Esteri

(ap)

Presidenziali in Siria: vittoria scontata per il regime di Assad

Seggi chiusi a mezzanotte, iniziato lo scrutinio. A Damasco manifesti glorificano l'operato del regime. Le elezioni sono state boicottate dalle opposizioni e secondo gli analisti non serviranno a fermare la sanguinosa guerra civile. In base ai dati Onu circa il 40% della popolazione pre-guerra, pari a 22,4 milioni di abitanti, è fuggita

3 minuti di lettura
DAMASCO - Alle elezioni presidenziali in Siria la vittoria del presidente Bashar al-Assad è data per scontata. Sarà rieletto per un terzo mandato di 7 anni. L'uomo forte siriano, al potere dal 2000, ha voluto le elezioni nonostante il Paese sia dilaniato da una sanguinosa guerra civile che in tre anni ha fatto più di 162 mila morti. I seggi sono stati chiusi a mezzanotte ed è iniziato lo scrutinio.

Secondo i dati del ministero dell'Interno siriano, gli elettori sono 15,8 milioni, dentro e fuori il territorio nazionale. In tutto il Paese ci sono 9.600 seggi elettorali, la chiusura è stata prorogata a mezzanotte per "l'affluenza straordinaria". Le operazioni di voto si svolgono soltanto nelle zone sotto il controllo del governo, con misure di sicurezza imponenti. A Damasco sono stati allestiti numerosi posti di blocco e i soldati controllano le carte d'identità dei passanti. L'unicà città in cui non ci sono seggi è Raqqa, nel nordest, completamente in mano alle forze dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante. L'affluenza dovrebbe essere alta nelle roccaforti del governo, come la capitale Damasco e le province costiere di Tartous e Lattakia, da dove proviene la famiglia di Assad. Si vota anche nelle zone recentemente conquistate dall'esercito, tra cui la provincia centrale di Homs, dove l'affluenza sarà probabilmente più bassa. Nelle zone a maggioranza curda nel nordest, in cui c'è una limitata presenza dell'esercito, i seggi saranno aperti, anche se i partiti curdi hanno annunciato un boicottaggio. Molti siriani temono che se non andranno a votare subiranno rappresaglie.

Gran parte dell'opposizione e della comunità internazionale le considerano una "farsa".
[[ge:rep-locali:repubblica:87926226]]
In intere aree del Paese, che non sono sotto il controllo del regime,  non si è votato. In base ai dati delle Nazioni Unite, circa il 40% della popolazione pre-guerra, che era pari a 22,4 milioni di abitanti, è fuggita dalla propria terra per rifugiarsi all'estero o in altre zone. Il dato sui seggi, inoltre, non tiene conto delle vaste aree, soprattutto nel nord, che sono sotto il controllo dei ribelli, e che non hanno permesso l'allestimento dei seggi.

La "giornata storica" del regime.
Il regime parla di una "giornata storica", in cui per la prima volta si tengono in Siria elezioni multipartitiche. Assad, che si è candidato per un terzo mandato di sette anni, ha due avversari, Maher Hajjar e Hassan al-Nouri, entrambi poco noti in Siria prima di aver presentato le proprie candidature ad aprile. Si tratta delle prime elezioni in oltre 40 anni in cui sia previsto più di un candidato. Il presidente siriano ha votato nel centro della capitale siriana. La tv di Stato ha riferito che si è recato in un seggio nel quartiere residenziale di Maliki. Il 48enne Assad era accompagnato
dalla moglie 38enne di origine inglese, Asma, e insieme si sono fatti ritrarre al momento di depositare la scheda nell'urna.

Opposizione: "Sono burattini".
Per i ribelli si tratta di "burattini", di "attori ingaggiati dal regime in queste elezioni vergognose" che definiscono "elezioni di sangue". Gli oppositori, come gran parte della comunità internazionale, hanno sempre affermato che l'unico passo che Assad poteva compiere per rendere credibile il processo di transizione politica era quello di dimettersi.
[[ge:rep-locali:repubblica:87931851]]
Il voto all'estero. Una prima fase delle elezioni presidenziali si è già svolta la scorsa settimana, quando hanno votato gli espatriati. Il voto era consentito non a tutti i profughi, ma solo a chi si trovasse all'estero con documenti regolari. Solo una manciata di Paesi, dal Libano alla Giordania, dalla Russia all'Iran, hanno inoltre acconsentito a organizzare le elezioni sul proprio territorio. Nonostante questo, i toni del regime sono già quelli del trionfo: per il voto all'estero, il premier Wael al-Halaqi ha infatti parlato ieri di una partecipazione al 95% degli aventi diritto.

Le conseguenze.
La guerra civile potrebbe durare ancora per molto tempo. L'ex mediatore dell'Onu e della Lega araba, Lakhdar Brahimi, che si è dimesso a maggio dopo un mandato di quasi due anni, aveva avvertito che la rielezione di Assad avrebbe distrutto l'unica possibilità di un dialogo politico che potrebbe portare a un pacifico trasferimento dei poteri. Il governo ha descritto le elezioni come una soluzione del conflitto: se i cittadini rieleggeranno Assad, i combattimenti dovrebbero finire, se il perderà si metterà da parte. In realtà il voto cancella ogni illusione che Assad abbia intenzione di lasciare il potere o cercare un compromesso. Il presidente sembra invece incoraggiato dai recenti successi militari delle forze governative. Il voto sarà probabilmente considerato illegittimo dalla maggior parte dei Paesi esteri, ma Assad potrà contare sul sostegno di alleati come la Russia e l'Iran e considererà probabilmente la propria vittoria come un mandato per la campagna militare contro l'opposizione.