Esteri

Papa contro la tortura: "E' peccato mortale". All'Angelus fratello di Orlandi

(ansa)
La condanna del Papa nella giornata dedicata dalle Nazioni Unite alle vittime di tortura. E intanto un gruppo di persone manifesta in piazza San Pietro nel 31esimo anniversario del rapimento della ragazza. Ma Francesco non ne parla. La delusione del fratello
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CITTÀ DEL VATICANO - "Torturare le persone è un peccato mortale, è un peccato molto grave". Reduce dal viaggio in Calabria - che passerà alla storia per la scomunica pronunciata nei confronti dei mafiosi - Francesco ha ricordato all'Angelus "la Giornata delle Nazioni Unite per le vittime della tortura che ricorre il 26 giugno. Ma il Papa non si limita alla denuncia e chiede alla Chiesa di darsi da fare, di non stare alla finestra. "Invito i cristiani - ha detto Francesco - ad impegnarsi per collaborare alla sua abolizione e sostenere le vittime e i loro familiari". Bergoglio dunque avverte che certe forme di male rischiano di allontanare per sempre da Dio. Lo stesso principio per cui, dalla piana di Sibari, aveva lanciato il suo anatema contro i mafiosi.

Il Papa ha poi invitato ad amare chi non ci ama. "Diventiamo capaci di amare anche chi non ci ama, è questo è davvero difficile. Di opporci al male con il bene, di perdonare, di condividere, di accogliere. Grazie a Gesù e al suo Spirito, anche la nostra vita diventa 'pane spezzato' per i nostri fratelli. E vivendo così scopriamo la vera gioia! La gioia di farsi dono, per ricambiare il grande dono che noi per primi abbiamo ricevuto, senza nostro merito".

All'Angelus era presente anche Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela. La ragazza, figlia di un dipendente vaticano, è scomparsa nel nulla esattamente trentuno anni. Oggi per ricordare la vicenda, che resta senza soluzione, un gruppo di persone era presente in piazza san Pietro. In prima fila il fratello, Pietro Orlandi, che da anni è alla ricerca della verità sul caso. Ad annunciare la manifestazione tanti volantini, con il volto sorridente di Emanuela, da giorni affissi in tutta la zona intorno al Vaticano "nella speranza che Papa Francesco - si legge nell'appello - possa portare la luce in questo doloroso cammino verso la verità illuminando le coscienze di chi sa". Francesco però non ha ricordato la ragazza. "Il silenzio del Papa è stato pesantissimo. Credo che Emanuela meritasse una sua preghiera, un ricordo", ha detto deluso il fratello.