Esteri

La scelta di re Juan Carlos, il difensore della democrazia travolto dagli scandali

La consegna della lettera di abdicazione da parte di re Juan Carlos nelle mani del premier Mariano Rajoy (ansa)
Dietro la sofferta decisione del monarca una spirale di ombre giudiziarie e gaffe, aggravati da uno stato di salute precario. Per la Spagna un passaggio delicato, mentre montano le pressioni per un ritorno alla Repubblica
di ALESSANDRO OPPES
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MADRID - Lascia. Nel  momento più basso di popolarità per la monarchia. Ma anche per la sua figura, rispettata per decenni dall'opinione pubblica, sin dal momento dell'incoronazione 39 anni fa, alla morte del Caudillo Francisco Franco che lo aveva designato come suo successore. Re Juan Carlos abbandona il trono dopo non uno, ma una serie incalzante di "annus horribilis" per i Borbone, che potrebbero culminare (la decisione è attesa forse già in settimana da parte del tribunale di Maiorca) con il rinvio a giudizio della figlia più giovane, l'Infanta Cristina, per lo scandalo finanziario Nóos ordito dal marito Iñaki Urdangarin. E sarebbe la prima volta che un componente della Casa Reale siede sul banco degli imputati. Un'onta che, forse, il sovrano temeva potesse affossare per sempre le speranze di salvare la Corona, in un clima in cui, lentamente, aumentano i consensi per un ritorno alla forma di Stato repubblicana. "Sua Maestà il re Don Juan Carlos mi ha appena comunicato la sua decisione di abdicare", ha detto con tono solenne, con una tensione evidente nel volto, il presidente del governo Mariano Rajoy, che alle 10.30 del mattino ha convocato d'urgenza i giornalisti alla Moncloa per una "dichiarazione istituzionale molto, molto importante", dando adito per una manciata di minuti a ogni tipo di speculazioni.

Rajoy ha elogiato l'impegno del monarca al servizio dello Stato come "difensore infaticabile dei nostri interessi" e ha fatto sapere che il processo di abdicazione si svilupperà "in un contesto di stabilità istituzionale e come prova della maturità della nostra democrazia".

Il premier ha subito convocato un Consiglio dei ministri straordinario, per dare il via al processo di successione, che - dopo il voto delle Camere in seduta congiunta sulla rinuncia del re - culminerà con l'incoronazione del principe Felipe come nuovo monarca con il nome di Felipe VI. Rajoy ha assicurato che la preparazione, il carattere e l'ampia esperienza già maturate dall'erede al trono in questi anni costituiscono "una solida garanzia che il suo impegno come capo dello Stato sarà all'altezza delle aspettative". E se non altro, Felipe è in questo momento l'unico componente della Casa Reale a godere di un sufficiente livello di popolarità. I dubbi, semmai, si centrano finora sulla figura della futura regina, l'ex giornalista della tv pubblica Letizia Ortiz Rocasolano, per il suo carattere spigoloso e anche per le voci ricorrenti (solo negli ultimi mesi si sono relativamente attenuate) di una crisi matrimoniale, quando si sono appena compiuti dieci anni dalle fastose nozze celebrate alla Catedral de la Almudena di Madrid.

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I rumors sulla possibile abdicazione di Juan Carlos si rincorrevano da tempo. E solo nelle ultime settimane sembravano, all'improvviso, almeno provvisoriamente rientrati. A trarre in inganno, era stata l'inattesa ripresa dell'attività del monarca dopo una lunga serie di operazioni chirurgiche che negli ultimi tre anni ne avevano ridotto la mobilità costringendolo a stravolgere la propria agenda ufficiale.

L'abbiamo visto sul palco dello stadio di Lisbona per la finale di Champions tra le due squadre madrilene. E poi, solo nell'ultimo mese, impegnato in un tour de force in sei capitali del Golfo Persico, alla ricerca di nuovi contratti per le multinazionali spagnole, forse ultimo regalo al servizio del Paese visti i suoi strettissimi rapporti d'amicizia con re ed emiri dell'area (fu proprio grazie al suo intervento che un consorzio di imprese iberiche ottenne una succulenta commessa per la realizzazione dell'alta velocità tra La Mecca e Medina).

Ma il peso delle sventure recenti non era mai stato cancellato. Per tutte, quella sventurata caccia all'elefante in Botswana che, il 18 aprile del 2012, lo costrinse a comparire davanti alle telecamere con aria imbarazzata per dichiarare: "Mi spiace molto, mi sono sbagliato e non succederà più".