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Elezioni europee e populismi, Letta: "Passare all'attacco"

Il ritorno pubblico dell'ex premier dopo l'uscita da Palazzo Chigi è una lezione universitaria a Parigi. "Nella Ue sarà una campagna elettorale dura"
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PARIGI - “La minaccia dei populismi è una buona notizia: ci costringe a spiegare finalmente perché stiamo insieme, qual è l'anima dell'Europa”. Enrico Letta parla nell'anfiteatro di Sciences Po gremito di studenti, alcuni dei quali italiani. “Non parliamo di Italia” si schermisce all'uscita quando viene interpellato sulle ultime vicende del nostro paese. L'ex premier ha iniziato un ciclo di conferenze nell'università parigina su “Europa, austerità, populismi”. Un tema che gli è caro e su cui lavora da tempo. Ricorda ai ragazzi che l'ascoltano: “Quando studiavo e facevo la mia tesi su questi argomenti dovevo sborsare l'equivalente di cinquecento euro per andare due giorni a Bruxelles. Oggi voi avete voli a cinquanta euro e non sapete cosa sia il cambio tra franco e lira”.

Una lezione in forma di dialogo per il ritorno pubblico dell'ex presidente del Consiglio, quasi due mesi dopo la sua uscita dal …
PARIGI - “La minaccia dei populismi è una buona notizia: ci costringe a spiegare finalmente perché stiamo insieme, qual è l'anima dell'Europa”. Enrico Letta parla nell'anfiteatro di Sciences Po gremito di studenti, alcuni dei quali italiani. “Non parliamo di Italia” si schermisce all'uscita quando viene interpellato sulle ultime vicende del nostro paese. L'ex premier ha iniziato un ciclo di conferenze nell'università parigina su “Europa, austerità, populismi”. Un tema che gli è caro e su cui lavora da tempo. Ricorda ai ragazzi che l'ascoltano: “Quando studiavo e facevo la mia tesi su questi argomenti dovevo sborsare l'equivalente di cinquecento euro per andare due giorni a Bruxelles. Oggi voi avete voli a cinquanta euro e non sapete cosa sia il cambio tra franco e lira”.

Una lezione in forma di dialogo per il ritorno pubblico dell'ex presidente del Consiglio, quasi due mesi dopo la sua uscita dal Palazzo Chigi. Letta riparte dall'Europa, alla vigilia di elezioni cruciali per l'Unione. In Francia come in Italia il sentimento anti-europeo è cresciuto e rischia di travolgere il risultato del 25 maggio. “Sarà una campagna elettorale dura – prevede - Ma per la prima volta dovremmo parlare davvero di Europa e non usare il voto europeo solo per argomenti nazionali”. Letta fa un bilancio a cinque anni dalle ultime elezioni per gli eurodeputati, nel 2009. Un mondo che non c'è più. “Si parla di crisi dell'euro, mentre la crisi è quella dei subprime e della speculazione che è venuta dall'America. E' vero però – aggiunge – che l'Europa è stata colpita nel suo punto debole: un'unione monetaria di successo senza politiche economiche comuni”. Letta ricorda che ci sono voluti 26 vertici a Bruxelles prima di ottenere il famoso via libera per l'intervento della Bce, a cui è toccato un ruolo “politico” che, osserva, forse non era di sua competenza. “Paradossalmente – continua – l'eurozona a 18 paesi ha istituzioni meno solide e collaudate dell'Unione europea a 28 paesi”.

Una governance da ripensare subito dopo il risultato del voto, con il rischio che il nuovo europarlamento sia paralizzato dall'ostruzionismo di partiti anti-europei. “Sarebbe la prima volta e non si sa cosa potrebbe succedere”. Il rischio è anche di vedere modificati gli equilibri politici a Strasburgo, con una maggioranza ancora più ostile all’austerità. Letta ammette di avere avuto contrasti con la Germania quando era al governo nel cercare di imporre un'azione per il rilancio della crescita economica. “Ma sarebbe un errore – aggiunge – pensare di eliminare il vincolo del 3%. Piuttosto, bisogna agevolare l'indebitamento degli Stati quando si tratta di investimenti in favore della crescita”. L'Italia spende ogni anno ben 85 miliardi di euro, ricorda, per pagare gli interessi sul debito pubblico. La Francia ne spende la metà: 45 miliardi. “E il debito italiano è stato accumulato prima del trattato di Maastricht” precisa Letta. Il rapporto debito/Pil era al 122% nel 1992 mentre da allora è salito “solo” fino al 133%.

La domanda però è come dare alle nuove generazioni un entusiasmo nel sogno europeo che va smarrendosi. “Lo spettro della guerra non basta più a tenerci uniti”. Da ragazzo, racconta, il senso dell'Europa era racchiuso nella foto di François Mitterrand e Helmut Kohl al cimitero di Verdun. “Oggi dobbiamo guardare al futuro, offrire una visione, spiegare tutto ciò che di buono l'Europa ha portato nelle nostre vite”. Più coraggio, dunque. E più chiarezza nelle istituzioni. “Esiste un'Europa a due velocità, non dobbiamo nascondercelo, è nei fatti” commenta Letta che è favorevole all'elezione diretta del Presidente della Commissione europea, così come auspica che l'Unione sia ulteriormente allargata alla Serbia e ai paesi dei Balcani. L'Europa non è più il centro del mondo, riconosce, ma può ancora pesare nel nuovo mondo se è unita e coesa. “Non possiamo fare come il Psg contro il Chelsea” scherza Letta nell'ateneo parigino. “E’ il momento di passare all'attacco”.