti", ha assicurato Erdogan, che ha giurato di finirla una volta per tutte con l'organizzazione del suo ex alleato Gulen: "Il nostro popolo ha rinnovato la sua fiducia al nostro governo. E cosa più importante, il nostro popolo ci ha dato l'ordine di lottare contro la struttura parallela" ha detto Erdogan nel suo primo discorso ai deputati. Il premier ha dichiarato guerra alla confraternita dell'imam Gulen, che vive negli Usa, dopo la rivelazione a metà dicembre di un'inchiesta per corruzione che ha scosso il suo governo islamico conservatore, al potere dal 2002. Erdogan accusa il movimento, molto potente nelle polizia e nella magistratura, di aver fabbricato le accuse e, dopo le purghe operate dal governo nei confronti degli inquirenti, di aver inondato Internet con registrazioni compromettenti.