Esteri

#Bringbackyourdrones: la controcampagna che usa i volti di Michelle e Malala

Dopo l'adesione della first lady americana all'iniziativa virale della ragazzina pachistana sopravvissuta ai Talebani in favore delle studentesse rapite in Nigeria su Twitter parte una parodia mirata a denunciare l'uso di aerei senza pilota da parte degli Usa in Pakistan e Afghanistan, responsabili della morte di molti civili. Ma gli attacchi all'amministrazione partono anche dalla destra Usa

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Prestando il suo volto alla campagna #bringbackourgirls, prima con il tweet e poi prendendo 'in prestito' il discorso del sabato del marito, Michelle Obama ha fatto una scelta per lei insolita, importante, ma anche rischiosa. "Se la campagna riesce a mobilitare Stati Uniti e Nigeria per una risposta efficace ai rapimenti, è fantastico, ne è valsa la pena, ma la mia paura è che questo oltraggio rischia di incoraggiare Boko Haram a nuove azioni contro le donne", ha detto Bronwyn Bruton, vice direttore dell'African Center dell'Atlantic Council, sottolineando quindi il rischio che la mobilitazione possa essere controproducente.
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Secondo quanto spiegano fonti vicine alla first lady, la decisione di partecipare in modo così diretto alla campagna per la liberazione delle ragazze nigeriane è stata presa in prima persona da Michelle, che in questi anni è stata sempre molto cauta nell'esporsi in prima persona su questioni troppo politiche.

Ora, concludono gli analisti americani consultati da Politico, se la vicenda si concluderà bene, sarà una cosa positiva per le ragazze e le loro famiglie ed anche per l'amministrazione Obama. Ma se finisce in tragedia, la mossa di Michelle rischia di mettere ancora una volta "l'amministrazione nella posizione di parlare contro le violazioni dei diritti umani, senza poi riuscire a fermarle".

Ma sul web è partita anche una controcampagna social, che utilizza una parodia dell'hashtag di Twitter in funzione antiamericana per la politica di attacchi con il sistema dei droni senza pilota nelle regione considerate a rischio terrorismo, in Pakistan e Afghanistan, e che sta provocando anche molte vittime civili. E così #bringbackourgirls - ridateci le nostre ragazze - diventa #bringbackyourdrones - riportate indietro i vostri droni. Con tanto di confronti fotografici con Michelle Obama, ma anche ritocchi del cartello, da cui non si salva neanche Malala, la bambina pachistana simbolo della lotta per l'istruzione femminile che le è costato un attentato dei Talebani in Pakistan.
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"Suo marito ha ucciso più bambine musulmane di quante Boko Haram riuscirà mai a ucciderne", dice il cartello dell'uomo affiancato a quello originale di Michelle Obama.
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"Niente riporterà indietro i bambini uccisi dai droni di mio marito", è il cartello ritoccato messo in mano a Michelle Obama.
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"Se fossi stata ferita da un attacco dei droni di Obama, non conoscereste il mio volto", è il finto cartello messo in mano a Malala.
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Ma su Twitter scatta la controffensiva di chi ritiene il paragone fuorviante, perché non si può giustificare un male contrapponendovi un altro atto sbagliato. E l'uso del termine "bambine musulmane", nota qualche utente di Twitter, non è neanche corretto nel caso delle giovani nigeriane che erano in gran parte cristiane, e di cui il gruppo Boko Haram che le ha sequestrate vanta la conversione all'Islam.
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