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Iraq, si combatte per la raffineria di Bajii. Caccia siriani bombardano Isis

(afp)
Gli jihadisti hanno occupato per alcune ore l'impianto più importante del Paese. Kerry nel Kurdistan per convincere i leader curdi a far parte di un nuovo governo iracheno ed evitare che chiedano indipendenza. L'Iran invia caccia a Bagdad
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BAGDAD - È sempre alta la tensione in Iraq dove per alcune ore i ribelli sunniti dell'Isis (Stato islamico dell'Iraq e della Siria, o del Levante) hanno preso il controllo della più importante raffineria del Paese, quella di Bajii. Dopo un lungo combattimento, l'esercito ne ha irpeso in controllo. 

"Possiamo affermare che la raffineria è ora sotto il controllo completo delle forze di sicurezza - ha affermato il generale Qassem Atta al-Moussawi - ci sono stati tentativi da parte dei nemici di attaccare le nostre truppe tra ieri e oggi, ma il nostro esercito è riuscito ad affrontarli". Su varie zone della città sono in corso attacchi aerei, che sono costati la vita ad almeno diciannove persone.

Giallo su bombardamento droni Usa al confine con la Siria
. Intanto si era diffusa la notizia che droni Usa avessero bombardato obiettivi Isis al confine con la Siria, ma il Pentagono ha smentito: "Le voci oggi sui media che droni Usa hanno …
BAGDAD - È sempre alta la tensione in Iraq dove per alcune ore i ribelli sunniti dell'Isis (Stato islamico dell'Iraq e della Siria, o del Levante) hanno preso il controllo della più importante raffineria del Paese, quella di Bajii. Dopo un lungo combattimento, l'esercito ne ha irpeso in controllo. 

"Possiamo affermare che la raffineria è ora sotto il controllo completo delle forze di sicurezza - ha affermato il generale Qassem Atta al-Moussawi - ci sono stati tentativi da parte dei nemici di attaccare le nostre truppe tra ieri e oggi, ma il nostro esercito è riuscito ad affrontarli". Su varie zone della città sono in corso attacchi aerei, che sono costati la vita ad almeno diciannove persone.

Giallo su bombardamento droni Usa al confine con la Siria
. Intanto si era diffusa la notizia che droni Usa avessero bombardato obiettivi Isis al confine con la Siria, ma il Pentagono ha smentito: "Le voci oggi sui media che droni Usa hanno colpito obiettivi dell'Isis in Iraq non sono vere", ha affermato in un tweet il portavoce del Pentagono, ammiraglio John Kirby.

Più tardi la tv panaraba al-Arabiya ha detto che a compiere l'attacco contro postazioni di miliziani qaedisti a ridosso del confine siro-iracheno sono stati aerei del regime siriano.

Il tutto mentre il segretario di Stato Usa John Kerry prosegue la sua visita nella regione alla ricerca di una sempre più difficile soluzione della crisi. Washington ha promesso "forte sostegno" all'Iraq dinanzi all'offensiva degli insorti sunniti, ma resta il nodo della composizione di un governo "inclusivo" delle varie etnie locali, e del ruolo controverso che svolge in questo senso il primo ministro sciita Nouri al-Maliki.

Kerry in Kurdistan.
Oggi il segretario di Stato Usa John Kerry è nel Kurdistan iracheno per esortare i suoi leader a non ritirarsi dal processo politico a Bagdad, dopo la conquista di Kirkuk. I combattenti peshmerga, la forza di sicurezza dei curdi nella regione autonoma nel nord, hanno preso il controllo di Kirkuk lo scorso 12 giugno, dopo che l'esercito iracheno ha lasciato le sue posizioni in seguito agli attacchi dei militanti sunniti dello Stato islamico nell'Iraq e nel Levante.

Nell'equilibrio tra etnie, la presa di Kirkuk avrà un peso non indifferente. I curdi infatti considerano Kirkuk la loro capitale storica, anche se si trova appena fuori dalla regione autonoma. La città inoltre ha enormi riserve di petrolio e i ricavi ottenuti dalle raffinerie potrebbero di gran lunga sorpassare qualsiasi budget offerto da Bagdad, spingendo così la regione verso un percorso per arriare ad uno stato pienamente indipendente.

Ma Kerry, che è in tour in Medio Oriente per discutere della crisi in Iraq, spera di convincere i leader curdi a far parte di un nuovo governo iracheno dove possano assumere una posizione importante. "Siamo di fronte a una nuova realtà e a un nuovo Iraq", ha detto il presidente della regione del Kurdistan, Massoud Barzani, incontrando il segretario di Stato Usa.

Barzani ha detto a Kerry che i curdi stanno "cercando una soluzione per la crisi alla quale assistiamo". All'inizio del loro incontro privato, durato un'ora, il segretario di Stato Usa ha detto che le forze di sicurezza curde note come peshmerga sono "davvero fondamentali" per aiutare a contenere l'avanzata dei militanti dello Stato Islamico dell'Iraq. "È un momento molto critico per l'Iraq, e la sfida della formazione del governo è la sfida centrale che abbiamo di fronte", ha detto Kerry.

Onu: oltre 1.000 morti in 17 giorni. L'Alto Commissariato dell'Onu per i diritti umani ha denunciato che oltre mille persone sono state uccise in Iraq tra il 5 e il 22 giugno in varie regioni del Paese, la maggior parte civili. A maggio oltre 900 persone avevano trovato la morte, sempre secondo fonti delle Nazioni Unite. "Almeno 757 civili sono stati uccisi e 599 feriti nelle province di Ninive, Diyala e Salaheddine tra il 5 e il 22 giugno, mentre almeno altre 318 hanno trovato la morte e 590 sono state ferite, sempre nello stesso periodo a Baghdad e nelle regioni del sud", ha precisato Rupert Colville, portavoce dell'Alto Commissariato. "Continuano anche i rapimenti nelle province del nord del Paese e a Baghdad", ha aggiunto la stessa fonte.

Iran consegna a Iraq 88 caccia. L'Iran ha consegnato al  governo iracheno 88 caccia russi Sukhoi per combattere i jihadisti. Lo ha riferito una fonte della sicurezza irachena, citata dal sito d'informazione Iraqi News, precisando che gli aerei da guerra russi sono arrivati nella base militare Imam Ali a Nassiriya, nella provincia di Dhi Qar. La fonte, che ha preferito restare anonima, ha indicato che questi aerei "saranno equipaggiati con armi sofisticate e saranno utilizzati nei combattimenti contro i terroristi dello Stato Islamico".

Nei giorni scorsi il presidente iraniano, Hassan Rohani, ha assicurato al premier iracheno, lo sciita Nuri al-Maliki, che il suo governo garantirà "pieno sostegno" a Baghdad nella battaglia contro l'Isis e che farà il massimo per "combattere i massacri e i crimini dei terroristi".