Esteri

Siria, rientrato in Italia il cooperante Federico Motka: "Torturato e trasferito più volte"

Il giovane rapito in Siria un anno fa è atterrato a Ciampino. Ad accoglierlo il ministro degli Esteri Mogherini. Un lavoro paziente e lontano dai riflettori per ottenere la liberazione

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ROMA - Federico Motka, il giovane cooperante italo-svizzero rapito in Siria e rilasciato lunedì, è già in Italia. Il giovane è giunto stamane all'aeroporto di Ciampino ove  è stato accolto dal ministro degli Esteri, Federica Mogherini.  È stato poi ascoltato dal pubblico ministero Elisabetta Ceniccola della procura di Roma.

Federico Motka ha raccontato di essere stato sequestrato in Siria dallo Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Isil), di cui ha visto la bandiera, di essere stato torturato e trasferito sei volte. Lo riporta la testata turca Anadolu, citando una dichiarazione dell'italo-svizzero. Il 31enne ieri dopo il rilascio è stato sottoposto a check-up medici e poi portato alla polizia per depositare la propria testimonianza sul sequestro.

A Ciampino l ministro ha colto l'occasione per ringraziare "tutti coloro che hanno lavorato per la felice soluzione del caso e in particolare l'Unità di Crisi della Farnesina e i nostri servizi di sicurezza, e la famiglia per la fiducia dimostrata nelle istituzioni italiane".

Il rilascio di Motka era stato annunciato ieri con un tweet dal premier Matteo Renzi. Il giovane era stato sequestrato oltre un anno fa da uomini armati nei pressi di Atmeh, uno dei campi profughi di siriani in fuga dalla repressione del regime di Damasco nella regione nord-occidentale di Idlib. Ad Atmeh, Motka si trovava come coordinatore di interventi umanitari per conto dell'organizzazione non governativa francese Acted. In precedenza, aveva lavorato in altri territori di guerra e ad alto rischio, come l'Afghanistan.

Caso Dall'Oglio. "In questo momento non abbiamo elementi certi che possano confermare in via definitiva nè una tesi nè l'altra", ha detto il ministro Federica Mogherini rispondendo a una domanda sulle voci che si sono rincorse in questi giorni sulla sorte di Padre Paolo Dall'Oglio, rapito in Siria il 29 luglio 2013.

"Si sta lavorando con grande determinazione - ha aggiunto il ministro Mogherini - non sempre il silenzio è segno di assenza di lavoro, anzi come dimostra il caso di Federico Motka si lavora sempre, si lavora comunque".