TEHERAN - L'Iran potrebbe rompere uno storico tabù e agire insieme agli Stati Uniti per soccorrere gli sciiti in Iraq minacciati dall'avanzata delle milizie sunnite filo-al Qaeda. Teheran non esclude infatti la possibilità di collaborare con gli Stati Uniti sulla crisi in Iraq. Lo ha detto il presidente iraniano Hassan Rouhani. "Se gli Stati Uniti interverranno contro i gruppi terroristi, possiamo pensare" a una collaborazione "ma fino adesso da parte di Washington non c'è stata nessuna azione", ha detto il presidente. L'Iran ha inviato 2.000 soldati in Iraq nelle ultime 48 ore per aiutare il governo di Baghdad a fronteggiare i jihadisti. In particolare, 1.500 basiji, milizie volontarie controllate dai pasdaran, hanno attraversato il confine nella provincia di Diyala, nell'Iraq centrale, altri 500 nella provincia di Wasit, nel sud-est. Mentre un sostegno arriverà da una portaerei americana che andrà nel Golfo Persico per essere pronta nel caso fosse richiesto un intervento militare in Iraq. Lo ha ordinato il segretario alla Difesa, Chuck Hagel.
In serata un tragico errore delle forze aeree irachene destinato ad alzare la tensione fra la regione autonoma del Kurdistan e il governo. Sette combattenti curdi sono stati uccisi per errore in un raid di aerei da guerra del governo iracheno nella provincia di Diyala, a nord-est di Baghdad.
Le forze di sicurezza irachene hanno riconquistato una città a nord di Baghdad, frenando l'avanzata degli jihadisti verso la capitale. Si tratta di Ishaqi, nella provincia Salaheddin, uno dei punti più vicini a Baghdad raggiunto dai miliziani qaedisti. Nella città riconquistata le forze di sicurezza hanno trovato i cadaveri carbonizzati di 12 poliziotti. I governativi hanno riconquistato anche l'area di Muatassam, nella stessa provincia, mentre venerdì notte gli jihadisti erano stati cacciati da un'altra città, Dhuluiyah, secondo quanto riferito da testimoni. Le forze di sicurezza inoltre, con l'aiuto delle milizie tribali della zona di Balad, hanno ripreso il controllo della stazione di polizia di Jaweziriyat, nei dintorni di Tikrit, finita venerdì nelle mani delle milizie islamiche.
Elevato il livello della sicurezza a Baghdad in vista del possibile arrivo delle milizie dello Stato islamico di Iraq e Siria (Isis). La polizia e l'esercito si stanno coordinando con i volontari delle milizie popolari, e in particolare con quelli delle brigate Hezbollah e delle Bande della gente della verità, altra formazione sciita. Non si vedono invece al momento per le strade le milizie legate all'imam Moqtada al Sadr.
Dopo la rotta dell'esercito iracheno nel nord del Paese davanti all'avanzata dei miliziani jihadisti, il primo ministro Nuri al Maliki ha minacciato la pena di morte per i disertori. Poi ha riferito che sono in arrivo volontari che permetteranno all'esercito iracheno di sconfiggere i miliziani. "Samarra non sarà l'ultima linea della difesa, ma un punto di incontro e una rampa di lancio", ha detto Maliki parlando a un centinaio di chilometri da Baghdad e sulla strada per Mosul, caduta martedì nelle mani dell'Isil. "Nelle prossime ore arriveranno volontari per sostenere le forze della sicurezza nella loro guerra contro le bande dell'Isil. Per loro questo è l'inizio della fine", ha aggiunto Maliki in un discorso trasmesso dalla televisione di stato.
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Ieri la massima autorità sciita irachena, il Grande Ayatollah Ali al-Sistani, durante la preghiera del venerdì aveva esortato a imbracciare le armi contro i terroristi sunniti dell'Isil. Oggi il rappresentante dell'Onu in Iraq, Nickolay Mladenov, ha definito "una tragedia umana" quel che sta accadendo in Iraq e stima in quasi un milione di persone il numero di coloro che hanno lasciato le loro case, in fuga dalle violenze, e sono adesso sfollati all'interno del Paese. Mladenov ha aggiunto che lo scontro tra i jihadisti sunniti, guidati dallo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante, e il governo di Baghdad, comporta "una grave minaccia per la sovranità e l'integrità del Paese".
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Il presidente Rohani non esclude un'azione comune con il nemico storico nel caso di un intervento "contro i gruppi terroristi" sunniti che stanno avanzando in territorio iracheno. E invia 2.000 soldati. Forze sicurezza frenano avanzata jiahista a nord di Baghdad. Onu: "Un milione di sfollati all'interno del Paese"