DAMASCO - Dopo quattro anni di guerra civile, la Siria si prepara a tornare le urne in un voto che sarà dominato con tutta probabilità da Bashar al-Assad. E' stata infatti annunciata la data del voto delle presidenziali. "Urne aperte il 3 giugno - ha fatto sapere il presidente del parlamento siriano Jihad al-Laham - si voterà dalle 7 alle 19. Sarà possibile depositare le candidature da domani, martedì 21 aprile, fino al primo maggio".
L'annuncio della data delle elezioni riflette la determinazione del governo di Assad di non cedere alle vicende in corso e di restare arroccato al potere. Assad non ha ancora annunciato formalmente la propria candidatura, ma negli ultimi mesi è apparso più volte in diversi luoghi del Paese, in pieno stile da campagna elettorale.
Questo mese il Parlamento aveva approvato una legge che apriva la via, almeno in teoria, ad altri candidati oltre ad Assad. Tra i criteri per la loro ammissione, che abbiano vissuto in Siria negli ultimi 10 anni e che non abbiano altre cittadinanze. Queste regole sono destinate a impedire ai leader dell'opposizione in esilio di candidarsi.
Nelle scorse settimane, il gruppo Amici della Siria, consesso di potenze internazionali a sostegno dell'opposizione, aveva definito "una buffonata" l'idea del regime di indire nuove elezioni, un voto attraverso il quale il presidente Bashar al-Assad cercherà di ottenere un terzo mandato alla guida del paese.
"Le elezioni si terranno secondo quanto prevede la Costituzione senza tenere conto di ciò che viene detto all'estero per ostacolare il processo politico e democratico", ha detto al-Laham. "Il potere decisionale resterà sempre libero e indipendente, senza ricevere dettami da qualcuno e senza soccombere alla volontà di altri se non quella espressa dai siriani attraverso le urne in elezioni libere sotto osservazione della magistratura in in tutte le zone del Paese e in tutti i passaggi elettorali".
L'annuncio della data delle elezioni riflette la determinazione del governo di Assad di non cedere alle vicende in corso e di restare arroccato al potere. Assad non ha ancora annunciato formalmente la propria candidatura, ma negli ultimi mesi è apparso più volte in diversi luoghi del Paese, in pieno stile da campagna elettorale.
Questo mese il Parlamento aveva approvato una legge che apriva la via, almeno in teoria, ad altri candidati oltre ad Assad. Tra i criteri per la loro ammissione, che abbiano vissuto in Siria negli ultimi 10 anni e che non abbiano altre cittadinanze. Queste regole sono destinate a impedire ai leader dell'opposizione in esilio di candidarsi.
Nelle scorse settimane, il gruppo Amici della Siria, consesso di potenze internazionali a sostegno dell'opposizione, aveva definito "una buffonata" l'idea del regime di indire nuove elezioni, un voto attraverso il quale il presidente Bashar al-Assad cercherà di ottenere un terzo mandato alla guida del paese.
"Le elezioni si terranno secondo quanto prevede la Costituzione senza tenere conto di ciò che viene detto all'estero per ostacolare il processo politico e democratico", ha detto al-Laham. "Il potere decisionale resterà sempre libero e indipendente, senza ricevere dettami da qualcuno e senza soccombere alla volontà di altri se non quella espressa dai siriani attraverso le urne in elezioni libere sotto osservazione della magistratura in in tutte le zone del Paese e in tutti i passaggi elettorali".