MADRID - Felipe VI ha giurato fedeltà alla Costituzione come nuovo re di Spagna durante una cerimonia nel Parlamento di Madrid. Dopo il giuramento, salutato dai "viva il re, viva la Spagna!" dei parlamentari spagnoli, l'atteso primo discorso del sovrano, il messaggio che annuncia le sue linee programmatiche.
"Inizio il mio regno con una profonda emozione per l'onore che presuppone ricevere la corona - esordisce Felipe -. Giuro di assolvere fedelmente alle mie funzioni, di rispettare e far rispettare la Costituzione e le leggi, di rispettare i diritti dei cittadini e delle regioni autonome. La mia fedeltà alla Costituzione è un valore irrinunciabile, saprò onorare il mio giuramento".
Il nuovo re rimarca come la monarchia debba essere "simbolo dell'unità dello Stato" e contribuire "alla stabilità e la convivenza". Una corona, dice il successore di Juan Carlos, che deve sapersi guadagnare "l'affetto, il rispetto e la fiducia dei cittadini" e mostrare "trasparenza" per garantirsi la necessaria "autorità morale". Felipe VI spiega di voler assicurare "l'unità e la diversità" della Spagna, non dimentica le vittime del terrorismo come le difficoltà dei cittadini "colpiti dal rigore della crisi economica".
E parla di una "monarchia rinnovata per un tempo nuovo". "Noi vogliamo una Spagna in cui ogni cittadino ritrovi la fiducia nelle istituzioni e dove tutti i modi di sentirsi spagnoli abbiano il proprio posto" sottolinea nel suo discorso il nuovo re, rispondendo agli scandali che hanno messo in dubbio il senso stesso della monarchia assicurando che seguirà "una condotta integra, onesta e trasparente".
Infine, Felipe VI rende omaggio al padre Juan Carlos e al ruolo svolto dal vecchio re nella "riconciliazione degli spagnoli" dopo la fine della dittatura franchista: "Un regno eccezionale diventa oggi parte della nostra storia - osserva Felipe VI con solennità -, con un'eredità straordinaria".
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Un discorso, dunque, che asseconda le attese per un nuovo re chiamato non tanto a ringiovanire il volto di una monarchia segnata dagli scandali che hanno indotto Juan Carlos ad abdicare e gli spagnoli a interrogarsi sulla irrinunciabilità alla corona, quanto ad armonizzarla con il sentimento di un Paese duramente colpito dalla crisi economica e teso dalle spinte separatiste basche e catalane.
Tecnicamente, Felipe VI di Borbone, 46 anni, è diventato il nuovo re di Spagna allo scoccare della mezzanotte, succedendo al padre Juan Carlos che ieri, all'età di 76 anni, ha firmato la sua abdicazione dopo 39 anni di regno. Nel giorno dell'investitura di Felipe VI, Madrid si risveglia blindata. Dalle prime ore dell'alba scatta il dispositivo di sicurezza che prevede un agente ogni cinque metri lungo il percorso che separa, nel centro della capitale, il Palazzo Reale dal Congresso, dove Felipe VI giura e viene proclamato re dai deputati delle Cortes generali riunite in sessione solenne.
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Primo atto della prima giornata da re di Felipe al Palazzo reale nel complesso della Zarzuela, dove nellaSala des Reyes riceve dalle mani di Juan Carlos la fusciacca di capitano generale dell'esercito, che dà il via alla cerimonia della sua proclamazione a re di Spagna. Visibilmente emozionato, in alta uniforme militare per il suo personale passo d'addio, Juan Carlos lega alla vita del figlio la fascia di seta rossa di capitano generale degli eserciti di aria, terra e mare, alla presenza della famiglia reale e di alti responsabili militari.
Secondo atto in Parlamento, dove l'arrivo dei nuovi monarchi Felipe VI e Letizia, con le infante Leonor, la più giovane erede al trono d'Europa, e Sofia, è salutato dall'inno nazionale e dagli onori, mentre dalla folla si levano, assieme a tanti "Viva Felipe!", anche slogan e grida a favore della Repubblica, espressione di quella buona parte della popolazione che chiede con forza un referendum per voltare definitivamente le spalle alla monarchia.
Lungo il percorso è vietato esporre simboli o bandiere repubblicane. Divieto sfidato dai giovani del partito indipendentista eco-socialista catalano Izquierda Catalunya Vers: mentre il nuovo re tiene il suo discorso in Parlamento, coprono l'obelisco della piazza Juan Carlos I con la bandiera repubblicana.
Alla cerimonia non assiste nessun membro delle case reali europee. In Parlamento non c'è neanche Juan Carlos: il vecchio sovrano non vuole rubare la scena a Felipe nel momento della sua investitura. Presente alla proclamazione di Felipe VI invece la madre Sofia. Assente anche la sorella di Felipe, Cristina, secondogenita di Juan Carlos e Sofia, che da quando è stata imputata nel caso Noos, che vede il marito Inaki Urdangarin accusato di appropriazione di fondi pubblici, è stata cancellata da ogni atto ufficiale della corona.
Dopo il giuramento in Parlamento, re Felipe VI e la neo regina Letizia tornano nel complesso reale della Zarzuela seguiti da un corteo di auto. Assiepati nel parco sotto il Palazzo reale, migliaia di madrileni, in attesa che re e regina si affaccino dal balcone. Davanti alla folla, la regina Letizia bacia Felipe VI e le bambine Leonor e Sofia. Subito dopo sul balcone fanno la loro comparsa i sovrani uscenti, Juan Carlos e Sofia.
Una volta rientrato nel Palazzo, e uscito definitivamente di scena, Juan Carlos dovrà fronteggiare il ritorno alla carica del barista 58enne di Barcellona che da anni afferma di essere il suo vero primogenito, mai riconosciuto.
"Visto che Juan Carlos non ha più l'immunità, il mio avvocato lunedì presenterà un allegato alla nostra istanza di riconoscimento depositata presso il tribunale di Madrid", ha annunciato Albert Sola Jimenez, intervistato dal Giornale Radio Rai. Obiettivo, la prova del Dna a cui Juan Carlos si è sino ad oggi sottratto perché schermato dietro il privilegio monarchico.
"Sono sicuro che l'esame si farà ma la verità la conosco già", ha dichiarato Jimenez, "me l'ha detta un giudice di Barcellona nel 2011. E poi c'è già un test del Dna che mi fecero fare e servizi segreti militari nel 2007 e che non abbiamo ancora reso pubblico".
"Inizio il mio regno con una profonda emozione per l'onore che presuppone ricevere la corona - esordisce Felipe -. Giuro di assolvere fedelmente alle mie funzioni, di rispettare e far rispettare la Costituzione e le leggi, di rispettare i diritti dei cittadini e delle regioni autonome. La mia fedeltà alla Costituzione è un valore irrinunciabile, saprò onorare il mio giuramento".
Il nuovo re rimarca come la monarchia debba essere "simbolo dell'unità dello Stato" e contribuire "alla stabilità e la convivenza". Una corona, dice il successore di Juan Carlos, che deve sapersi guadagnare "l'affetto, il rispetto e la fiducia dei cittadini" e mostrare "trasparenza" per garantirsi la necessaria "autorità morale". Felipe VI spiega di voler assicurare "l'unità e la diversità" della Spagna, non dimentica le vittime del terrorismo come le difficoltà dei cittadini "colpiti dal rigore della crisi economica".
E parla di una "monarchia rinnovata per un tempo nuovo". "Noi vogliamo una Spagna in cui ogni cittadino ritrovi la fiducia nelle istituzioni e dove tutti i modi di sentirsi spagnoli abbiano il proprio posto" sottolinea nel suo discorso il nuovo re, rispondendo agli scandali che hanno messo in dubbio il senso stesso della monarchia assicurando che seguirà "una condotta integra, onesta e trasparente".
Infine, Felipe VI rende omaggio al padre Juan Carlos e al ruolo svolto dal vecchio re nella "riconciliazione degli spagnoli" dopo la fine della dittatura franchista: "Un regno eccezionale diventa oggi parte della nostra storia - osserva Felipe VI con solennità -, con un'eredità straordinaria".
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Un discorso, dunque, che asseconda le attese per un nuovo re chiamato non tanto a ringiovanire il volto di una monarchia segnata dagli scandali che hanno indotto Juan Carlos ad abdicare e gli spagnoli a interrogarsi sulla irrinunciabilità alla corona, quanto ad armonizzarla con il sentimento di un Paese duramente colpito dalla crisi economica e teso dalle spinte separatiste basche e catalane.
Tecnicamente, Felipe VI di Borbone, 46 anni, è diventato il nuovo re di Spagna allo scoccare della mezzanotte, succedendo al padre Juan Carlos che ieri, all'età di 76 anni, ha firmato la sua abdicazione dopo 39 anni di regno. Nel giorno dell'investitura di Felipe VI, Madrid si risveglia blindata. Dalle prime ore dell'alba scatta il dispositivo di sicurezza che prevede un agente ogni cinque metri lungo il percorso che separa, nel centro della capitale, il Palazzo Reale dal Congresso, dove Felipe VI giura e viene proclamato re dai deputati delle Cortes generali riunite in sessione solenne.
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Primo atto della prima giornata da re di Felipe al Palazzo reale nel complesso della Zarzuela, dove nellaSala des Reyes riceve dalle mani di Juan Carlos la fusciacca di capitano generale dell'esercito, che dà il via alla cerimonia della sua proclamazione a re di Spagna. Visibilmente emozionato, in alta uniforme militare per il suo personale passo d'addio, Juan Carlos lega alla vita del figlio la fascia di seta rossa di capitano generale degli eserciti di aria, terra e mare, alla presenza della famiglia reale e di alti responsabili militari.
Secondo atto in Parlamento, dove l'arrivo dei nuovi monarchi Felipe VI e Letizia, con le infante Leonor, la più giovane erede al trono d'Europa, e Sofia, è salutato dall'inno nazionale e dagli onori, mentre dalla folla si levano, assieme a tanti "Viva Felipe!", anche slogan e grida a favore della Repubblica, espressione di quella buona parte della popolazione che chiede con forza un referendum per voltare definitivamente le spalle alla monarchia.
Lungo il percorso è vietato esporre simboli o bandiere repubblicane. Divieto sfidato dai giovani del partito indipendentista eco-socialista catalano Izquierda Catalunya Vers: mentre il nuovo re tiene il suo discorso in Parlamento, coprono l'obelisco della piazza Juan Carlos I con la bandiera repubblicana.
Alla cerimonia non assiste nessun membro delle case reali europee. In Parlamento non c'è neanche Juan Carlos: il vecchio sovrano non vuole rubare la scena a Felipe nel momento della sua investitura. Presente alla proclamazione di Felipe VI invece la madre Sofia. Assente anche la sorella di Felipe, Cristina, secondogenita di Juan Carlos e Sofia, che da quando è stata imputata nel caso Noos, che vede il marito Inaki Urdangarin accusato di appropriazione di fondi pubblici, è stata cancellata da ogni atto ufficiale della corona.
Dopo il giuramento in Parlamento, re Felipe VI e la neo regina Letizia tornano nel complesso reale della Zarzuela seguiti da un corteo di auto. Assiepati nel parco sotto il Palazzo reale, migliaia di madrileni, in attesa che re e regina si affaccino dal balcone. Davanti alla folla, la regina Letizia bacia Felipe VI e le bambine Leonor e Sofia. Subito dopo sul balcone fanno la loro comparsa i sovrani uscenti, Juan Carlos e Sofia.
Una volta rientrato nel Palazzo, e uscito definitivamente di scena, Juan Carlos dovrà fronteggiare il ritorno alla carica del barista 58enne di Barcellona che da anni afferma di essere il suo vero primogenito, mai riconosciuto.
"Visto che Juan Carlos non ha più l'immunità, il mio avvocato lunedì presenterà un allegato alla nostra istanza di riconoscimento depositata presso il tribunale di Madrid", ha annunciato Albert Sola Jimenez, intervistato dal Giornale Radio Rai. Obiettivo, la prova del Dna a cui Juan Carlos si è sino ad oggi sottratto perché schermato dietro il privilegio monarchico.
"Sono sicuro che l'esame si farà ma la verità la conosco già", ha dichiarato Jimenez, "me l'ha detta un giudice di Barcellona nel 2011. E poi c'è già un test del Dna che mi fecero fare e servizi segreti militari nel 2007 e che non abbiamo ancora reso pubblico".