DAMASCO - Come ampiamente previsto, Bashar al Assad è stato rieletto con l'88,07% dei voti. Lo ha annunciato il presidente del parlamento di Damasco.
Le elezioni si sono tenute ieri, ma nelle regioni ancora controllate dalle forze lealiste e dunque l'esito era scontato. Ma in Siria si continua a morire, anche - denuncia oggi Le Monde - sotto i colpi di armi chimiche a base di gas cloro. Secondo il quotidiano francese, il regime ha continuato a farne uso fin nelle ultime settimane ma "i governi occidentali, imbarazzati, vogliono evitare di passare all'azione".
Perizie su campioni trasmessi dai servizi segreti americani e inglesi alle autorità francesi non lasciano dubbi sull'uso di cloro nelle province di Hama (centro della Siria), e in particolare nel paesino di Kafr Zeita, e di Idlib (nord-ovest), due basi ribelli. Proprio in queste località si verificò l'attacco chimico dell'11 aprile scorso, su cui una nuova missione dell'Opac sta indagando sul terreno, mentre è ormai chiaro che anche la data limite del 30 giugno del piano di smaltimento delle armi chimiche siriane deciso lo scorso anno dopo la strage di Ghouta, passerà senza risultati: i siriani infatti non hanno ancora consegnato le ultime 100 tonnellate necessarie a far partire la distruzione.
Ma sono soprattutto le armi 'convenzionali' a mietere decine di vittime ogni: oggi fino alle 20 locali, i comitati di coordinamento locali degli attivisti hanno documentato la morte di 24 persone, tra cui due donne e tre minori, ad Aleppo, nei sobborghi di Damasco e altri nelle martoriate regioni di Homs, Idlib e Hama. L'agenzia ufficiale Sana, che alle "elezioni presidenziali" ha dedicato gran parte del suo spazio, ha dato notizia dell'uccisione di "numerosi terroristi" per mano delle forze lealiste e della morte di un civile a Damasco colpito da un mortaio sparato dai miliziani anti-regime.
Intanto sono emerse oggi numerose denunce di flagranti irregolarità, alcune particolarmente insolite, durante le "operazioni di voto". Dal vicino Libano dove è giunto in una visita lampo a sorpresa, il segretario di Stato Usa John Kerry ha definito il voto "senza senso" e ha invitato gli alleati di Damasco - la Russia e l'Iran - a "metter fine al conflitto". Kerry ha inoltre annunciato un nuovo stanziamento di 290 milioni di dollari per l'assistenza ai profughi siriani. Anche la Ue ha definito le elezioni "non democratiche".
In assenza di dati ufficiali - ma comunque non verificabili in maniera indipendente - dell'affluenza al voto, il quotidiano filo-regime al Watan afferma che il tasso di partecipazione "sarà tra il 70 e l'80 per cento". Formalmente, gli aventi diritto sono stati 15 su un totale di 22 milioni di siriani, ma le autorità non hanno tenuto conto dei milioni di cittadini che hanno dovuto abbandonare le loro case in un contesto di violenza e distruzione generalizzata. Di fatto si è votato nelle zone controllate dal regime, ovvero il 40 per cento del territorio dove si concentra il 60 per cento della popolazione. E alle denunce già emerse ieri di "trasferimenti forzati di impiegati pubblici ai seggi", oggi si sono aggiunte notizie di irregolarità durante il voto.
Le elezioni si sono tenute ieri, ma nelle regioni ancora controllate dalle forze lealiste e dunque l'esito era scontato. Ma in Siria si continua a morire, anche - denuncia oggi Le Monde - sotto i colpi di armi chimiche a base di gas cloro. Secondo il quotidiano francese, il regime ha continuato a farne uso fin nelle ultime settimane ma "i governi occidentali, imbarazzati, vogliono evitare di passare all'azione".
Perizie su campioni trasmessi dai servizi segreti americani e inglesi alle autorità francesi non lasciano dubbi sull'uso di cloro nelle province di Hama (centro della Siria), e in particolare nel paesino di Kafr Zeita, e di Idlib (nord-ovest), due basi ribelli. Proprio in queste località si verificò l'attacco chimico dell'11 aprile scorso, su cui una nuova missione dell'Opac sta indagando sul terreno, mentre è ormai chiaro che anche la data limite del 30 giugno del piano di smaltimento delle armi chimiche siriane deciso lo scorso anno dopo la strage di Ghouta, passerà senza risultati: i siriani infatti non hanno ancora consegnato le ultime 100 tonnellate necessarie a far partire la distruzione.
Ma sono soprattutto le armi 'convenzionali' a mietere decine di vittime ogni: oggi fino alle 20 locali, i comitati di coordinamento locali degli attivisti hanno documentato la morte di 24 persone, tra cui due donne e tre minori, ad Aleppo, nei sobborghi di Damasco e altri nelle martoriate regioni di Homs, Idlib e Hama. L'agenzia ufficiale Sana, che alle "elezioni presidenziali" ha dedicato gran parte del suo spazio, ha dato notizia dell'uccisione di "numerosi terroristi" per mano delle forze lealiste e della morte di un civile a Damasco colpito da un mortaio sparato dai miliziani anti-regime.
Intanto sono emerse oggi numerose denunce di flagranti irregolarità, alcune particolarmente insolite, durante le "operazioni di voto". Dal vicino Libano dove è giunto in una visita lampo a sorpresa, il segretario di Stato Usa John Kerry ha definito il voto "senza senso" e ha invitato gli alleati di Damasco - la Russia e l'Iran - a "metter fine al conflitto". Kerry ha inoltre annunciato un nuovo stanziamento di 290 milioni di dollari per l'assistenza ai profughi siriani. Anche la Ue ha definito le elezioni "non democratiche".
In assenza di dati ufficiali - ma comunque non verificabili in maniera indipendente - dell'affluenza al voto, il quotidiano filo-regime al Watan afferma che il tasso di partecipazione "sarà tra il 70 e l'80 per cento". Formalmente, gli aventi diritto sono stati 15 su un totale di 22 milioni di siriani, ma le autorità non hanno tenuto conto dei milioni di cittadini che hanno dovuto abbandonare le loro case in un contesto di violenza e distruzione generalizzata. Di fatto si è votato nelle zone controllate dal regime, ovvero il 40 per cento del territorio dove si concentra il 60 per cento della popolazione. E alle denunce già emerse ieri di "trasferimenti forzati di impiegati pubblici ai seggi", oggi si sono aggiunte notizie di irregolarità durante il voto.