PRAGA - 'Conditio sine qua non' per avviare un dialogo credibile con la Russia sull'Ucraina è che Mosca ritiri prima i circa 40.000 soldati ammassati lungo il confine orientale. Questa la condizione posta dal segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, che su Twitter ha ribadito che "L'impegno della Nato alla difesa collettiva è incrollabile. Stiamo intraprendendo passi legittimi per affrontare l'instabilità creata dagli atti illegittimi della Russia". Ma Mosca punta il dito contro l'Alleanza Atlantica, accusata di usare la crisi in Ucraina per "serrare le fila" contro una minaccia esterna immaginaria per i paesi dell'Alleanza. Mentre Obama, dall'Air force one, chiama la cancelliera tedesca Angela Merkel per fare un punto sulla situazione. Il presidente ha "sottolineato la necessità che gli Stati Uniti e l'Unione Europea e gli altri Paesi partner si preparino a rispondere ad una ulteriore escalation russa (in Ucraina) con nuove sanzioni".
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Accuse a distanza. Secondo il Cremlino, infatti, Rasmussen "riproduce con zelo la retorica da Guerra fredda", quando parla delle tensioni in Ucraina, si legge in una nota del ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov. Mosca accusa anche Rasmussen di avere trasformato la Nato in un "club d'elite" che applica "doppi standard" nelle sue politiche internazionali. Inoltre, ha detto Lavrov, il dispiegamento delle truppe Nato vicino ai confini con la Russia costituisce una violazione degli obblighi internazionali: ''Il fatto che membri della Nato siano stati costretti, molto probabilmente sotto ricatto, a piazzare le proprie truppe nei pressi della frontiera con la Russia - ha sottolineato il ministero degli Esteri di Mosca- è una violazione dei principi basilari della dichiarazione di Vienna'', del 1997. Martedì, parlando a Parigi, il segretario generale dell'Alleanza ha chiesto alla Russia di ritirare le decine di migliaia di soldati che la Nato dice ha concentrato sul confine con l'Ucraina. Secondo l'Alleanza, Mosca sta usando le truppe per mantenere la pressione sul governo di Kiev, preparandosi per una possibile invasione, dopo aver annesso la Crimea.
Putin a Ue: "preoccupatissimo per gas Ucraina". La Russia potrebbe decidere di interrompere le forniture di gas verso l'Ucraina se questa non
onora i suoi debiti. La minaccia arriva dal presidente russo, Vladimir Putin,che esprime "estrema preoccupazione" sul debito accumulato dall'Ucraina per le forniture di gas russo e sulle possibili conseguenze in termini di approvvigionamento anche per l'Europa. Il presidente russo, in una lettera inviata ai leader Ue inviata "ai capi di stato dell'Europa occidentale e orientale", come precisato dal suo portavoce Dmitri Peskov, avanza delle proposte per una soluzione. "Ma per ora non ne sveliamo il contenuto", ha detto Peskov.
Consiglio d'Europa: sospesa delegazione russa. Il Consiglio d'Europa ha sospeso il diritto di voto della Russia in relazione alle sue azioni in Crimea, dopo che i 18 delegati di Mosca hanno boicottato la riunione di oggi. Il un tweet, il capo della delegazione di Mosca Alexey Pushkov ha definito le azioni dell'Assemblea parlamentare del Consiglio "una farsa che può solo causare repulsione". Tra i rappresentanti dei 47 Paesi ci sono anche quelli di Ucraina e Russia, e tra questi ultimi ci sono persone colpite dalle sanzioni imposte da Usa e Ue a causa delle azioni condotte da Mosca in Ucraina e Crimea. La sospensione dalla principale organizzazione di difesa dei diritti umani del continente sarà valida sino alla fine dell'anno.
Fmi: "Aiuti per Ucraina a maggio". Potrebbe arrivare "all'inizio di maggio" un pacchetto di aiuti per Kiev, con risorse che potrebbero essere comprese "tra i 14 e i 18 miliardi di dollari" da parte dell'Fmi. Lo ha affermato il direttore dell'Istituto di Washington, Christine Lagarde in conferenza stampa precisando che "il Fmi non inizia un negoziato (su un pacchetto d'aiuti, ndr) con l'idea che un programma possa fallire".
Tensione sempre alta. Intanto, dopo le manifestazioni dei giorni scorsi, il presidente ad interim ucraino Oleksandr Turcinov ha assicurato un'amnistia per gli insorti filorussi se consegneranno le armi e lasceranno liberi gli edifici amministrativi occupati. Ma a Donetsk e a Lugansk, a 24 ore dalla scadenza dell'ultimatum di Kiev per sgomberare i palazzi del potere occupati nelle due città dell'Ucraina orientale da attivisti filorussi, cresce la tensione. Le trattative sembrano in stallo e per ora non c'è alcun segno di resa. Anzi, nel corso delle ore intorno agli edifici sono state ulteriormente rinforzate le barricate con ogni sorta di materiale, mentre i manifestanti, tra cui anche donne e anziani, hanno cominciato a bruciare qualche pneumatico per scaldarsi e ad organizzarsi con qualche cucina da campo, cantando canzoni russe e sventolando le bandiere russe e della propria regione. Su Youtube intanto si moltiplicano i filmati dell'avvicinarsi a Donetsk di colonne di camion militari, blindati e anche carri armati leggeri, con i vani tentativi degli abitanti locali di fermarli.
Picchiato candidato presidente 'filorusso' nel Sud. Voleva entrare in ospedale per visitare gli insorti filorussi feriti pochi giorni fa negli scontri con i sostenitori del nuovo governo di Kiev, ma è stato picchiato da un gruppo di pro-Maidan e costretto a battere in ritirata. È successo ieri a Mikolaiv, nell'Ucraina meridionale, a Oleg Tsariov, un candidato presidente 'filorusso' appena espulso dal partito delle Regioni (ex movimento politico del deposto Viktor Ianukovich) assieme ad altri due notabili 'regionalisti' per essersi candidato come 'indipendente' alle elezioni del 25 maggio. I sostenitori delle nuove autorità ucraine gli hanno bloccato il passaggio e gli hanno urlato "Vergogna!" e "Vai fuori da Mikolaiv!". Uno degli attivisti, un certo Oleksandr Iantsev, gli ha persino dato del "fascista russo" accusandolo di incitare i separatisti a scendere in piazza. Il litigio è presto degenerato in rissa e Tsariov è stato colpito più volte in faccia e ha dovuto usare la forza per sottrarsi agli assalitori, contro i quali guardie del corpo e poliziotti non sono riusciti a fare nulla. Tsariov avrebbe comunque riportato solo qualche contusione.
In fiamme sede partito comunista. Nella notte, intanto, la sede del partito comunista a Kiev è stata distrutta da un incendio di probabile natura dolosa, come confermerebbero le taniche di benzina ritrovate all'interno e gli evidenti segni di scasso. I comunisti hanno tenuto una linea ostile alla rivolta filo occidentale del Maidan. Il quartier generale dei comunisti ucraini era stato restituito al partito solo recentemente, dopo essere stato occupato dagli attivisti del Maidan in febbraio, quando era stata oggetto di un attentato incendiario anche l'abitazione del leader comunista Petro Simonenko. L'altro ieri in Parlamento era scoppiata una rissa tra i deputati comunisti e quelli del partito nazionalista 'Svoboda' durante un intervento in aula di Simonenko, che aveva accusato i nazionalisti di essere responsabili della crisi in atto nel Sud-Est del Paese.
Giornalisti russi respinti a frontiera. Oltre 20 giornalisti russi si sono
visti rifiutare con vari pretesti l'ingresso in Ucraina per fare il proprio lavoro. Lo scrivono vari media russi, rilanciando la denuncia di Dunia Mijatovic, rappresentante dell'Osce per la libertà dei media. Tra le 'vittime' anche Andrei Kolesnikov, inviato di punta del quotidiano liberale Kommersant.
Tv tedesca: "Anche opposizione sparò su folla Maidan". Il massacro di Kiev non sarebbe solo opera di Victor Yanukovich. Tra i cecchini di piazza Indipendenza ci sarebbero state anche uomini schierati allora con l'opposizione. Così afferma un'inchiesta del programma televisivo tedesco Monitor che andrà in onda questa sera sul primo canale televisivo statale Ard. Il bagno di sangue che tra il 19 e il 20 febbraio ha lasciato sulla Maidan di Kiev e sulla via Grushevsky una novantina di morti è stato l'episodio cruciale della rivolta contro il presidente Yanukovich, dopo il quale è arrivata la breve tregua di qualche ora, consacrata dalla comunità internazionale, mandata all'aria dalla destra radicale di Pravy Sektor che ha portato poi alla fuga del capo di stato in Russia.
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Accuse a distanza. Secondo il Cremlino, infatti, Rasmussen "riproduce con zelo la retorica da Guerra fredda", quando parla delle tensioni in Ucraina, si legge in una nota del ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov. Mosca accusa anche Rasmussen di avere trasformato la Nato in un "club d'elite" che applica "doppi standard" nelle sue politiche internazionali. Inoltre, ha detto Lavrov, il dispiegamento delle truppe Nato vicino ai confini con la Russia costituisce una violazione degli obblighi internazionali: ''Il fatto che membri della Nato siano stati costretti, molto probabilmente sotto ricatto, a piazzare le proprie truppe nei pressi della frontiera con la Russia - ha sottolineato il ministero degli Esteri di Mosca- è una violazione dei principi basilari della dichiarazione di Vienna'', del 1997. Martedì, parlando a Parigi, il segretario generale dell'Alleanza ha chiesto alla Russia di ritirare le decine di migliaia di soldati che la Nato dice ha concentrato sul confine con l'Ucraina. Secondo l'Alleanza, Mosca sta usando le truppe per mantenere la pressione sul governo di Kiev, preparandosi per una possibile invasione, dopo aver annesso la Crimea.
Putin a Ue: "preoccupatissimo per gas Ucraina". La Russia potrebbe decidere di interrompere le forniture di gas verso l'Ucraina se questa non
onora i suoi debiti. La minaccia arriva dal presidente russo, Vladimir Putin,che esprime "estrema preoccupazione" sul debito accumulato dall'Ucraina per le forniture di gas russo e sulle possibili conseguenze in termini di approvvigionamento anche per l'Europa. Il presidente russo, in una lettera inviata ai leader Ue inviata "ai capi di stato dell'Europa occidentale e orientale", come precisato dal suo portavoce Dmitri Peskov, avanza delle proposte per una soluzione. "Ma per ora non ne sveliamo il contenuto", ha detto Peskov.
Consiglio d'Europa: sospesa delegazione russa. Il Consiglio d'Europa ha sospeso il diritto di voto della Russia in relazione alle sue azioni in Crimea, dopo che i 18 delegati di Mosca hanno boicottato la riunione di oggi. Il un tweet, il capo della delegazione di Mosca Alexey Pushkov ha definito le azioni dell'Assemblea parlamentare del Consiglio "una farsa che può solo causare repulsione". Tra i rappresentanti dei 47 Paesi ci sono anche quelli di Ucraina e Russia, e tra questi ultimi ci sono persone colpite dalle sanzioni imposte da Usa e Ue a causa delle azioni condotte da Mosca in Ucraina e Crimea. La sospensione dalla principale organizzazione di difesa dei diritti umani del continente sarà valida sino alla fine dell'anno.
Fmi: "Aiuti per Ucraina a maggio". Potrebbe arrivare "all'inizio di maggio" un pacchetto di aiuti per Kiev, con risorse che potrebbero essere comprese "tra i 14 e i 18 miliardi di dollari" da parte dell'Fmi. Lo ha affermato il direttore dell'Istituto di Washington, Christine Lagarde in conferenza stampa precisando che "il Fmi non inizia un negoziato (su un pacchetto d'aiuti, ndr) con l'idea che un programma possa fallire".
Tensione sempre alta. Intanto, dopo le manifestazioni dei giorni scorsi, il presidente ad interim ucraino Oleksandr Turcinov ha assicurato un'amnistia per gli insorti filorussi se consegneranno le armi e lasceranno liberi gli edifici amministrativi occupati. Ma a Donetsk e a Lugansk, a 24 ore dalla scadenza dell'ultimatum di Kiev per sgomberare i palazzi del potere occupati nelle due città dell'Ucraina orientale da attivisti filorussi, cresce la tensione. Le trattative sembrano in stallo e per ora non c'è alcun segno di resa. Anzi, nel corso delle ore intorno agli edifici sono state ulteriormente rinforzate le barricate con ogni sorta di materiale, mentre i manifestanti, tra cui anche donne e anziani, hanno cominciato a bruciare qualche pneumatico per scaldarsi e ad organizzarsi con qualche cucina da campo, cantando canzoni russe e sventolando le bandiere russe e della propria regione. Su Youtube intanto si moltiplicano i filmati dell'avvicinarsi a Donetsk di colonne di camion militari, blindati e anche carri armati leggeri, con i vani tentativi degli abitanti locali di fermarli.
Picchiato candidato presidente 'filorusso' nel Sud. Voleva entrare in ospedale per visitare gli insorti filorussi feriti pochi giorni fa negli scontri con i sostenitori del nuovo governo di Kiev, ma è stato picchiato da un gruppo di pro-Maidan e costretto a battere in ritirata. È successo ieri a Mikolaiv, nell'Ucraina meridionale, a Oleg Tsariov, un candidato presidente 'filorusso' appena espulso dal partito delle Regioni (ex movimento politico del deposto Viktor Ianukovich) assieme ad altri due notabili 'regionalisti' per essersi candidato come 'indipendente' alle elezioni del 25 maggio. I sostenitori delle nuove autorità ucraine gli hanno bloccato il passaggio e gli hanno urlato "Vergogna!" e "Vai fuori da Mikolaiv!". Uno degli attivisti, un certo Oleksandr Iantsev, gli ha persino dato del "fascista russo" accusandolo di incitare i separatisti a scendere in piazza. Il litigio è presto degenerato in rissa e Tsariov è stato colpito più volte in faccia e ha dovuto usare la forza per sottrarsi agli assalitori, contro i quali guardie del corpo e poliziotti non sono riusciti a fare nulla. Tsariov avrebbe comunque riportato solo qualche contusione.
In fiamme sede partito comunista. Nella notte, intanto, la sede del partito comunista a Kiev è stata distrutta da un incendio di probabile natura dolosa, come confermerebbero le taniche di benzina ritrovate all'interno e gli evidenti segni di scasso. I comunisti hanno tenuto una linea ostile alla rivolta filo occidentale del Maidan. Il quartier generale dei comunisti ucraini era stato restituito al partito solo recentemente, dopo essere stato occupato dagli attivisti del Maidan in febbraio, quando era stata oggetto di un attentato incendiario anche l'abitazione del leader comunista Petro Simonenko. L'altro ieri in Parlamento era scoppiata una rissa tra i deputati comunisti e quelli del partito nazionalista 'Svoboda' durante un intervento in aula di Simonenko, che aveva accusato i nazionalisti di essere responsabili della crisi in atto nel Sud-Est del Paese.
Giornalisti russi respinti a frontiera. Oltre 20 giornalisti russi si sono
visti rifiutare con vari pretesti l'ingresso in Ucraina per fare il proprio lavoro. Lo scrivono vari media russi, rilanciando la denuncia di Dunia Mijatovic, rappresentante dell'Osce per la libertà dei media. Tra le 'vittime' anche Andrei Kolesnikov, inviato di punta del quotidiano liberale Kommersant.
Tv tedesca: "Anche opposizione sparò su folla Maidan". Il massacro di Kiev non sarebbe solo opera di Victor Yanukovich. Tra i cecchini di piazza Indipendenza ci sarebbero state anche uomini schierati allora con l'opposizione. Così afferma un'inchiesta del programma televisivo tedesco Monitor che andrà in onda questa sera sul primo canale televisivo statale Ard. Il bagno di sangue che tra il 19 e il 20 febbraio ha lasciato sulla Maidan di Kiev e sulla via Grushevsky una novantina di morti è stato l'episodio cruciale della rivolta contro il presidente Yanukovich, dopo il quale è arrivata la breve tregua di qualche ora, consacrata dalla comunità internazionale, mandata all'aria dalla destra radicale di Pravy Sektor che ha portato poi alla fuga del capo di stato in Russia.