ROMA - I grandi del mondo provano a spingere il presidente russo Vladimir Putin a riprendere la strada della soluzione diplomatica. E lo fanno minacciando nuove sanzioni, anche settoriali, "per far pagare alla Russia un prezzo più alto per i suoi atti". Intanto, però, il governo di Kiev, secondo alcuni media locali, ha deciso di chiudere i rubinetti dell'acqua alla Crimea. Già nei giorni scorsi le forniture idriche alla penisola recentemente annessa dalla Russia, erano state drasticamente diminuite su decisione del governo di Kiev. A Roma per discutere della crisi il premier Matteo Renzi ha incontato il capo del governo ucraino Arseniy Yatseniuk con cui ha discusso le prossime elezioni in Ucraina e la necessità di riforme costituzionali, come twitta il ministro Mogherini.
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Renzi ha espresso forte sostegno da parte dell'Italia al processo di riforme politiche ed economiche portate avanti dal governo di Kiev, ricordando nello stesso tempo l'impegno a rispettare gli accordi di Ginevra. Il premier italiano ha ribadito la forte aspettativa della comunità internazionale che le elezioni presidenziali in ucraina possano svolgersi nella data prevista del 25 maggio prossimo. Il premier ucraino ha poi deciso di abbreviare la visita e di lasciare Roma subito dopo l'incontro con Papa Francesco, senza fermarsi - come previsto in un primo momento - per la cerimonia di canonizzazione di Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII domani a Roma. Una decisione presa "a causa della situazione" in Ucraina, ha detto la sua portavoce. Ricevendo in Vaticano il premier ucraino, al quale ha donato una penna, Papa Francesco ha espresso un auspicio: "Spero che con questa penna lei scriva la pace". "Lo spero anche io", ha risposto il premier, che poi ha chiesto a Bergoglio di pregare per la sua terra. Il Papa parlava in spagnolo, il premier in inglese.
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Le consultazioni in teleconferenza di ieri hanno prodotto un comunicato in cui alcuni dei governi del G7 annunciano di aver deciso di "muoversi rapidamente" per imporre altre restrizioni economiche a Mosca, più dure delle precedenti, e di essere pronti a colpire anche settori chiave se il Cremlino intraprenderà altre azioni contro l'Ucraina. L'urgenza delle nuove misure, si legge nella nota diffusa dalla Casa Bianca, risponde alla necessità di garantire la sicurezza delle elezioni presidenziali ucraine del 25 maggio.
La crisi è però sempre in fase acuta nell'Est del paese, dove ieri a Sloviansk 13 osservatori dell'Osce sono stati rapiti, insieme a cinque militari ucraini, da separatisti filorussi. L'accusa per tutti gli osservatori - quattro tedeschi (di cui tre militari), cinque militari ucraini e quattro osservatori militari cechi, danesi, polacchi e svedesi - è di essere "spie". "Questi uomini sono militari di carriera, al contrario di un altro team dell'Osce con il quale recentemente ho avuto una normale conversazione", ha detto a un'emittente tv russa il capo dei ribelli di Sloviansk, Vyacheslav Ponomaryov. Il gruppo, secondo Ponomaryov stava preparando azioni di sabotaggio per conto del governo ucraino. Oggi i separatisti ne hanno offerto la liberazione in cambio di prigionieri filorussi. Mosca si è offerta di mediare per la liberazione del gruppo, chiedendo però chiarimenti sulla missione al governo di Kiev. E intanto, a muovere i primi passi per ottenere il rilascio degli osservatori è l'Osce: il presidente dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, lo svizzero Didier Burkhalter ha fatto sapere che come primo passo, suoi inviati faranno visita al governatore autoproclamato di Donetsk, Pavlo Gubarev, sotto custodia delle autorità di Kiev.
La responsabilità del governo russo nell'adempimento dei punti dell'accordo di Ginevra - che prevedeva tra l'altro la libera circolazione degli osservatori Osce - è tra le cause della nuova escalation di sanzioni preannunciate dall comunità internazionale. Un alto esponente dell'amministrazione Usa ha precisato che ogni Paese deciderà quali sanzioni specifiche imporre a Mosca. "Saranno coordinate e complementari, ma non necessariamente identiche", ha affermato. Per quanto riguarda Washington, potrebbero scattare già da lunedì. Al di là della posizione comune manifestata nel comunicato ufficiale, si confermano quindi le divergenze tra gli Stati Uniti e i governi europei. Se i primi premono per colpire in modo più duro gli interessi russi, gli altri frenano temendo contraccolpi economici. Fra questi anche l'Italia, da subito schierata sulla linea della priorità negoziale.
Dopo una telefonata con il segretario di Stato John Kerry, il ministro degli Esteri Federica Mogherini ha però garantito pieno appoggio alle nuove iniziative europee: "Di fronte al peggioramento della situazione, non escludiamo che si discutano in sede europea nuove misure sanzionatorie, che l'Italia è pronta a sostenere, sempre restando nell'ambito della cosiddetta fase 2, quella delle sanzioni mirate". Tutti d'accordo invece nell'attribuire al Cremlino tutta la responsabilità dell'aggravarsi della crisi ucraina. "La Russia non ha fatto alcuna azione concreta a sostegno dell'accordo di Ginevra, non ha fatto altro che continuare a far montare la tensione con la sua retorica e con minacce di manovre militari ai confini dell'Ucraina", si legge nella nota in cui si ribadisce che "la porta resta aperta per una soluzione diplomatica" sulla base dell'intesa raggiunta poco più di una settimana fa nella città elvetica e rimasta lettera morta.
In serata, il ministero degli Esteri russo ha diramato una allerta ai propri cittadini che vogliono recarsi all'estero: "C'è la possibilità di essere sottoposti a fermo o detenzione sulla base delle richieste della giustizia americana", denuncia una nota nella quale si precisa che Mosca "non sta facendo rivivere fantasmi del passato", ma che invita i propri cittadini a informarsi e a prendere coscienza degli eventuali rischi legati alle tensioni sull'Ucraina e a possibili ritorsioni indiscriminate contro i russi in quanto tali.
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Renzi ha espresso forte sostegno da parte dell'Italia al processo di riforme politiche ed economiche portate avanti dal governo di Kiev, ricordando nello stesso tempo l'impegno a rispettare gli accordi di Ginevra. Il premier italiano ha ribadito la forte aspettativa della comunità internazionale che le elezioni presidenziali in ucraina possano svolgersi nella data prevista del 25 maggio prossimo. Il premier ucraino ha poi deciso di abbreviare la visita e di lasciare Roma subito dopo l'incontro con Papa Francesco, senza fermarsi - come previsto in un primo momento - per la cerimonia di canonizzazione di Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII domani a Roma. Una decisione presa "a causa della situazione" in Ucraina, ha detto la sua portavoce. Ricevendo in Vaticano il premier ucraino, al quale ha donato una penna, Papa Francesco ha espresso un auspicio: "Spero che con questa penna lei scriva la pace". "Lo spero anche io", ha risposto il premier, che poi ha chiesto a Bergoglio di pregare per la sua terra. Il Papa parlava in spagnolo, il premier in inglese.
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Le consultazioni in teleconferenza di ieri hanno prodotto un comunicato in cui alcuni dei governi del G7 annunciano di aver deciso di "muoversi rapidamente" per imporre altre restrizioni economiche a Mosca, più dure delle precedenti, e di essere pronti a colpire anche settori chiave se il Cremlino intraprenderà altre azioni contro l'Ucraina. L'urgenza delle nuove misure, si legge nella nota diffusa dalla Casa Bianca, risponde alla necessità di garantire la sicurezza delle elezioni presidenziali ucraine del 25 maggio.
La crisi è però sempre in fase acuta nell'Est del paese, dove ieri a Sloviansk 13 osservatori dell'Osce sono stati rapiti, insieme a cinque militari ucraini, da separatisti filorussi. L'accusa per tutti gli osservatori - quattro tedeschi (di cui tre militari), cinque militari ucraini e quattro osservatori militari cechi, danesi, polacchi e svedesi - è di essere "spie". "Questi uomini sono militari di carriera, al contrario di un altro team dell'Osce con il quale recentemente ho avuto una normale conversazione", ha detto a un'emittente tv russa il capo dei ribelli di Sloviansk, Vyacheslav Ponomaryov. Il gruppo, secondo Ponomaryov stava preparando azioni di sabotaggio per conto del governo ucraino. Oggi i separatisti ne hanno offerto la liberazione in cambio di prigionieri filorussi. Mosca si è offerta di mediare per la liberazione del gruppo, chiedendo però chiarimenti sulla missione al governo di Kiev. E intanto, a muovere i primi passi per ottenere il rilascio degli osservatori è l'Osce: il presidente dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, lo svizzero Didier Burkhalter ha fatto sapere che come primo passo, suoi inviati faranno visita al governatore autoproclamato di Donetsk, Pavlo Gubarev, sotto custodia delle autorità di Kiev.
La responsabilità del governo russo nell'adempimento dei punti dell'accordo di Ginevra - che prevedeva tra l'altro la libera circolazione degli osservatori Osce - è tra le cause della nuova escalation di sanzioni preannunciate dall comunità internazionale. Un alto esponente dell'amministrazione Usa ha precisato che ogni Paese deciderà quali sanzioni specifiche imporre a Mosca. "Saranno coordinate e complementari, ma non necessariamente identiche", ha affermato. Per quanto riguarda Washington, potrebbero scattare già da lunedì. Al di là della posizione comune manifestata nel comunicato ufficiale, si confermano quindi le divergenze tra gli Stati Uniti e i governi europei. Se i primi premono per colpire in modo più duro gli interessi russi, gli altri frenano temendo contraccolpi economici. Fra questi anche l'Italia, da subito schierata sulla linea della priorità negoziale.
Dopo una telefonata con il segretario di Stato John Kerry, il ministro degli Esteri Federica Mogherini ha però garantito pieno appoggio alle nuove iniziative europee: "Di fronte al peggioramento della situazione, non escludiamo che si discutano in sede europea nuove misure sanzionatorie, che l'Italia è pronta a sostenere, sempre restando nell'ambito della cosiddetta fase 2, quella delle sanzioni mirate". Tutti d'accordo invece nell'attribuire al Cremlino tutta la responsabilità dell'aggravarsi della crisi ucraina. "La Russia non ha fatto alcuna azione concreta a sostegno dell'accordo di Ginevra, non ha fatto altro che continuare a far montare la tensione con la sua retorica e con minacce di manovre militari ai confini dell'Ucraina", si legge nella nota in cui si ribadisce che "la porta resta aperta per una soluzione diplomatica" sulla base dell'intesa raggiunta poco più di una settimana fa nella città elvetica e rimasta lettera morta.
In serata, il ministero degli Esteri russo ha diramato una allerta ai propri cittadini che vogliono recarsi all'estero: "C'è la possibilità di essere sottoposti a fermo o detenzione sulla base delle richieste della giustizia americana", denuncia una nota nella quale si precisa che Mosca "non sta facendo rivivere fantasmi del passato", ma che invita i propri cittadini a informarsi e a prendere coscienza degli eventuali rischi legati alle tensioni sull'Ucraina e a possibili ritorsioni indiscriminate contro i russi in quanto tali.