Esteri

Commissione Ue, Merkel: "Ok a Juncker presidente. Ma nessuna rottura con Londra"

La cancelliera ribadisce il suo sostegno all'ex premier lussemburghese, ma apre a Cameron dopo il suo aut-aut: "Si lavori insieme, la Gran Bretagna rimanga in Europa". Ma il leader britannico non molla. E la Spd tedesca lo attacca

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BERLINO - La cancelliera tedesca, Angela Merkel, "sta lavorando per assicurare che Jean-Claude Juncker ottenga la maggioranza nel Consiglio europeo necessaria per diventare presidente della Commissione". Lo ha ribadito il portavoce di Merkel, Steffen Seibert, nel corso di una conferenza stampa a Berlino, dopo l'endorsement della cancelliera per l'ex premier lussemburghese e il susseguente strappo del premier britannico David Cameron. Ma il dibattito, ha continuato Seibert, va condotto "con spirito europeo: significa che si deve lavorare per trovare unità. Per questo non mi è indifferente se la Gran Bretagna sarà o meno membro Ue".

Chi si oppone a Juncker. Nei giorni scorsi, il premier britannico David Cameron aveva avvertito Merkel che la Gran Bretagna uscirà dall'Ue nel caso in cui Juncker sia eletto alla presidenza della Commissione europea. Oltre a Cameron, si oppongono alla sua nomina il leader ungherese Viktor Orban, lo svedese Fredrik Reinfeldt, l'olandese Mark Rutte e il finladese Jyrki Katainen. Tuttavia, l'ex premier lussemburghese ha dalla sua di essere capolista dei Popolari europei, partito confermatosi di maggioranza nelle ultime elezioni.

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La Spd contro Cameron. L'atteggiamento di David Cameron, che vuole un diritto di veto sul nome di Jean-Claude Juncker,  è "inaccettabile" per i socialdemocratici tedeschi, che commentano così le pressioni di Londra sulla presidenza alla Commissione Ue. La segretaria generale del partito di centrosinistra, Yasmin Fahimi, ha aggiunto che "è un bene che adesso anche Angela Merkel sostenga Juncker. Tutto il resto sarebbe stato una farsa. Le elezioni europee non possono essere portate all'assurdo, né il voto può scadere a mercato delle vacche nazionale".

Ma Cameron insiste: "Così l'Ue non va". Ma Cameron non molla di un centimetro. E durante un comizio a Newark, dove si tengono nel weekend importanti elezioni suppletive, ha confermato la sua posizione molto critica: "La Ue è diventata troppo grande, troppo invadente, troppo autoritaria. Questo accade quando ci si affida a persone di cui nessuno ha mai sentito parlare", ha continuato il premier britannico riferendosi a Juncker e alla vecchia "nomenclatura" europea, "abbiamo bisogno di persone che invece capiscano la realtà europea oggi. Questa è la mia posizione e continuerò senz'altro a portarla avanti a Bruxelles".

Lo stallo sulla Commissione. Dopo le ultime elezioni europee, del resto, è sempre acceso il dibattito su chi debba essere il successore di José Manuel Barroso a capo della Commissione Europea. Con il Trattato di Lisbona ora in vigore, è il parlamento di Strasburgo ad avere l'ultima parola, dopo le indicazioni del Consiglio europeo e dei leader degli stati membri. La scelta, però, sembra essere più difficile del previsto. I principali candidati delle coalizioni europee, infatti, Jean-Claude Juncker per il Partito Popolare, il tedesco Martin Schulz per i socialisti e Guy Verhofstadt per i liberali, non sembrano poter riscuotere la maggioranza assoluta, almeno in teoria.

Il rischio euroscettici. Non a caso, visto che le convergenze su questi nomi sembrano piuttosto ardue, si sono ipotizzati anche nomi "esterni", dall'ex premier italiano Enrico Letta a quello polacco Tusk. Nelle ultime ore si è parlato di un ruolo persino per Tony Blair. Una soluzione del genere, però, viene considerata da molti addetti ai lavori piuttosto rischiosa, perché si scavalcherebbe il passaggio delle urne e gli euroscettici potrebbero sfruttarla per attaccare nuovamente le istituzioni di Bruxelles.