MOSCA. Un nazionalista duro e puro come lo scrittore Eduard Limonov non poteva certo intravedere speranze di pace nella stretta di mano tra Putin e Poroshenko: "Non avete capito che la pace o la guerra non dipendono da quei due. E' la gente del Donbass che ha detto basta e nessuno riuscirà a fermarla". Oppositore del governo, ma a suo modo avversario dei contestatori tradizionali di Putin, lo scrittore maledetto, diventato famoso come protagonista del romanzo di Carrére, vede ancora sangue e morte nel futuro dell'Ucraina dell'Est.
Crede che Putin non sia in grado di controllare i cosiddetti ribelli del Donbass?
"E' evidente che non li controlla. Per esempio aveva chiesto loro di non fare il referendum dell'11 maggio. E lo hanno fatto lo stesso. Se adesso dovesse chiedere di deporre le armi riceverebbe la stessa risposta: un cortese rifiuto. D'altra parte non controllava nemmeno la gente di Crimea".
In Crimea c'erano i soldati russi, tutto sembrava organizzato a dovere.
"Macché. Putin non aveva alcuna intenzione di annettersi la Crimea. Poi la situazione gli ha preso la mano e, inconsapevolmente, ha guadagnato una popolarità insperata presso la popolazione. Ma ora deve stare attento".
Attento a cosa?
"I russi hanno apprezzato la difesa della gente di Crimea. Non gli perdonerebbe un eventuale abbandono dei nostri compatrioti che lottano in Ucraina".
Ma pensa che Putin abbia davvero intenzione di mollare la presa sul Donbass?
"Certo non avrebbe dovuto incontrare Poroshenko. Si è fatto intortare da Hollande e dalla Merkel. A un tipo come Poroshenko avrebbe dovuto dire: "Non ti voglio vedere, cane sanguinario". Invece con quella stretta di mano ha offeso la dignità dei cittadini russi".
Va bene che la provocazione è il suo mestiere, ma non le sembra di esagerare?
"Ma perché dovremmo fidarci di un personaggio come Poroshenko? Ha ordinato un'offensiva che sta massacrando i civili e sta continuando anche adesso mentre parliamo. Voleva farlo in poche ore, poi dopo qualche batosta militare ha rallentato il ritmo. Ma non intende fermarsi".
Anche lui ha il suo problema con gli estremisti neonazisti che tuttora presidiano la Majdan di Kiev.
"Sono stati loro a fare tutto questo disastro. Poroshenko è un personaggio di secondo piano messo lì con elezioni fasulle solo per calmare quei criminali. Ma non conta niente. Vedrete che entro un anno lo cacceranno".
E i russi di Ucraina?
"Loro non ci stanno. Si stanno comportando da eroi e continueranno a difendersi da un regime imposto con un colpo di Stato. Spero solo che Putin non li lasci soli".
Crede che Putin non sia in grado di controllare i cosiddetti ribelli del Donbass?
"E' evidente che non li controlla. Per esempio aveva chiesto loro di non fare il referendum dell'11 maggio. E lo hanno fatto lo stesso. Se adesso dovesse chiedere di deporre le armi riceverebbe la stessa risposta: un cortese rifiuto. D'altra parte non controllava nemmeno la gente di Crimea".
In Crimea c'erano i soldati russi, tutto sembrava organizzato a dovere.
"Macché. Putin non aveva alcuna intenzione di annettersi la Crimea. Poi la situazione gli ha preso la mano e, inconsapevolmente, ha guadagnato una popolarità insperata presso la popolazione. Ma ora deve stare attento".
Attento a cosa?
"I russi hanno apprezzato la difesa della gente di Crimea. Non gli perdonerebbe un eventuale abbandono dei nostri compatrioti che lottano in Ucraina".
Ma pensa che Putin abbia davvero intenzione di mollare la presa sul Donbass?
"Certo non avrebbe dovuto incontrare Poroshenko. Si è fatto intortare da Hollande e dalla Merkel. A un tipo come Poroshenko avrebbe dovuto dire: "Non ti voglio vedere, cane sanguinario". Invece con quella stretta di mano ha offeso la dignità dei cittadini russi".
Va bene che la provocazione è il suo mestiere, ma non le sembra di esagerare?
"Ma perché dovremmo fidarci di un personaggio come Poroshenko? Ha ordinato un'offensiva che sta massacrando i civili e sta continuando anche adesso mentre parliamo. Voleva farlo in poche ore, poi dopo qualche batosta militare ha rallentato il ritmo. Ma non intende fermarsi".
Anche lui ha il suo problema con gli estremisti neonazisti che tuttora presidiano la Majdan di Kiev.
"Sono stati loro a fare tutto questo disastro. Poroshenko è un personaggio di secondo piano messo lì con elezioni fasulle solo per calmare quei criminali. Ma non conta niente. Vedrete che entro un anno lo cacceranno".
E i russi di Ucraina?
"Loro non ci stanno. Si stanno comportando da eroi e continueranno a difendersi da un regime imposto con un colpo di Stato. Spero solo che Putin non li lasci soli".