JINDO (Corea del Sud) - E' salito a 58 il numero ufficiale dei morti nella strage del traghetto Sewol, affondato mercoledì scorso al largo della costa sudcoreana per cause ancora imprecisate. Un numero che è quasi raddoppiato nelle ultime ventiquattro ore, dopo che i sommozzatori sono riusciti a entrare nel relitto. Il bilancio, tuttavia, è destinato a essere molto più grave: all'interno della nave affondata restano intrappolati almeno 244 dei 476 passeggeri per i quali le speranze oramai sono pressoché nulle.
Le registrazioni. Nuove trascrizioni delle conversazioni nei minuti concitati del disastro, intanto, mostrano la confusione e le indecisioni dei responsabili del traghetto. Circa mezz'ora dopo che il traghetto ha iniziato a inclinarsi, per tre volte in successione - secondo quanto comunica la Guardia Costiera -, un membro della flotta ha chiesto al Centro servizi per il traffico marittimo se i passeggeri sarebbero stati salvati nel caso la nave fosse stata abbandonata. Molte persone a bordo, inoltre, hanno seguito le istruzioni iniziali del capitano, che aveva ordinato di restare sotto coperta. Sono così rimaste intrappolate, una volta che la nave si è inclinata troppo.
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La rabbia dei familiari. Intanto infuria la rabbia dei parenti delle vittime, la maggior parte studenti (a bordo ce ne erano 232, in gita scolastica). Durante un incontro con le autorità alcuni parenti sono saliti sul palco, ponendo domande ai funzionari presenti. Un uomo ha cercato di strangolare un luogotenente della guardia costiera e di prendere a pugni un poliziotto nautico. "So che è una situazione molto difficile", ha detto Lee Jong-eui, imprenditore il cui nipote diciassettenne Nam Hyun-chul è tra i dispersi. "Ma il governo avrebbe dovuto far presto e fare qualcosa, ma hanno solo sprecato quattro giorni, che ci hanno portato a questo punto".
Le accuse al comandante. Intanto, è stato chiesto il prolungamento del fermo del comandante, il 69enne Lee Joon-seok, che secondo le prime ricostruzioni ha impiegato circa 40 minuti per scegliere l'evacuazione dei passeggeri, e di altri due membri dell'equipaggio: il timoniere 55enne e il terzo ufficiale al comando al momento dell'incidente, una donna 26enne identificata solo con il cognome Park, con scarsa esperienza.
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Il capitano Lee Joon-seok, durante il primo interrogatorio, ha difeso la sua decisione, rivelatasi fatale, di ritardare l'evacuazione della nave: "In quel momento, i mezzi di soccorso non erano ancora arrivati. Non c'erano neanche pescherecci o altre imbarcazioni nella zona", ha detto, a testa bassa. "Le correnti erano violente e l'acqua troppo fredda in questa zona", ha aggiunto Lee, "ho pensato che i passeggeri sarebbero stati portati via dalla corrente e che si sarebbero trovati in difficoltà se fossero stati evacuati in disordine".
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Le registrazioni. Nuove trascrizioni delle conversazioni nei minuti concitati del disastro, intanto, mostrano la confusione e le indecisioni dei responsabili del traghetto. Circa mezz'ora dopo che il traghetto ha iniziato a inclinarsi, per tre volte in successione - secondo quanto comunica la Guardia Costiera -, un membro della flotta ha chiesto al Centro servizi per il traffico marittimo se i passeggeri sarebbero stati salvati nel caso la nave fosse stata abbandonata. Molte persone a bordo, inoltre, hanno seguito le istruzioni iniziali del capitano, che aveva ordinato di restare sotto coperta. Sono così rimaste intrappolate, una volta che la nave si è inclinata troppo.
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La rabbia dei familiari. Intanto infuria la rabbia dei parenti delle vittime, la maggior parte studenti (a bordo ce ne erano 232, in gita scolastica). Durante un incontro con le autorità alcuni parenti sono saliti sul palco, ponendo domande ai funzionari presenti. Un uomo ha cercato di strangolare un luogotenente della guardia costiera e di prendere a pugni un poliziotto nautico. "So che è una situazione molto difficile", ha detto Lee Jong-eui, imprenditore il cui nipote diciassettenne Nam Hyun-chul è tra i dispersi. "Ma il governo avrebbe dovuto far presto e fare qualcosa, ma hanno solo sprecato quattro giorni, che ci hanno portato a questo punto".
Le accuse al comandante. Intanto, è stato chiesto il prolungamento del fermo del comandante, il 69enne Lee Joon-seok, che secondo le prime ricostruzioni ha impiegato circa 40 minuti per scegliere l'evacuazione dei passeggeri, e di altri due membri dell'equipaggio: il timoniere 55enne e il terzo ufficiale al comando al momento dell'incidente, una donna 26enne identificata solo con il cognome Park, con scarsa esperienza.
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Il capitano Lee Joon-seok, durante il primo interrogatorio, ha difeso la sua decisione, rivelatasi fatale, di ritardare l'evacuazione della nave: "In quel momento, i mezzi di soccorso non erano ancora arrivati. Non c'erano neanche pescherecci o altre imbarcazioni nella zona", ha detto, a testa bassa. "Le correnti erano violente e l'acqua troppo fredda in questa zona", ha aggiunto Lee, "ho pensato che i passeggeri sarebbero stati portati via dalla corrente e che si sarebbero trovati in difficoltà se fossero stati evacuati in disordine".
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