TRIPOLI - Diplomatici stranieri di nuovo nel mirino in Libia, Paese in preda al caos dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi nel 2011. L'ambasciatore giordano è stato rapito a Tripoli da un commando di uomini armati che hanno aperto il fuoco contro la sua vettura ferendo l'autista. Ieri sera era scomparsa anche una dipendente locale dell'ambasciata americana: è stata rintracciata oggi pomeriggio in un ospedale, è in buone condizioni, ma si ignora se sia stata vittima di un sequestro lampo.
Il premier giordano Abdallah Nesur ha reso noto che l'ambasciatore Fawaz al Eitan è stato rapito questa mattina nel quartiere di Al Mansura mentre si recava al lavoro. E ha sottolineato che il governo di Amman "considera i sequestratori responsabili della sua sicurezza e prenderà le necessarie misure per assicurarne il rilascio".
L'azione è stata compiuta da un commando di diversi uomini con il volto coperto e in abiti civili che hanno accostato la vettura dell'ambasciatore e hanno aperto il fuoco. L'autista, di nazionalità marocchina, è stato raggiunto da due proiettili: è stato operato in un ospedale di Tripoli e non è in pericolo di vita.
Il governo di Amman non ha ricevuto finora alcuna richiesta dai rapitori. Non ci sono nemmeno conferme di una notizia data dal sito del quotidiano arabo Al Ghad, secondo la quale la moglie di Eitan sarebbe stata contattata dai sequestratori, che l'avrebbero rassicurata sulle condizioni di salute del marito. Secondo informazioni di stampa non confermate, in realtà i sequestratori chiederebbero la liberazione di un jihadista libico detenuto in Giordania, Muhammad Al Drisi, conosciuto anche come Mohammed Al Noss.
La Giordania è stata tra i primi Paesi arabi ad aprire una missione diplomatica in Libia dopo la caduta del regime di Gheddafi e il premier ha affermato oggi che il suo governo continuerà a "sostenere il popolo e le autorità libiche fino a che ritroveranno la pace e la sicurezza". Il primo ministro libico ad interim, Abdullah Al Thanni, ha riunito il governo in sessione d'emergenza e in una telefonata con Nesur ha sottolineato i legami "profondi e fraterni" con il governo di Amman.
La compagnia aerea Royal Jordanian ha sospeso in via precauzionale i voli da e per Tripoli. L'operatore giordano assicura attualmente dieci collegamenti settimanali verso la capitale libica, quattro su Bengasi e due per Misurata.
Nei mesi scorsi altri diplomatici sono stati vittime di sequestri in Libia, tra cui cinque funzionari egiziani e un addetto commerciale dell'ambasciata sudcoreana che sono stati successivamente liberati. Un impiegato dell'ambasciata tunisina rimane invece ancora nelle mani dei suoi rapitori.
Nel settembre 2012 l'ambasciatore americano Chris Stevens e tre collaboratori furono uccisi in un assalto al consolato di Bengasi. Nel gennaio 2013 il console italiano a Bengasi, Guido De Sanctis, uscì illeso da un agguato di uomini armati che aprirono il fuoco contro l'auto su cui viaggiava. Nel giugno successivo un ordigno fu piazzato sotto l'auto di un altro diplomatico italiano a Tripoli, che si salvò uscendo in tempo dalla vettura con l'autista.
Il premier giordano Abdallah Nesur ha reso noto che l'ambasciatore Fawaz al Eitan è stato rapito questa mattina nel quartiere di Al Mansura mentre si recava al lavoro. E ha sottolineato che il governo di Amman "considera i sequestratori responsabili della sua sicurezza e prenderà le necessarie misure per assicurarne il rilascio".
L'azione è stata compiuta da un commando di diversi uomini con il volto coperto e in abiti civili che hanno accostato la vettura dell'ambasciatore e hanno aperto il fuoco. L'autista, di nazionalità marocchina, è stato raggiunto da due proiettili: è stato operato in un ospedale di Tripoli e non è in pericolo di vita.
Il governo di Amman non ha ricevuto finora alcuna richiesta dai rapitori. Non ci sono nemmeno conferme di una notizia data dal sito del quotidiano arabo Al Ghad, secondo la quale la moglie di Eitan sarebbe stata contattata dai sequestratori, che l'avrebbero rassicurata sulle condizioni di salute del marito. Secondo informazioni di stampa non confermate, in realtà i sequestratori chiederebbero la liberazione di un jihadista libico detenuto in Giordania, Muhammad Al Drisi, conosciuto anche come Mohammed Al Noss.
La Giordania è stata tra i primi Paesi arabi ad aprire una missione diplomatica in Libia dopo la caduta del regime di Gheddafi e il premier ha affermato oggi che il suo governo continuerà a "sostenere il popolo e le autorità libiche fino a che ritroveranno la pace e la sicurezza". Il primo ministro libico ad interim, Abdullah Al Thanni, ha riunito il governo in sessione d'emergenza e in una telefonata con Nesur ha sottolineato i legami "profondi e fraterni" con il governo di Amman.
La compagnia aerea Royal Jordanian ha sospeso in via precauzionale i voli da e per Tripoli. L'operatore giordano assicura attualmente dieci collegamenti settimanali verso la capitale libica, quattro su Bengasi e due per Misurata.
Nei mesi scorsi altri diplomatici sono stati vittime di sequestri in Libia, tra cui cinque funzionari egiziani e un addetto commerciale dell'ambasciata sudcoreana che sono stati successivamente liberati. Un impiegato dell'ambasciata tunisina rimane invece ancora nelle mani dei suoi rapitori.
Nel settembre 2012 l'ambasciatore americano Chris Stevens e tre collaboratori furono uccisi in un assalto al consolato di Bengasi. Nel gennaio 2013 il console italiano a Bengasi, Guido De Sanctis, uscì illeso da un agguato di uomini armati che aprirono il fuoco contro l'auto su cui viaggiava. Nel giugno successivo un ordigno fu piazzato sotto l'auto di un altro diplomatico italiano a Tripoli, che si salvò uscendo in tempo dalla vettura con l'autista.