DONETSK - "Tutti i seggi di Donetsk domani rimarranno chiusi. Abbiamo requisito timbri e materiale elettorale". In un comunicato, le Autorità dell'Autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk alla vigilia del voto delle presidenziali in Ucraina, affermano che le urne resteranno chiuse. Anche Volodymyr Hrinyak, capo del dipartimento di pubblica sicurezza presso il ministero degli Interni ucraino, ha confermato che i filorussi ostacolano la preparazione dei seggi e ha aggiunto che 17 delle 34 commissioni di distretti elettorali nelle regioni di Donetsk e Luhansk non stanno operando perché i loro uffici sono stati sequestrati o bloccati da uomini armati.
Alcuni dei seggi nella città di Donetsk elencati sul sito web del governo ucraino sono effettivamente chiusi, hanno constatato testimoni. In città l'atmosfera è di grande tensione: si temono per la giornata di domani provocazioni e scontri tra i sostenitori delle opposte fazioni.
Le autoproclamate Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk si sono unite in un 'nuovo Stato': lo ha annunciato il presidente della Repubblica di Donetsk, Denis Pushilin, citato dalle agenzie russe. La denominazione scelta è quella di Novorossiya (Nuova Russia)
Nell'ultima settimana il bilancio è di almeno una decina di vittime, soprattutto in scontri a fuoco nei pressi dei check point sulle strade principali che portano a Donetsk. "Non possiamo confermare né smentire le autorità ci hanno ordinato di non parlare con i giornalisti", spiegano alcuni responsabili del principale ospedale della città.
Più di 35 milioni al voto. Sono circa 35,5 milioni i cittadini chiamati a eleggere il quinto presidente nella storia dell'Ucraina indipendente. I favori del pronostico vanno all'oligarca Petro Poroshenko, che secondo tutti i sondaggi potrebbe mettere le cose in chiaro già al primo turno, senza bisogno di ricorrere al ballottaggio, previsto eventualmente il 15 giugno.
Tensione e speranza. Le presidenziali segnano un primo punto di arrivo nella crisi ucraina, dopo la rivoluzione di febbraio e la cacciata di Viktor Yanukovich. Ma anche uno di partenza verso il riassestamento istituzionale e politico di un paese che da un lato rischia sempre di perdere pezzi dopo l'annessione della Crimea da parte della Russia e dall'altro rimane sull'orlo del tracollo economico nonostante gli aiuti occidentali. Ieri il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che Mosca "rispetterà la scelta del popolo ucraino", quasi un riconoscimento dell'elezione del nuovo presidente, accolto con cauta soddisfazione in Occidente. Anche per il ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, è necessaria la prudenza ed è importante contrastare la pericolosa dottrina militare Putin, che rappresenta una seria minaccia per l'Europa.
Alcuni dei seggi nella città di Donetsk elencati sul sito web del governo ucraino sono effettivamente chiusi, hanno constatato testimoni. In città l'atmosfera è di grande tensione: si temono per la giornata di domani provocazioni e scontri tra i sostenitori delle opposte fazioni.
Le autoproclamate Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk si sono unite in un 'nuovo Stato': lo ha annunciato il presidente della Repubblica di Donetsk, Denis Pushilin, citato dalle agenzie russe. La denominazione scelta è quella di Novorossiya (Nuova Russia)
Nell'ultima settimana il bilancio è di almeno una decina di vittime, soprattutto in scontri a fuoco nei pressi dei check point sulle strade principali che portano a Donetsk. "Non possiamo confermare né smentire le autorità ci hanno ordinato di non parlare con i giornalisti", spiegano alcuni responsabili del principale ospedale della città.
Più di 35 milioni al voto. Sono circa 35,5 milioni i cittadini chiamati a eleggere il quinto presidente nella storia dell'Ucraina indipendente. I favori del pronostico vanno all'oligarca Petro Poroshenko, che secondo tutti i sondaggi potrebbe mettere le cose in chiaro già al primo turno, senza bisogno di ricorrere al ballottaggio, previsto eventualmente il 15 giugno.
Tensione e speranza. Le presidenziali segnano un primo punto di arrivo nella crisi ucraina, dopo la rivoluzione di febbraio e la cacciata di Viktor Yanukovich. Ma anche uno di partenza verso il riassestamento istituzionale e politico di un paese che da un lato rischia sempre di perdere pezzi dopo l'annessione della Crimea da parte della Russia e dall'altro rimane sull'orlo del tracollo economico nonostante gli aiuti occidentali. Ieri il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che Mosca "rispetterà la scelta del popolo ucraino", quasi un riconoscimento dell'elezione del nuovo presidente, accolto con cauta soddisfazione in Occidente. Anche per il ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, è necessaria la prudenza ed è importante contrastare la pericolosa dottrina militare Putin, che rappresenta una seria minaccia per l'Europa.